giovedì 27 aprile 2023

Recensione UN AUTUNNO D'AGOSTO di Agnese Pini - Ed. Chiarelettere -







UN AUTUNNO D'AGOSTO

Agnese Pini

Ed. Chiarelettere

Genere Grandi inchieste                                                  Collana Narrazioni Chiarelettere

Pag. 256

Formato Brossura con alette

€ 18

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Agnese Pini (Carrara, 1985), giornalista, da agosto 2019 è direttrice de “La Nazione”, prima donna ad aver ricoperto questo ruolo in oltre 160 anni di storia del quotidiano. 

Da luglio 2022 ha assunto anche la direzione de “il Resto del Carlino”, “Il Giorno” e “Quotidiano Nazionale”. 

"UN AUTUNNO D'AGOSTO" è il suo primo libro.


TRAMA

Estate 1944. 

Lungo la Linea gotica che da Massa Carrara si snoda, per 300 km, fino alla provincia adriatica di Pesaro-Urbino, si combatte la parte più cruenta della guerra in Italia, causa di una serie di eccidi brutali, compiuti dai nazifascisti. 

A San Terenzo Monti, paesino di poche centinaia di abitanti, arroccato sugli irti colli tra Liguria, Emilia e Toscana, vengono uccise senza pietà e a tradimento, 159 persone, soprattutto donne e bambini, brutalmente crivellati dal fuoco nemico, col macabro e beffardo  sottofondo del suono di un organetto. 

Scavando nella storia della sua famiglia, con una scrittura intensa e delicata, Agnese riporta in vita una parte di personaggi che hanno vissuto su quelle colline il periodo più buio della storia italiana, persone dai tratti quasi romanzeschi proprio per la forza e l'umanità della sua narrazione. 

Agnese Pini ha scritto un importante romanzo civile, plasmato nel respiro universale dell'inchiesta-racconto che parla di noi e del presente. 

“Una storia così” dice l'autrice “lascia un segno indelebile nelle famiglie che l'hanno subita, e appartiene a tutti i sopravvissuti e ai figli dei sopravvissuti. È una storia di umanità e amore perché, soprattutto nei momenti in cui vita e morte sono così vicine, l'umanità e l'amore escono più forti che mai. 

L'ho sentita raccontare fin da quando ero piccola: la raccontavano mia nonna, mia madre, mia zia (nella foto di copertina), ma per molto tempo ho pensato che fosse un capitolo ormai chiuso della storia d'Italia e della mia storia personale. 

Grazie anche al lavoro che faccio, ho capito invece che quel capitolo era tutt'altro che chiuso, che lì si nascondono gli istinti più inconfessabili di ciò che possiamo ancora essere. L'ho capito con la guerra in Ucraina, vedendo come certi orrori si perpetuino sempre identici al di là delle latitudini e degli anni. 

E l'ho capito perché nel nostro paese c'è un periodo, il ventennio fascista, che ancora non riusciamo a guardare con una memoria davvero condivisa. La storia raccontata in questo libro può diventare allora un'occasione per tornare a ciò che siamo stati con una consapevolezza nuova. Del resto la resistenza civile di un paese si può tenere viva solo restituendo verità e dignità al destino degli ultimi. 

Questo è un libro sugli ultimi ed è a loro che è dedicato, perché su di loro si è costruita l'ossatura forte e imperfetta di tutto il nostro presente, dunque anche del mio”.


IMPRESSIONI


Cimitero di San Terenzo Monti, epitaffio della stele dedicata ai martiri dell'eccidio - foto personale

Amici della Valigia buongiorno,  la recensione di oggi è tratta dall'inchiesta biografica "UN AUTUNNO D'AGOSTO" di Agnese Pini, edito da Chiarelettere. 
Il 25 aprile, zaino in spalla, col supporto della mia amica Martina, ho deciso di percorrere la Via della Resistenza che ci ha portate a San Terenzo Monti, ripercorrendo i passi dell'autrice.
Agnese Pini è una mia conterranea, con un passato importante e duro da "digerire" ancora oggi. 
Un passato talmente radicato e presente, che ha deciso di farlo conoscere a più persone possibili, in modo tale che il sacrificio dei martiri di San Terenzo Monti diventasse un monito per non dimenticare mai più gli stessi orribili crimini di un tempo.

La storia di San Terenzo Monti è legata a quella di San Terenzo Mare per la leggenda del Vescovo di Luni Terenzio.
Il Vescovo, approdato dalla Scozia a Portiolo di Lerici avrebbe dovuto recarsi a Roma, ma non vi arrivò mai, decidendo di vivere in povertà a Portiolo e dedicandosi alla fede e alla pesca.
Venne poi trucidato in un agguato teso dai suoi servi. Fu caricato su un carro trainato da due buoi e lasciato in balia degli eventi. Il carro, senza guida, si inerpicò sulle mulattiere, attraversando le colline lericine per arrivare fino al torrente Bardine sul confine montanaro di Liguria, Emilia e Toscana: la Lunigiana, terra della Luna.
Lungo le sponde del Bardine, i buoi morirono e, in quel luogo, nel 728 venne eretta la chiesa di un paese che prenderà il nome di San Terenzo Monti.
Gli abitanti di Portiolo, non avendo più le sacre spoglie del Santo a cui rendere omaggio, decisero quindi di cambiare il nome di Portiolo in San Terenzo che guarda il mare, oggi San Terenzo (Mare).
Questa storia è raccontata nei primi capitoli del libro di Agnese, di origine santerenzina (San Terenzo Monti) per parte di madre. A raccontarla è l'amico Roberto Oligeri, delegato alla Memoria del Comune di Fivizzano e nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca, figlio dell'oste del paese Mario Oligeri, un uomo che ha lasciato il segno nella storia, sacrificando sé stesso e parte della sua famiglia sfamando Reder e il Monco, per cercare di salvare il paese.

Salumeria Oligeri, ai tempi Osteria di Mario. Al piano terra c'era l'emporio e al piano superiore l'Osteria - foto personale -


Lo vedevo, e mi sembrava quasi di sentirlo Mario Oligeri, con il suo viso buono, amichevole, contratto dal terrore di quei momenti interminabili dell'assedio in Osteria, mentre aiutava a mettersi in salvo nei boschi sottostanti la sua cameriera Emma, presa di mira dai loschi tirapiedi di Reder.
Oggi l'antica Osteria Oligeri non c'è più, è rimasta la salumeria, quella che, ai tempi, era l'emporio sito all'entrata del paese.
Davanti alla sua insegna, la mente altro non può che ripercorrere il tempo a ritroso, come fosse una pellicola in bianco e nero dell'Istituto Luce.
Mario, aiutato dalla vecchia Adalgisa, intento a cucinare i sei polli da servire ai tedeschi. La preoccupazione sui volti della giovane Emma e di Adalgisa, nell'apprendere che i sei polli, molto difficili da reperire in quel periodo, erano diventati sette.
Erano le undici e trenta del 19 agosto, l'aria resa irrespirabile dall'afa e dal terrore dello scricchiolio prodotto dalla maschinenpistolen impugnata dal sottufficiale Paul Albers.
La voce di Reder, impastata dal vino, quello buono, messo in fresco da Mario, che da il via a procedere in quell'istante all'esecuzione di massa dei rifugiati a Valla.

<< "Centosessanta" aveva detto. E gli era bastato quel numero, non aveva dovuto aggiungere altro. Reder aveva annuito ... >>

Luni, zona della villa quartier generale di Reder - foto da Google Maps -

Mille voci e immagini mi rimbombavano per la mente non mi davano pace, mentre le lacrime trattenute a stento mi chiudevano la gola alla luce dell'agghiacciante scoperta che, a Luni (all'epoca Comune di Ortonovo, oggi Luni), a pochi metri da casa mia c'è una villa che al tempo dei fatti, era stata assediata dalle SS, diventando quartier generale di Reder e del Monco.
In una di quelle stanze, nell'ufficio di Reder, la sera del 17 agosto 1944, alle otto in punto, Helmut Looß entrò a colloquio con Reder e, tra le volute di fumo del maggiore, pianificarono data e luogo del massacro.
Storia sepolta nei ricordi, smarriti, dei miei concittadini, dei miei bisnonni e nonni. Storia che nessuno ha mai raccontato fino in fondo. Forse per dimenticare, per non ridare linfa vitale ai fantasmi di un passato così atroce.

Il racconto della Pini e di Oligeri prosegue quasi come un romanzo, ridando voce ai martiri dell'eccidio di Bardine e San Terenzo, attraverso le voci della sua famiglia e dei loro compaesani, alcuni riusciti a scampare la ferina esecuzione.

<< Sarebbero andati a Valla la mattina dopo. Palmira non aveva detto neppure una parola, era rimasta in silenzio a sentire le decisioni della nuora e della Lea, e non aveva replicato nulla. Non aveva nemmeno annuito. Eppure sentiva dentro un'angoscia che le pesava sul petto come un mattone, non era affatto convinta che Valla fosse la scelta giusta, che la grande fattoria dei Cecchini sarebbe stata un posto buono per nascondersi. >>


Stele eretta al ponte di Bardine in memoria del gruppo partigiano "Ulivi" e dei ragazzi versiliesi - foto personale -

San Terenzo Monti, 13 agosto 1944, presso il ponte di Bardine, un gruppo di partigiani chiamato "Ulivi" capitanati da Alessandro Brucellaria "Memo", facente parte della Brigata partigiana Ugo Muccini guidata dal maggiore Alfredo Contri, riuscì a spuntarla su 17 soldati tedeschi che stavano razziando il bestiame dei paesani.
Quattro giorni dopo, il 17 agosto, un plotone delle SS, al comando del maggiore Reder, fece incursione in quel di San Terenzo con 53 prigionieri catturati durante un rastrellamento in Alta Versilia.
La sera del 17, dopo l'incontro nella villa di Ortonovo, per vendicare i soldati tedeschi, Reder decise di uccidere i partigiani e i versiliesi, lasciando come monito uno sbeffeggiante, macabro e minaccioso cartello, per annunciare che avrebbe rastrellato tutta la zona da Bardine a San Terenzo:

"Questa è la prima vendetta dei 17 tedeschi uccisi presso il Bardine.

I giovani partigiani e i versiliesi catturati vennero legati e impalati agli alberi e ai pali dei vigneti e, dopo barbare torture, vennero fucilati senza pietà il 18 agosto.
Nello stesso momento, la bisnonna di Agnese, Palmira Ambrosini, nonostante avesse provato a non pensare alla brutta sensazione che la stava attanagliando, per scampare alla "visita" dei nazifascisti, decise di scendere a Valla, dai Barucci, ma non riuscì a salvarsi e venne trucidata sotto al pergolato della fattoria a Valla, situata in un boschetto appena fuori dal paese, insieme ad altri paesani e bambini.

<<... A Valla è sicuro e si può stare anche coi ragazzi più piccoli.>>
<<Anna... >>
<<... Qui ci ammazzano tutti ...>>
<<Tu lo sai che hanno promesso...>>
<<... Hanno promesso che San Terenzo non la toccano, lo sanno che noi non c'entriamo niente.>>


Valla, fattoria Barucci gestita, all'epoca dell'eccidio, dai mezzadri Cecchini -foto personale -


La fattoria, vista la sua posizione isolata, avrebbe dovuto essere un luogo sicuro, intoccabile, fuori dalla portata di Reder e del suo tirapiedi Looß, nominato il "monco", a causa della mancanza di un arto superiore perso durante una battaglia.

Fattoria Barucci a Valla, si notano le due strutture dove, inizialmente, avevano diviso gli uomini dalle donne e bambini perché: " Hanno detto che le donne e i bambini non li toccano." - foto personale -

Ripercorrere i passi della bisnonna Palmira, quasi udire l'assordante grido di dolore di ogni vittima tradita da chi si votò al potere nero, è stata un'esperienza intensa, forte come il temporale che ci ha sorpreso nella fattoria a Valla.
Lampi, seguiti da tuoni, come a voler rimarcare la raffica metallica delle "maschinenpistole" del fuoco nemico.


Monumento ai martiri di Valla, trucidati nel mezzogiorno del 19 agosto 1944


Davanti al monumento dei martiri di Valla, non potevo fare a meno di pensare alla speranza di salvezza che avevano portato nel cuore quelle persone buone e semplici, che si erano fidate, cercando di trovare un briciolo di un umanità in chi, l'umanità, non sapeva nemmeno cosa fosse.
Guardavo il paesaggio circostante, gli immensi pascoli gialli così placidi e rigogliosi, il verde smeraldino del boschetto di canne di bambù e noccioli che circondano la fattoria e mi chiedevo come abbia fatto Reder a trovare quel luogo così isolato, fuori mano e nascosto. Talmente nascosto che pure io, con tanto di navigatore non sono riuscita a trovare "alla prima".

Prato della fattoria di Valla, "il prato delle foto" - foto personale -


Sembrava quasi di vederle tutte quelle povere anime, ballare perplesse, ma col cuore ancora inesorabilmente gonfio di speranza, tra quei fiori gialli mossi da una brezza nella quale riecheggiava la macabra sinfonia dell'organetto di Reder.
Persone innocenti, tradite e sbeffeggiate dalle camicie nere, da conterranei corrotti, spesso per convenienza.
Due giovanissime ragazze di Ceserano, Beppina e Giorgetta, vendute al fuoco nemico da un sedicente ''direttore di ufficio pubblico di Carrara", in cambio della salvezza della sua famiglia.
Un gioco macabro, al massacro, senza etica né pietà, dove una vita, per convenienza, aveva più valore di un'altra, come quelle bestie che divorano i propri cuccioli per sopravvivere...

<< Don Rabino sembrava che lo stesse aspettando, manteneva lo sguardo alto e fermo, senza dire nulla perché in fondo non c'era nulla da dire... >>

Cimitero di San Terenzo Monti, sacrario dei martiri dell'eccidio - foto personale -


Non ho trovato riscontro, ma credo sia il pollaio della canonica dove la piccola Maria Vangeli si nascose, scampando alla cattura, dopo l'esecuzione di Don Rabino - foto personale -


Dopo la visita a Valla, abbiamo sentito il bisogno di recarci al cimitero del paese, dove riposano le vittime della fattoria e il parroco.
Davanti alla sua tomba, ho ripensato agli sforzi di Don Rabino, che ha cercato di salvare, invano, più gente possibile.
Ucciso lui stesso, un'esecuzione spietata, un colpo al centro del petto, nella canonica della Chiesa.
Don Rabino che, nonostante tutto, un'anima innocente, la piccola Maria, era riuscito a salvarla, nascondendola nel pollaio della canonica.


Targa affissa sul muro della canonica di San Terenzo, in memoria di Don Michele Rabino - foto personale -


Non ero mai stata in quei luoghi, pur abitando a pochi km. Ne avevo sentito parlare nei racconti di mia nonna e dello zio che, ai tempi, abitavano poco distante ed hanno vissuto il terrore sulla loro pelle, nascondendosi per giorni interi nei fossi e nelle grotte durante i bombardamenti e i rastrellamenti. Fortunatamente la mia famiglia non è stata toccata, sono riusciti a sopravvivere tutti, ma hanno portato nell'anima, per anni, quel peso troppo grande per loro, all'epoca bambini e adolescenti.
Dopo aver letto "UN AUTUNNO D'AGOSTO", mi sembrava doveroso approfondire e il 25 aprile, anche se con la pioggia, mi sembrava la giornata più "giusta".
Una giornata della Memoria, per ricordare il periodo più buio della storia italiana, fatto di odio, violenza, dolore, crimini feroci.
Crimini per i quali nessuno ha chiesto perdono, si è mai pentito, ma soprattutto ha mai pagato, fatto salvo alcuni, comunque mai pentiti ( ancor peggio ), messi spalle muro dal Procuratore Generale Militare Marco De Paolis.
Reder stesso, l'unico, all'epoca, ad aver pagato per i suoi crimini tuonò, nel 1986, appena rientrato in Austria dall'Italia, a spese del governo italiano, dopo l'amnistia concessagli da Craxi nel 1985:

<< NON HO BISOGNO DI GIUSTIFICARMI DI NIENTE. >>

E questo dovrebbe restare indelebile nella memoria di tutti!

Nella sua inchiesta, la Pini non ha potuto non dedicare qualche pagina all'ombra nera di un'altra guerra, terribilmente attuale. In Ucraina si sta combattendo da quasi un anno e mezzo. Un nuovo massacro, conseguenza di un gioco di potere e tirannia del quale nessuno si addossa la colpa e che da anni non riesce a trovare un punto d'incontro, ma continua a mietere vittime innocenti ogni giorno.
Nessuno vuole desistere, l'orgoglio, il potere, la smania di dominare l'Europa, stanno portando ad una battaglia infinita che sta avvolgendo col suo manto nero l'incolumità mondiale.

Chiedo scusa se ci fosse qualche inesattezza storica, ho cercato di seguire fedelmente il racconto di Agnese Pini e le varie targhe trovate affisse lungo il paese, ma essendo la storia stessa così ricca di fatti, spesso è facile perdersi o fare un po' di confusione perciò, doveste trovare qualche errore, gradirei la segnalazione per poterlo correggere.
Ringrazio il signore del trattore che ci ha evitato di girare a vuoto, facendoci strada fino alla Fattoria Barucci a Valla. È stato così gentile da raccontarci anche la storia della sua famiglia, trucidata proprio sotto il pergolato di Valla.
Ci è sembrato anche molto contento nell'apprendere che il libro della Pini non fosse un romanzo ma la fedele ricostruzione della storia del paese. Si vedeva chiaramente quanto fosse orgoglioso di questo. E a noi ha fatto un immenso piacere che Agnese abbia saputo raccontare la storia con tanta empatia da sembrare quasi romanzata.
Mentre il ''Signore gentile del trattore'', così lo abbiamo nominato non ricordandone il nome, ci raccontava la sua storia, un sorriso dolce era stampato tra le sue labbra.
Il sorriso di chi porta ancora addosso il peso di quegli anni bui, ma che è felice di poter condividere e ridare voce e vita a chi la vita l'ha persa combattendo fino alla fine per dare un futuro ai loro figli riusciti a sopravvivere.

Il gentile Signore del trattore - foto personale -




Dell'ubicazione della Villa di Isola di Ortonovo, quartier generale di Reder, non ho un riscontro preciso. Pur avendo cercato notizie al riguardo, sia on line, sia in Comune o chiedendo agli storici del Comune, la fonte più attendibile penso si trovi proprio nella foto postata.
All'epoca erano state assediate sia la Fattoria Benellli che Villa Becco, oggi Villa Elena, situata nella zona del Becco, sulle alture di Isola, proprio sul confine con Carrara. Escludendo la fattoria Benelli, che si era stata assediata, ma nel testo si parla di Villa e non di fattoria, Villa Becco/Elena, mi sembra la meno probabile, sia come ubicazione e soprattutto perché non c'è un riscontro di Reder in quella casa. Resta però impresso il ricordo comune di case e stanze confiscate dai tedeschi un po' ovunque nella mia zona di residenza.
A quei tempi i tedeschi confiscavano le case senza tanti complimenti, proprio grazie alla posizione strategica, situata tra il mare e la Linea Gotica.
Una di queste dimore si trova proprio dietro casa mia.
Non è stato facile venire a conoscenza di questi ricordi, sto facendo ricerche personali sul luogo, vicinissimo a casa, ma tutto risulta molto difficile. I ragazzini che vissero quel periodo oggi sono quasi novantenni, molti non amano ricordare, altri hanno preferito dimenticare, altri ancora, i più, non hanno mai saputo nulla al riguardo perché all'epoca ai bambini si nascondevano le atrocità per poterli salvare. I più fortunati venivano mandati in dimore sicure da parenti o amici che potessero prendersene cura.
Di quanto ho appreso da UN AUTUNNO D'AGOSTO e dalle mie ricerche, sono sempre più convinta che, nelle scuole, la storia che dovrebbe essere insegnata è questa.
Storia locale, che sul sangue versato dai nostri bisnonni e nonni, ha creato l'Italia.
Durante la visita a Valla, il Signore del trattore ci ha raccontato che poco tempo fa una scolaresca elementare, proveniente dalla Germania si era recata proprio alla fattoria a Valla.
I bambini avevano dipinto dei sassi coi nomi da lasciare sotto la stele commemorativa dei martiri.
Non ho potuto fare a meno di pensare a cosa abbiano provato questi bambini e i loro insegnanti alla luce dei fatti e visitando quel luogo, che oggi emana una pace surreale.

Il ricordo di Clara Cecchini, la bambina di 7 anni rifugiata nella fattoria di Valla, unica superstite dell'esecuzione avvenuta sotto il pergolato della fattoria. - Foto personale -

Non vi racconto la storia di Clara, nemmeno quella di Enia e della sua gallina, lascio a voi il piacere di scoprirla leggendo la storia raccontata da Agnese Pini.
Un libro che mi sento di consigliare soprattutto ai giovani, alle scuole e ai miei conterranei, per capire da dove proveniamo, e riflettere sul sacrificio di chi ci ha permesso di essere qui, oggi, a leggere queste pagine.
Il libro storico potrebbe mettere timore ma, vi rassicuro, la lettura è piacevole grazie allo stile pacato e semplice di Agnese. Così scorrevole e semplice che viene facile ricordare anche le date, incubo delle interrogazioni di ogni alunno.
Vi invito anche a visitare questi luoghi, non solo San Terenzo ma anche Sant'Anna di Stazzema, Bergiola, Vinca, Castelpoggio. I paesi che hanno dato la vita per garantire la vita futura.

Fattoria Valla. Colonnina spezzata in memoria dei martiri di Valla.
Spezzata come la vita di tutte le persone che si sono sacrificate per la pace e la libertà.




Per la copia cartacea di "UN AUTUNNO D'AGOSTO" che ho avuto in omaggio, ringrazio Alice e Tommaso di Casa Editrice Chiarelettere.
Ho amato ogni pagina di queste confidenze, ho amato ogni persona che ha raccontato la sua storia e li ringrazio tutti con un abbraccio virtuale.
Li ringrazio col cuore in mano per avermi invogliato a scavare nella storia della mia terra, la terra della Luna.

Buona lettura,
Tania C.

sabato 18 marzo 2023

Recensione: HANNO FERMATO IL CAPITANO ULTIMO di Pino Corrias - Ed. Chiarelettere -

 




HANNO FERMATO CAPITANO ULTIMO


Autore Pino Corrias

Ed. Chiarelettere

Collana Reverse

Genere Grandi inchieste; misteri italiani e internazionali

Formato Brossura fresata con alette

Pag. 272

€ 18

Ebook presente in tutti gli store digitali



CONOSCIAMO L'AUTORE

Pino Corrias è un giornalista, scrittore e sceneggiatore che vive e lavora a Roma. 
Sono famosi i suoi reportage: 
Vicini da morire, edito da Mondadori nel 2007;
Nostra incantevole Italia, edito nel 2018 da Chiarelettere.
Dal suo romanzo Dormiremo da vecchi edito nel 2015 da Chiarelettere nel 2015, ne è appena stato tratto un film dal titolo Dolceroma di Fabio Resinaro.
Nel 2011, per Feltrinelli, Corrias è autore di Vita  agra di un anarchico e nel 2016, per Mondadori, Disordini sentimentali, una raccolta di racconti.
Per Baldini&Castoldi, insieme a Gramellini e Curzio Maltese, pubblica 1994. Colpo grosso, dedicato all'ascesa di Berlusconi.
Nel 2012, con Pezzini e Travaglio, pubblica per Chiarelettere L'illusionista, dedicato al declino di Bossi.
Firma molti programmi televisivi, tra i quali: Catturate Riina! per Raiuno 2018;
Mani pulite per Raidue 1997.
Dal 2000 lavora in Rai come editorialista. Per Raifiction ha prodotto La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana e L'Ispettore Coliandro dei Maneti Bros.
Inviato speciale per "La Stampa", ha collaborato con le principali testate e settimanali italiani.


TRAMA

Il racconto dell'uomo che ha arrestato Totò Riina e ha fatto tremare i palazzi del potere fino a quando il potere si è vendicato

“Mi chiamo Ultimo perché sono cresciuto in un mondo dove tutti volevano essere primi."

Ho un solo talento: organizzare la lotta e scegliere gli uomini.

I miei sono stati il miglior gruppo investigativo.”

LA VERA STORIA DELL’UOMO CHE HA CATTURATO TOTÒ RIINA, COMBATTUTO LA ’NDRANGHETA, LA CAMORRA E LA CORRUZIONE PER RITROVARSI ALLA FINE MESSO ALL’ANGOLO, ISOLATO E ATTACCATO DALLE ALTE GERARCHIE E DALLA POLITICA. MA LUI NON HA MAI MOLLATO.

Sergio De Caprio arricchisce di nuovi aneddoti il racconto in prima persona della sua vita da Capitano Ultimo. Dopo delle recenti sentenze sui principali casi di cui si è occupato, rilegge le vicende umane e giudiziarie che hanno rivoluzionato la sua vita da quando, il 15 gennaio 1993, catturò Totò Riina, segnando la sua  condannato a morte da parte di Provenzano e Bagarella, divenendo bersagliato di mille sospetti confluiti nel processo Trattativa Stato-mafia.

Trent’anni dopo, ci fa rivivere il cuore  delle operazioni che lo hanno visto protagonista, sotto copertura, insieme ai suoi uomini. Vichingo, Arciere, Omar, Petalo, Pirata, Alchimista, i suoi cento investigatori invisibili che lo hanno sempre al suo fianco durante le lunghe giornate di appostamenti,  intercettazioni fiume, durante le notti insonni a indagare instancabilmente su mafia, ’ndrangheta, camorra, la corruzione a Milano, a Palermo, a Napoli, ma anche nei palazzi del potere, da Finmeccanica allo Ior, la banca vaticana, passando per la Lega. 

Fino a quando non ha varcato la "linea di confine" ed è stato fermato. Denunciato per insubordinazione e diffamazione. con l'accusa di essere un cane sciolto, accerchiato, demansionato, poi isolato e per due volte ripagato con la revoca della scorta.

Ultimo è talmente bravo e veloce che risulta impossibile controllarlo. È un soldato idealista che non guarda in faccia il potere. Una uomo illegittimo, scomodo, che per le gerarchie militari e della politica va domato. L’eroe senza nome che va piegato e  ricondotto all’obbedienza.


IMPRESSIONI


Amici della Valigia buon sabato.

Oggi vi lascio in compagnia della mia amata Arma dei Carabinieri e degli uomini valorosi che ne hanno segnato la sua storia.

Sicuramente, per chi segue le vicende di cronaca nera, mafia e del Capitano, questo suo racconto biografico e questa recensione potranno sembrare noti. Il testo, infatti si riallaccia al precedente "Fermate il Capitano Ultimo". 

Dal 3 settembre 2018 - per dispetto, ritorsione o non-curanza - gli hanno tolto la scorta. Lui ha risposto: <<Sono un soldato, obbedisco.>>

Si può dire che "Hanno fermato il Capitano Ultimo" è un arricchimento, una versione rivisitata e arricchita con nuovi e importanti dettagli, ma soprattutto di smentite e chiarimenti che hanno segnato il travagliato percorso dell'Uomo che si è sempre battuto per la giustizia, a costo della propria libertà.

<<Il colonnello lo trova là in fondo.>> Mi dice il giovane piantone, alla fine delle scale...
... <<In fondo dove?>>
<<Dopo l'ultima porta dell'ultimo ufficio.>> ...
... Allora lo dico io: <<Ultimo nell'ultima stanza. E dove se no?>>.

Ultimo ufficio, quello in fondo al corridoio, è quello che gli spetta dopo aver combattuto una vita per aver seguito e servito il suo spiccato il valore di giustizia, contro la mafia e il potere corrotto che hanno segnato la storia italiana negli ultimi anni.

Come ringraziamento un piccolo e anonimo ufficio, il più isolato tra le stanze del corpo dei Carabinieri Forestali, quasi una sorta di "prigione" volta a bloccare sue possibili iniziative, potenzialmente scomode e pericolose secondo le logiche dei vertici del potere.

Ultimo ha sempre  creduto fermamente in tutto ciò che faceva per combattere la criminalità, e lo ha sempre fatto mettendosi in gioco in prima linea, con i suoi fedeli ''ultimi'', la squadra di rinnegati. Si sa, però, che la giustizia è una cosa buona e, come tutte le cose buone, va fermata.

Ultimo e i suoi "renegade" andavano fermati perché quel gioco era diventato più grande di loro,  avendo stuzzicato e rotto parti dell'immensa e sottile ragnatela mafiosa che stava avvolgendo molte città italiane.

Il Capitano, nonostante tutto, è sempre riuscito a  portare a termine con successo le sue operazioni, divenendo così oggetto di pesanti accuse, spesso infondate, sull'operato svolto negli anni, dall'arresto poco limpido di Totò Riina, allo scandalo della famiglia Renzi, passando da Berlusconi e Lega dei 49 milioni misteriosamente spariti sotto la guida di Bossi e Belsito.

Nonostante tutto il veleno sputatogli addosso da Renzi, forte del fatto di aver finalmente trovato un capro espiatorio sul quale far ricadere la propria frustrazione sostenendo di essere vittima del complotto Consip, secondo lui, strumentalizzato da Ultimo.

Come un mantra, Renzi, continuò a ripetere ai giornalisti, alla Leopolda e in un suo libro, che molte prove contro di lui fossero state manipolate da Capitano Ultimo e da altri membri appartenenti all'Arma dei Carabinieri, ma la risposta di Ultimo arrivò precisa, tramite una secca dichiarazione scritta, seguita da una causa civile :

<< "Di Renzi non me ne sono occupato prima, non me ne occupo ora. Non ho mai dato ad altri le colpe dei miei fallimenti personali e professionali. Mi attribuisce cose che non ho mai detto e azioni che non ho mai compiuto." >>

Questa è solo una delle vicende che lo hanno coinvolto, leggendo potrete conoscere e rispolverarne altre, ancora più insidiose e "rognose" e sempre molto attuali.

Di sicuro non sta a me o all'autore giudicare la bontà dell'operato operato o la veridicità di certe accuse, l'unica cosa certa è che tra le pagine di questo racconto, un po' di chiarezza è stata fatta.

Chiarezza, non giustizia, perché la scomodità non è mai giusta e dal marcio di certi sistemi è difficile pulirsi, anche dopo il regolare processo che ha dichiarato la sua innocenza. 

Hanno fermato il Capitano Ultimo è un viaggio narrato dalla voce di Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo,  che ripercorre la storia dell'Italia della corruzione, della mafia di Riina, di Falcone e delle lobby. L'Italia pronta a vendersi la madre per una notte di gloria. 

L'Italia che mostra la parte più oscura e subdola, l'Italia che Ultimo ha cercato di ripulire, pagando a caro prezzo ogni suo respiro.

Ma il Colonnello non si ferma, ad oggi è diventato Presidente del primo sindacato interno all'Arma dei Carabinieri e, sicuramente, sentiremo ancora parlare di lui...

Per questa copia di "Hanno fermato il Capitano Ultimo" ringrazio Tommaso e Alice di Chiarelettere, sempre pronti ad esaudire ogni mia richiesta. 

A voi lettori non mi resta che consigliare questa interessante lettura per fare un po' di luce sul fango gettato addosso ad uno degli uomini più controversi dei nostri anni, ma che non ha mai smesso di lottare per liberare il popolo dalle ingiustizie.

Lo stile Corrias è semplice e chiaro, mai pesante, adatto ad ogni lettore che non faticherà ad arrivare in fondo alla storia e a farsi una propria idea su quanto accaduto, non vi resta quindi che iniziare questo viaggio avventuroso e ricco di tante novità.
Per chi volesse saperne di più, prima della lettura del testo, lascio il link della mia precedente recensione a "Fermate il Capitano Ultimo"

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/09/recensione-di-fermate-il-capitano.html

Vi auguro buona lettura e vi aspetto alla prossima recensione.

Tania C.







 




sabato 11 marzo 2023

Recensione DELITTO IN PIATTAFORMA di Gino Marchitelli - Edizioni Jaca Book Contastorie -

 



DELITTO IN PIATTAFORMA

Autore Gino Marchitelli

Ed. Jaca Book Contastorie

Pag. 240

Formato Brossura

Genere Noir, giallo italiano, azione

Illustrazione di copertina Giulio Peranzoni

€ 18

Formato ebook presente in tutti i maggiori store digitali.


CONOSCIAMO L'AUTORE

Gino Marchitelli ha passato molti dei suoi anni lavorando come tecnico elettronico sulle piattaforme petrolifere.  

Attivista della CGIL e Democrazia Proletaria, è membro del direttivo A.N.P.I. di San Giuliano Milanese e presidente dell'associazione culturale '' Il Picchio ''.

Autore di romanzi noir e progetti sociali molto apprezzati, nel 2020 ha pubblicato Panico a Milano, la terza indagine del professor Palermo.

Con Jaca Book ha pubblicato:

Campi fascisti;

Una vergogna italiana,  saggio vincitore del Premio Mario Luzi.


TRAMA


Anni '80.

Un giovane tecnico milanese viene assunto da una società petrolifera e inviato a lavorare in una piattaforma off-shore nelle acque internazionali del Mediterraneo.

Il suo lavoro lo porta a scoprire la dura realtà di turni massacranti, pericolosi e in spazi estremamente ridotti, oltre a condizioni di convivenza difficili.

Uomini che si ritrovano ad essere isolati da tutto, in mezzo ad una enorme distesa d'acqua facendo uno dei lavori più pericolosi al mondo, sul fil di lama di enormi interessi economici.

Un luogo che può portare a creare profondi legami di amicizia o pericolose rivalità, causate dall'invidia.

Gli basta poco a scoprire la squallida precarietà dei contratti di lavoro coi quali sono assunti molti dei giovani lavoratori, spesso ricattati dai signori del petrolio.

Tutto questo porta Marco Radelli a intraprendere un percorso personale che lo vede in prima linea come sindacalista.

Ben presto viene eletto delegato della piattaforma Camaleonte II, appoggiato da un'organizzazione della sinistra extraparlamentare, portando alla luce l'illegittimità dei contratti di lavoro sottoscritti dalle stesse organizzazioni sindacali...

Le sue indagini attiviste mettono in crisi fin da subito la gestione del potere e del controllo sociale da parte della multinazionale sulle proprie maestranze.

Durante una notte tempestosa un tecnico della piattaforma scompare misteriosamente...


IMPRESSIONI

Prima di leggere Delitto in piattaforma ero all'oscuro del mondo delle piattaforme petrolifere. Tutta la mia conoscenza al riguardo si rifaceva a DeepWater - Inferno sull'Oceano -, un film drammatico tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto in cui vengono ricostruiti gli attimi prima dell'esplosione della piattaforma Deepwater nel Golfo del Messico.

Mondo affascinante ed estremamente pericoloso, la curiosità mi ha spinta a leggere il noir di Marchitelli, avuto in prestito dal mio amico Mauro, che sulle piattaforme ci ha passato la maggior parte dei suoi anni di lavoro.

Un po' titubante ne ho cominciato la lettura, con la paura di non riuscire a comprendere, non tanto la trama della storia, quanto la parte più tecnica.

Leggere è stata invece una piacevole sorpresa. La storia viene narrata con un linguaggio accurato ma semplice che anche chi è completamente a digiuno del microcosmo delle piattaforme possa capire,  incuriosirsi e restare incollato  alle pagine fino alla fine. 

I personaggi sono ben strutturati, tanto che tra le pagine ho ritrovato un personaggio che si rifà molto a Mauro.

<< Aveva accettato volentieri il nuovo incarico in territorio italiano, arrivato dopo il Golfo del Messico e due missioni in Asia. Bel clima, belle donne, splendide città d'arte, l'ideale per un viaggiatore del suo calibro. >>

Lo stile pacato e semplice ma incalzante di Marchitelli da vita a Marco Radelli ( suo alter ego ), il protagonista che prende per mano il lettore portandolo indietro nel tempo, nella realtà degli anni '80. 

Anni in cui la politica ancora non si era venduta ai lustrini del circo mediatico, anni in cui si credeva nel valore del lavoro sodo e nelle soddisfazioni che avrebbe portato, anni in cui il lavoro non mancava, ma soprattutto non mancavano la voglia e la determinazione di lavorare. 

Come tutte le medaglie, però, anche quel periodo mostrava l'altro  lato, quello più ''negativo''. 

Marco Radelli, un giovane tecnico elettronico milanese dall'aria vintage e un po' hippie, è stato assunto dalla compagnia Energy Oil ed inviato su una  piattaforma petrolifera piazzata nell'Adriatico, la Camaleonte II.

È un giovane accorto, smaliziato e diretto, uno che non le manda a dire e che sa farsi valere, andando dritto al sodo, a costo di sollevare un vespaio. 

Una notte, mentre imperversa una furiosa bufera, una persona misteriosa si imbarca sulla piattaforma, tenendo volutamente nascosta la propria identità e, in quel momento, accade un episodio alquanto ambiguo: un perito della compagnia scivola in mare in circostanze poco chiare. 

Le forze di pubblica sicurezza presenti a bordo, accorse appena saputo della tragedia, non riescono a svolgere le indagini a causa della violenza della tempesta.

Nel clima di nervosismo e scompiglio generale venutosi a creare a bordo, Radelli, decidendo di dar voce ai propri dubbi, e sfidando le intemperie, aiutato da altri operai, comincia ad indagare per portare a galla la verità su quella strana morte e rendere giustizia del perito. 

Forte dei suoi anni di militanza nel sindacato, durante le scrupolose indagini, mette in luce la disonestà di alcuni imprenditori propensi ad usare politiche di lavoro poco pulite ma soprattutto rischiose per l'incolumità dei dipendenti e la precarietà dei loto contratti di lavoro poco limpidi, se non illegali. 

<< Per il giovane milanese quest'ultima parte, oltre alle lunghe digressioni e ai racconti su alcuni personaggi, risultava del tutto indigesta. Non comprendeva per quale motivo bisognasse trasformare il lavoro in un'epopea, al pari dei cercatori d'oro da Steinbeck nei suoi formidabili romanzi. >>

Grazie al suo spiccato senso di giustizia,  sprona gli operai a lottare per i loro diritti, a non aver paura di denunciare il marcio delle condizioni lavorative, riuscendo anche a trovare l'appoggio di presidenti col senso dell'onestà.

La ''resistenza'' lo fa però finire nell'occhio del ciclone, impersonato dal ''direttore megagalattico'' (un richiamo all'amarezza fantozziana dell'epoca ci sta) che lo vorrebbe fuori dai giochi, senza esclusione di mezzi e colpi. 

<< Nella migliore delle ipotesi significava avere un futuro a singhiozzo, complicato dalla vendetta del sistema che si manifestava in mille modi, dai più subdoli a quelli più evidenti. >>

Quello che il direttore non sa è che  Radelli non si lascia mettere i piedi in testa tanto facilmente da chi vorrebbe insabbiare gli intrallazzi di quella situazione poco pulita. 

<< Un paio di mesi dopo il consiglio dei delegati della piattaforma Camaleonte II iniziò a dar vita al coordinamento nazionale dei lavoratori delle piattaforme e delle posa-tubi. I vertici del sindacato, sempre piuttosto tiepidi nel creare vertenza verso la multinazionale, presero sottogamba la situazione. >>

Marco crede fermamente nei suoi principi e nei diritti dei lavoratori ed è pronto a mettere in gioco sé stesso e gli operai per risanare quel sistema ''colluso'' e degenerativo che, all'epoca, per liberarsi della presenza di persone indesiderate, laddove non avrebbe avuto alcun potere il vil denaro, affidarsi ''all'asfalto'' sarebbe stata la soluzione più comoda e definitiva.

Marco Radelli è un personaggio di fantasia, ma al contempo la versione romanzata di Marchitelli che ha saputo creare questo noir grazie alle esperienze vissute in prima persona durante gli anni di lavoro in mezzo al mare. Un romanzo quasi autobiografico, di denuncia, tramite il quale il messaggio di lotta per il diritto ad un lavoro sicuro e onesto giunge anche alle orecchie dei ''sordi''.

Mi sento in dovere di spendere due parole per la copertina accattivante, dalla grafica, a parer mio, perfettamente inserita nel contesto. Un mare rosso sangue, quello versato da molti uomini costretti a lavorare in condizioni disumane, il giallo del sole, ma anche degli animi infervorati dalla situazione pesante e pericola venutasi a creare, un cielo arancio che rimanda alla forza e alla tenacia del protagonista. Insomma una grafita riuscitissima.

A voi lettori non mi resta che dirvi di lasciarvi coinvolgere dall'atmosfera misteriosa delle piattaforme e farvi prendere per mano da Radelli. Sarà un'esperienza unica e affascinante che ci porterà indietro negli anni, nelle atmosfere vintage dei mitici anni '80. Non lasciatevi intimorire dal tema trattato, certo, per chi non ha vissuto quel periodo potrebbe essere un po' duro alla masticazione, ma lo stile semplice fa filare tutto liscio fino alla fine, incuriosendo al punto di cercare approfondimenti al riguardo.

Ringrazio Mauro e Nelly per avermi dato la possibilità di leggere questo spaccato di vita del quale ero all'oscuro pur avendo vissuto il periodo ''storico-politico''.

Buona lettura,

Tania C.














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