sabato 12 febbraio 2022

Gita fuoriporta LA VIA DEI POETI TOSCANI: VALDICASTELLO CARDUCCI

 


Le belle giornate di febbraio invitano ad uscire di casa alla scoperta di luoghi storici incastonati alle pendici delle Alpi Apuane.

Anche oggi la Valigia ha messo lo zaino in spalla ed è tornata in Toscana, in un minuscolo Presepe che diede i natali ad uno dei maggiori Poeti italiani: Giosuè Carducci, croce e delizia di molti studenti con Davanti San Guido e San Martino.

Avendo la fortuna di abitale nella vicina Liguria, con breve tragitto di poco più di mezz'ora, lasciatami alle spalle Pietrasanta con le mura medievali e le sue sculture del Botero, sono approdata in una piccola valle dove il tempo sembra essersi fermato.



Valdicastello Carducci si snoda lungo un bellissimo ruscello dalle acque aranciate. Non per l'inquinamento ma a causa delle miniere di ferro presenti sulle montagne che abbracciano la valle.








foto personali

Poche case, magistralmente riportate al loro splendore antico, una piccola ma imponente Pieve e, proprio sulla sponda del ruscelletto, una costruzione antica in sasso con un bel giardino curato e di antica fattura: la casa del Carducci.

foto personale

Alle 15.00 è arrivata la ragazza che ci ha raccontato i fatti più salienti della vita del Poeta e poi ci ha lasciato liberi di visitare lo stabile che si erge su tre piani.





foto personali

A piano terra, con pavimenti e travi risalenti all'epoca della nascita del Poeta, ricavata da una parte di sottoscala, si trovano da una parte un camino con una panca in muratura, la cucina, e dall'altra una stanzina dove vengono proiettate diapositive riguardanti la vita del Poeta.

Ho adorato da subito il set da scrittura con penna e inchiostro e per un attimo mi sembrava di vedere il Poeta chino a comporre i suoi versi.


foto personali

Al piano superiore, un meraviglioso studio, con tutti gli oggetti appartenuti al Poeta e la piccola camera da letto con tanto di libreria a custodire preziosi testi d'epoca.







foto personali


Al terzo ed ultimo piano , il bagno. Un po' inquietante, ad essere sincera.

foto personale


All'esterno è presente un piccolo giardino con ulivi e altre piante ornamentali, targhe e busti dedicati al Poeta.




foto personali



                       Giosuè Carducci


foto personale


Giosuè Carducci nacque a Valdicastello di Pietrasanta il 27 luglio 1835 da Michele e Ildegonda Celli.

Il padre, chirurgo, lavorò come dipendente nella società mineraria francese Boissat prima, poi come medico interno a Pietrasanta, Seravezza e Pontestazzemese.

Durante l'autunno del 1938, insieme alla famiglia, si stabilì nella condotta di Bolgheri, per poi spostarsi in altri centri toscani.

Giosuè riuscì ad entrare alla Scuola Normale di Pisa dove, nel 1855 si laureò in filologia e filosofia diventando insegnante.

Nel 1859prese in moglie Elvira Menicucci che gli diede cinque figli.

Nel 1860 il Ministro della Pubblica Istruzione lo chiamò a salire in  cattedra come insegnante di eloquenza italiana all'Università di Bologna, dove esercitò per più di quarant'anni.

Il 1890 fu l'anno in cui fu investito della carica di senatore.

Nel 1906 fu onorato del Nobel per la Letteratura.

Morì il 16 febbraio 1907 a Bologna, dove riposano le esequie.

Il Poeta fece ritorno in Versilia tre volte, nel 1977 su mandato del Ministero della Pubblica Istruzione per ispezionare il liceo di Massa. Passò poi da Seravezza per salutare l'amico sacerdote Francesco Donati e infine da Pietrasanta, dove ritrovò il caloroso abbraccio dei parenti. Il Poeta ricordò quella giornata in due lettere, una per la moglie Elvira, l'altra per l'amica Carolina Cristofori Piva, nella quale si può leggere:

''Quel che mi piace è Pietrasanta: bellissima cittadina, con una piazza unica, una cattedrale da gran città, e, a sfondo, le Alpi Apuane. E che paese all'intorno! Che monti, che verde, che ombre, che fiumi, che ruscelli risonanti freschi sotto i castagni e gli olivi e gli aranci e le cave de' marmi da tutte le parti fra il verde!''

Il 1 marzo 1890 fece ritorno a Valdicastello insieme all'amica Annie Vivanti, per rivedere la sua casa natìa.

Il 29 marzo fece un'ultima fugace visita a Pietrasanta.



VALDICASTELLO CARDUCCI

foto personale

Il 23 febbraio 1907 il Consiglio Comunale di Pietrasanta dispose di onorare solennemente il Poeta.

Il 7 aprile 1907, alla presenza di alte autorità governative e personalità di cultura nazionale, si tenne la commemorazione.

Il 17 marzo 1907 la Casa che diede i natali al Poeta venne dichiarata monumento nazionale e qualche anno dopo, nel 1912, fu acquistata dal Comune grazie al ricavato di una pubblica sottoscrizone.

La casa-museo è formata da una parte di fabbricato sulle sponde di un torrente e contiene cimeli, arredi e pannelli appartenuti al Carducci.

Nel 1937, il Comune di Pietrasanta chiese e ottenne che a Valdicastello venisse assegnato il nome di Val Carducci, con rinnovo nel 1949, mentre nel 1950 il Presidente della Repubblica Einaudi autorizzò il cambio di nome del Paesino in Valdicastello Carducci.

In onore del Poeta, dal 1950, fu istituito il Premio Nazionale di Poesia ''Giosuè Carducci''.


La Casa-Museo, in inverno  è visitabile senza appuntamento e soprattutto gratuitamente, il sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.00. 

Un bel gesto da parte del Comune di Pietrasanta, che mi sento in dovere di ringraziare per questa opportunità.

Per info vi lascio qui sotto i contatti augurandovi buon viaggio e tante belle letture.


Indirizzo

Casa Natale Di Giosuè Carducci  a Pietrasanta

Via Valdicastello 

55045 Pietrasanta


 Dettagli di contatto

 0584795500

 Fax.: 0584795588













foto personali




giovedì 10 febbraio 2022

Mini recensione I GUARDIANI DEL FARO - ED. Mondadori -

 





I GUARDIANI DEL FARO

Emma Stonex
Traduttore: Marco Rossari
Ed. Mondadori
Collana Omnibus
Anno edizione 2021
In commercio dalb18 maggio 2021
Pagine 336
Formato Brossura
€ 19

<< Mi preoccupa il giorno in cui non ci sarà più bisogno di guardiani. Chi sono io senza il faro, senza questo mondo, senza mia moglie? Quando arriverà l'automazione, ci estingueremo. >>

Ispirato a fatti di cronaca realmente accaduti, I guardiani del faro è un romanzo thriller coinvolgente che vi trascinerà nelle gelide acque della Cornovaglia, nel 1972.

Il romanzo d'esordio di Emma Stonex vi entrerà dentro, con la forza del mare in tempesta che si scaglia sul faro maledetto dello Scoglio della Fanciulla , dal quale sono misteriosamente spariti nel nulla i tre guardiani.

<< Quando sono a casa devo fingere di essere l'uomo che non sono, parte di qualcosa di cui non faccio parte. >>

L'eco delle onde, attraverso la coralità delle voci dei tre guardiani, Bill, Arthur e Vincent e da quella delle loro mogli, racconterà una misteriosa storia sul bisogno di isolamento e del tormento che ne consegue.

<< Ti abitui in fretta al modo di fare le cose dei guardiani che lavorano insieme a te. >>

Giornate passate nel limbo tra utopia e realtà, disagio ed ansia ma anche amore e dolore, con una minuziosa disamina degli insidiosi labirinti dentro ai quali la paura ci imprigiona, annebbiando il sottile confine tra la realtà e l'inganno della mente.

<< Le ore diventano notti che diventano albe che diventano settimane, e il mare immenso continua a fluttuare e la pioggia aguzza continua a battere e il sole a spendere fino a sera, poi è mattina, conversazioni nella penombra, nel buio, conversazioni che non sono mai avvenute o stanno avvenendo lo stesso. >>

Se dovessi dare una definizione breve ed incisiva a questo romanzo, direi che è un thriller psicologico diesel: parte lento, quasi scarburato, ma superate le prime pagine non riuscirete più a scollarvi dalla poltrona, accelerando al massimo la potenza della lettura per entrare nel meccanismo subdolo della memoria centrale della trama.

Uno tsunami di emozioni forti, suspense e mistero, bugie e verità celate, vi trascinerà nella storia, lasciandovi liberi di trovare la vostra chiave di lettura, dopo la sferzata finale, che vi lascerà con spruzzi di acqua e sale tra i capelli e la salsedine sulle labbra a farvi compagnia.

<< Il faro resterà vuoto, a rimpiangere il cameratismo e la fratellanza dei decenni passati, le sigarette in cucina, le serate davanti alla televisione, l'amicizia e la confidenza che un tempo aveva alimentato, e l'uomo non dovrà più animare questo luogo. >>

Ringrazio il mio fidanzato che, conoscendo la mia passione per i fari e il mare mi ha regalato questo romanzo intrigante e ricordo, a chi volesse approfondire, che nel 2019 è uscito anche un film dal titolo "Il mistero del faro".

Mettetevi comodi, lasciatevi cullare dal mare in tempesta e iniziate la lettura, diventando un faro voi stessi.
Buona lettura,

Tania C.


Nessuna descrizione della foto disponibile.

domenica 6 febbraio 2022

Letture consigliate: SOUMCHI di Amos Oz - Ed. Feltrinelli Editore -

 






SOUMCHI
Amos Oz
Anno Edizione: 2013
Trad: Glauco Arneri
Collana: Economica Universale
Formato: Brossura
Pag.: 85
€ 7
Consigliato a partire da 12 anni

CONOSCIAMOL'AUTORE

Amos Oz, nato nel 1939 a Gerusalemme ha scritto libri per bambini, romanzi e saggi.
È considerato uno dei più grandi narratori contemporanei. Attualmente vive nella città israeliana di Arad e insegna letteratura all'Università Ben Gurion del Negev.


IMPRESSIONI

"Tutto cambia. Anche io, che ho circa undici anni e due mesi, cambio quattro o cinque volte al giorno."

Gerusalemme, fine anni '40. Gli inglesi occupano da anni la città che diventerà la capitale del futuro Stato di Israele. Si respira un clima di tensioni, i carri armati e i soldati hanno occupato la città per quietare gli scontri di popoli al limite della tolleranza.
Soumchi non è più un bambino, sta crescendo. Ha 11 anni e due mesi e ogni giorno è una scuola che lo aiuta a crescere. Un giorno lo zio Zenach gli regala una bicicletta e sarà l'inizio della storia di Soumchi. Storia che si svolge nello scandire di 24 rocambolesche ore.
Soumchi, con la sua bicicletta, da il via ad una serie di scambi: dapprima con un trenino elettrico. Finito l'interesse per il trenino sarà la volta di barattarlo con un cane. Ma il cane scappa è Soumchi si ritrova con le pive nel sacco e un temperino trovato. Con la disperazione di chi ha perso tutto a fargli compagnia, intraprende un viaggio sulla rotta dell'Africa e Himalaya. Ma il destino ha ben altri percorsi per lui e, lungo il suo cammino di crescita approderà in un mondo ancora sconosciuto, quello dell'amore per la sua Esthie.
Un lungo racconto plasmato sulla tenerezza e semplice ingenuità di un bambino che si approccia al mondo dell'adolescenza attraverso il bullismo e tirannie di un paese da sempre in lotta per la terra promessa.
Lettura breve ma ricca di spunti storici e umani da approfondire. Lo stile è delicato, ricco di dialoghi, spesso poetico e placido, come le acque del lago che da il nomignolo a Soumchi.
Buona lettura,
Tania C.

sabato 5 febbraio 2022

GITA FUORIPORTA A CASOLI DI CAMAIORE, IL PAESE DEGLI ''SGRAFFITI''

 CASOLI 

Il paese degli ''sgraffiti''


Casoli - foto personale -

Oggi la Valigia si è trasformata in zaino ed ha deciso di fare una piccola gita fuoriporta nella vicinissima Toscana.

Vista la giornata di sole e i venti gradi, stanca di stare in casa con la gamba in scarico (reduce da due distorsioni nel giro di dieci giorni), sono partita alla volta di Camaiore, per poi inerpicarmi, per circa 5 km, sulle montagne che hanno vissuto gli orrori della resistenza versiliese, fino ad arrivare a Casoli, a pochi km da Pietrasanta e vicinissimo a Sant'Anna di Stazzema.


Casoli  Monte Prana - foto personale -


Casoli, Il Paese dei Graffiti o ‘’sgraffiti’’, è un piccolo gioiello abbarbicato alle pendici meridionali delle Apuane, poco distante dalle splendide cascate di Candalla, immerso in una natura lussureggiante di lecci, macchia mediterranea e lampi gialli di mimose rigogliosamente fiorite.


Le mimose di Casoli - foto personale -

Inerpicandosi su per i tornanti che si snodano dal paese di Camaiore, sembra di attraversare uno stargate per entrare in un mondo fatato, popolato da elfi e fate: caverne raggiungibili solo da folletti, ruscelli dove le fate fanno il bagno, rocce passaporta per mondi incantati mi hanno accompagnato sino al paese.


Cascatella sulla via per Casoli - foto personale -

Nonostante il tempo incerto trovato all'arrivo, l'accoglienza è stata calorosa, una piccola fatina dai pometti rossi come Heidi e un gentile signore col cagnolino, con la simpatia e l’ospitalità tipica toscana, mi hanno indicato da quale percorso iniziare per ammirare i preziosi capolavori di artistici che risalgono ai tempi del pittore e scultore Rosario Morabito e della moglie moglie Grayce Bradt, famosa attrice americana meglio conosciuta con lo pseudonimo di Grace Albert.

La coppia, innamoratasi del paesino e delle montagne, acquistò un palazzo nel centro del borgo e vi si trasferì definitivamente dall’inizio degli anni ’50, facendosi amare fin da subito dai paesani che familiarizzarono chiamandoli con l’appellativo Saro e Graziella e la coppia.

Per  ringraziarli dell’affetto ricevuto decisero di donare alla piccola comunità una delle opere più preziose che ancor oggi decora la graziosa piazzetta all'ingresso della parte alta del borgo: bellissimi murales compiuti tramite l’antica arte dello sgraffito.


Il mio sgraffito preferito: Argo che riconosce Ulisse dopo vent'anni - foto personale -


Lo sgraffitto è
  una tecnica decorativa parietale molto antica e deriva dall’affresco. Bisogna spvrapporre più strati di intonaco di diversi colori e con appositi strumenti di metallo, si scavano i vari strati di intonaco scoprendo quelli sottostanti.

Vagamente ricorda un po’ come quando da bambini usavamo i pastelli a cera per creare un disegno colorato che poi veniva coperto dal pastello nero e quindi grattato via per scoprire il disegno sottostante.

Dal 2006 in onore alla coppia Murabito, la tradizione sgraffitara viene rinnovata grazie alle opere dei migliori studenti  dell’Istituto d’arte Stagio Stagi di Pietrasanta, che ogni anno, usando questa tecnica e coordinati dal Direttore Artistico Franco Pagliarulo, con il patrocinio del Comitato Paesano di Casoli, abbelliscono le facciate e i muri del borgo.


Portatrici di brocche del Murabito - foto personale -


Nel borgo fatato sono presenti più di cinquanta sgraffiti che ritraggono personaggi e vicende della tradizione paesana, come le portatrici di brocche, dipinte da Murabito su un muro all'entrata del paese.


Arrivo nel borgo di Casoli alta - foto personale -

Casoli, borgo unico nel suo genere, diviso alto e basso, è da considerarsi un vero e proprio museo dell’arte a cielo aperto, visitabile in qualsiasi momento dell’anno e sempre pronto all’accoglienza. 


Un simpatico cicerone - foto personale -


Una simpatica colonia di gatti mi ha accompagnato  lungo la via principale del borgo fino alla splendida Chiesa di San Rocco e risalente alla seconda metà dell'800, che purtroppo abbiamo trovato chiusa.

Chiesa di San Rocco - foto personale -


Una gita breve, ma ricca di emozioni, fattibile in poche ore per chi arriva da La Spezia o da Pisa e assolutamente non faticosa.

Ideale per chi volesse passare qualche ora immerso nel silenzio e nella pace delle Apuane, circondato da capolavori di artisti senza tempo.

Non mi resta che augurarvi buon viaggio e buona visione.

Tania C.


SGRAFFITI E SCORCI DI CASOLI

Foto personali




























N.B. Per le notizie sulla storia di Casoli mi sono rifatta al sito del Comune di Camaiore


mercoledì 2 febbraio 2022

Recensione MAI STATI INNOCENTI di Valeria Gargiullo - Ed. Salani -

 



MAI STATI INNOCENTI

Valeria Gargiullo

Ed. Adriano Salani Editore

Anno di uscita 2022

Formato Brossura

Pag. 336

Collana Le Stanze

Genere Romanzi italiani

€ 16

Versione ebook presente in tutti i maggiori store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Valeria Gargiullo, classe 1992, proviene da un quartiere popolare di Civitavecchia e cerca nella scrittura una forma di riscatto. Ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione della scuola Palomar. Attualmente vive a Roma, dove studia Lettere. Questo è il suo primo romanzo.


TRAMA

Uno stradone di un chilometro divide Civitavecchia a metà. Da una parte Santa Fermina, con le sue villette a due piani e le vie coi nomi dei fiori; dall'altra Campo dell'oro, i casermoni popolari e i fumi degli impianti industriali che corrodono l'anima delle persone. Di là, un futuro prospero, le bollette in regola, le vacanze al mare; di qua, le famiglie arrancano e i figli, abbandonati a loro stessi, sognano una fuga impossibile. E quello che fa anche Anna, che ha studiato duramente e messo i soldi da parte per potersene andare via, lontano, all'università. Poche settimane ancora e finalmente salirà su un treno, pronta a costruirsi una vita diversa. Tutto sembra andare in frantumi quando Anna vede Simone, il suo fratellino di quattordici anni, in sella a un motorino, con un martello in mano, insieme alla feroce banda criminale che controllala zona. I Sorci, li chiamano, e nei loro affari è bene non immischiarsi mai. Anna vorrebbe salvarlo, ma sa che con certa gente è impossibile trattare. Si scende a patti, semmai, fino alle estreme conseguenze. Con l'autenticità di chi in un posto così ci è nato e cresciuto, Valeria Gargiullo demolisce la retorica che spesso accompagna il racconto delle periferie, e lo fa con la consapevolezza che il Male non è soltanto un nemico, ma anche un compagno quotidiano e una pericolosa tentazione.


IMPRESSIONI

Quando Riccardo Barbagallo di Salani, che ringrazio per la copia cartacea ricevuta, mi inviò la mail con la scheda della nuova uscita della Collana Le Stanze, rimasi talmente colpita dalla trama che accettai subito di leggerlo e recensirlo.

Mai stati innocenti, dell'autrice emergente Valeria Gargiullo, fresco di stampa, prometteva bene e la curiosità di leggerlo mi ha spinta a divorarlo in una notte e qualche ora del giorno dopo, tenendomi incollata alle pagine fino ad un finale che coinvolge e spiazza, al di la di ogni aspettativa ed elucubrazione.

Già dalla copertina il romanzo presenta tutta la sua forza e speranza. 

A fare da sfondo lo skyline di una qualsiasi periferia italiana, Civitavecchia nello specifico, sotto un cielo di piombo attraversato da gabbiani e, di spalle al mare, una ragazza che con lo sguardo rivolto ai palazzi. 

Caleidoscopio di dolore e rinascita, di speranza. 

La speranza di chi, in partenza verso un destino migliore, si gira un'ultima volta per riempirsi il cuore e gli occhi di quel passato così ingombrante da non rivelare mai ma che custodirà dentro per sempre come un cilicio stretto intorno al cuore, a ricordarle quanto può essere amara e crudelmente beffarda la voglia di riscatto, di un futuro migliore.

Anna e Simone sono fratelli, Anna ha cominciato a prteggere il fratello a 12 anni, quando lui ne aveva soltanto sei.

Sono nati  e cresciuti nella periferia popolare di Civitavecchia, nel quartiere Campo dell'oro, dove la povertà viene vista e vissuta come una colpa. Un marchio nero tatuato sulla pelle e nell'anima, una macabra ''stella di David'' cucita addosso dalla nascita come simbolo di un destino al quale non si potrà mai sfuggire.

Anna e Simo vivono con la madre nella casa che l'Ater, negli anni '70 assegnò ai nonni.

Un casermone popolare, anonimo tra i tanti, fatiscente, abitato dai nuovi disperati, gente agli antipodi: gente che non ha niente da perdere e ogni infrazione è concessa, pur di tirare avanti e gente che si spacca la schiena per cercare di dare un futuro migliore ai figli.

Migliore, non dignitoso, perché la povertà è dignitosa e non deve essere una vergogna di cui ricoprirsi.

Il padre tossicomane di Anna e Simo se ne è andato molti anni prima, dopo aver quasi ucciso il figlio, in un raptus dettato dai fumi del mix hashish e marijuana. Un bambino innocente, ancora troppo piccolo per capire gli orrori ai quali porta la povertà, vissuta come un male oscuro che logora l'anima.

<< Mentre la guardavo, sopraffatta dal suo lembo di vita in cui soccombeva all'abbandono di mio padre, arrivai alla conclusione che ero l'unica ad avere gli strumenti per salvare Simone. >>

La madre, da quel giorno, ha smesso di vivere, lasciandosi divorare completamente dalle lacrime versate sui ricordi e dal lavoro, riversando il compito di crescere Simone su Anna. 

I soldi non bastano mai: o si pagano le bollette o si mette un pasto in tavola.  

Poi c'era la scuola. 

Ad Anna piace così tanto studiare,  leggere è la sua realtà parallela, un mondo fatto di pace e tranquillità nel quale rifugiarsi.

Le filastrocche di Rodari e Il Barone Rampante sono i libri preferiti dei fratelli. Quando erano piccoli lei li leggeva sempre  a Simone, bambino assetato dell'amore sano che solo la famiglia sa darti e lui, con gli occhi ancora impastati di ingenuità, sognava di vivere sugli alberi come il curioso Barone di Calvino.

Ogni volta però i loro sogni si infrangevano contro il muro ostile della  realtà di periferia. 

Non hanno un padre, la madre è divorata dal duro lavoro e dagli attacchi di panico e sono tra i più poveri del quartiere più degradato della città.

Quella era, è e  probabilmente continuerà ad essere la loro realtà. 

Non c'è futuro per loro, certo tante speranze e sogni ai quali aggrapparsi, ma poi?

Il tempo passa veloce e Anna, pur continuando ad andare a scuola, comincia a lavorare giovanissima. Il suo sogno è quello di lasciare Campo dell'oro per andare all'Università a Milano e riscattare la possibilità di un futuro migliore. 

Un futuro dove non avrebbe più scelto tra pagare la bolletta del gas o comprare un biglietto del treno.

Un futuro ricco, proprio come quello  dei ragazzi di Santa Fermina, il quartiere chic dall'altra parte della strada, quello dove tutto profuma di fiori e zucchero filato, dove i palazzi non sono circondati da immondizia e le famiglie somigliavano così tanto a quelle del Mulino Bianco.

Ma ce l'avrebbe fatta? Sarebbe riuscita, una volta a Milano, a lavare via la patina di degrado e povertà che le si era appiccicata addosso al momento della nascita? 

I suoi dubbi e le sue paure li confida al suo migliore amico e vicino di casa Lorenzo.

Un ragazzo al margine come lei, cresciuto con un padre alcolizzato e violento e una madre sottomessa. Anche lui timbrato a fuoco dalla ''colpa'' di essere troppo povero e troppo sensibile, in quel mondo così spietato. 

Emarginato, senza diritti, solo il dovere di nascondersi e annullarsi, per non essere lo zimbello del quartiere.

Anna e Simo, tra un piatto di pasta al pomodoro e una tazza di latte e biscotti, sono cresciuti: lei ha vent'anni, lui quattordici. Lorenzo è sempre al fianco di Anna, pronto ad aiutarla e farsi aiutare quando il padre gli ricorda che Anna è il diavolo che lo reso lo scherno del quartiere e della società, 

<< Quante volte mi ero seduta, con mezz'ora di anticipo, su una panchina al binario, fingendo di partire. Guardavo le persone con le enormi valige e il biglietto  stretto al petto, e mi domandavo cosa volesse dire fare i bagagli, salutare tutti e andarsene. >>

Il sogno di Anna sta per avverarsi, tra meno di due settimane partirà per Milano: i suoi libri, qualche maglione pesante, due paia di Jeans, l'affitto per l'appartamento già pagato e la bolletta del gas come biglietto del treno della speranza. 

Non vede l'ora di lasciarsi alle spalle il passato e ricominciare dall'inizio. 

Una pagina bianca tutta da riempire solo di successi. Lei e la madre avevano sacrificato tutto affinché il suo sogno di riscatto si avverasse e adesso era arrivato il momento di farlo renderlo realtà.

Ma quando hai la sfortuna di nascere nella parte sbagliata di mondo, la sopravvivenza ti mette ogni giorno alla prova con i suoi ostacoli da superare.

Simo era cambiato, era strano e la conferma arriva quando Anna lo vede sfrecciare sullo scooter truccato dei Sorci, la baby clan che domina Campo dell'oro, comandata dal giovane  Giancarlo, figlio del boss chiamato ''Burattinaio'', lo spacciatore che faceva il bello e il cattivo tempo nel quartiere, ora nel gabbio.

I Sorci sono un clan criminale di ragazzini dai quattordici ai vent'anni, che semina terrore per la città,  devoti al credo della vendetta trasversale.

Uniti dalla povertà, come una grande famiglia allargata, vivono di espedienti, risse e furti. È un circolo chiuso, entrarne a far parte è molto difficile, uscirne impossibile, il prezzo sarebbe stato troppo alto. 

D'altronde chi, come loro, ha avuto la sfortuna di nascere nel ''bronx'', non ha nulla da perdere. Anzi, tutto da guadagnare, viste le intenzioni espansionistiche di Giancarlo.

Simone non riesce a capire il bi-sogno che Anna ha di fuggire da quella vita di stenti e si sente abbandonato di nuovo. Prima il padre, adesso lei, che lo aveva amato e cresciuto come e più di una madre, grazie a quel legame a doppio filo che solo i fratelli hanno. Presenza sicura e rassicurante per un bambino troppo piccolo per essere orfano del calore di una famiglia ''normale''.

La sua disperazione e il suo bisogno di una famiglia che non lo abbandonasse lo spinge ad unirsi ai Sorci, a quei giovani delinquenti dai quali avrebbe sempre dovuto tenersi alla larga, perché loro erano pericolosi e lui era si povero, ma onesto.

Iniziano così i primi problemi: Simo è stato accusato dal preside della scuola di aver nascosto la droga, in realtà appartenuta a Giancarlo, ma grazie all'intervento di Anna, sarà graziato e la madre non lo verrà mai a sapere. 

Non potrebbe reggere quell''ulteriore pugnalata. 

Così come non deve sapere che il suo adorato bambino è diventato un membro dei clan del Burattinaio, colui che ha contribuito a rovinare la vita del marito fomentando la sua dipendenza dalle droghe.

<< La sua protezione è ciò che mi è stato insegnato da quando sono bambina. >>

La data della partenza diventa sempre più vicina e, per paradosso, il sogno di Anna sempre più lontano.

Accusata dal fratello di averlo abbandonato come aveva fatto il padre, la ragazza non se la sente di partire e lasciarlo in balia della macchina distruttrice che era sempre stato Campo dell'oro.

Cos'altro può fare per aiutarlo a rimettersi sulla giusta via, se non entrare lei stessa a far parte del clan?

A parte i sogni, e i sogni sono fatti solo di impalpabile speranza, non ha nulla da perdere. 

È povera, abbandonata da un padre tossicomane, una madre quasi assente, persa in un mondo fatto di lavoro, ansia e dvd, il suo destino è segnato dalla nascita. Statico, come il cadenzare degli anni che passano senza che nulla cambi. 

Nulla le spetta, oltre la povertà e il degrado, ma rivendicare il benessere rifacendosi su chi invece non ha mai dovuto lottare per mettere insieme il pranzo con la cena era suo diritto. 

Questa è la legge dei Sorci: prendere con la forza ciò che la vita ti ha negato.

Unirsi al clan, tenere testa al coetaneo Giancarlo, è l'unico modo per aiutare Simo. 

Poi, forse...

Entrare nella ''famiglia'' ha le sue regole. Il clan, da sempre precluso alle donne, non vede di buon occhio la richiesta di Anna, in primis Simo.

Giancarlo non si fida, sa che le porterà solo guai, così come sa che l'interesse della ragazza è solo quello di riuscire a tirar fuori il fratello e non di lottare con loro per sottrarre ogni benessere e il territorio al clan rivale di Santa Fermina.

Non è uno stupido Giancarlo, è intelligente e colto. La maschera da giovane teppista ribelle l'ha indossata fin troppo presto per soffocare i suoi bi-sogni, per non mostrare la vergogna di non poter realizzare i suoi sogni agli altri.

Ma i fantasmi di ciò che ''avrebbe potuto essere se...'', gli divorano l'anima come un fuoco demoniaco che arde perennemente nella sua testa, spingendolo nelle spire ammaliatrici del potere ad ogni costo.

Dopo l'arresto del  padre di Giancarlo, i Sorci sono diventati la sua famiglia, l'unica per la quale contasse veramente qualcosa e per la quale doveva impegnarsi a dare tutto ciò che la sfortuna di essere nati a Campo dell'oro gli aveva negato.

Diventare capo di quel gruppo di baby  criminali è l'unica forma di riscatto in cui crede. 

Rabbia, violenza, furti, stupri, l'unica forma di evoluzione per la sua anima.

E adesso era arrivata Anna, con i suoi libri di Calvino e Rodari, le citazioni di Platone, che pensava di riuscire a fregarlo, di tenergli testa, di cambiarlo. 

No, non si fidava di lei, e farla entrare nel clan era l'unica maniera per averne la certezza e sbarazzarsene senza problemi. 

Entrare nel clan è difficile, uscirne impossibile, lo sa bene uno  dei membri, al quale era stato mozzato un dito solo per aver pensato di abbandonare, di tradire quella famiglia di latta per aiutare la famiglia biologica!

<< Ce l'ho scritto in faccia che non sono felice, e che Milano non è la risposta a quello che il quartiere mi ha preso. >>

Anna lo avrebbe imparato presto, a sue spese: per la libertà il pegno da pagare era uno solo, ma se sarebbe servito a salvare Simo, Lorenzo e sé stessa era disposta a tutto. 

Eterna fedeltà alla famiglia, o sei fuori dai giochi per sempre, lo spettro della testa di cavallo sul letto come promemoria...

A grandi linee questa è la storia di Anna e Simo, ma anche di Giancarlo, Lorenzo, Mirella e tanti altri personaggi che ruotano intorno alla vita dei due fratelli.

Personaggi invisibili, sul baratro, ognuno con le proprie debolezze e sogni infranti, esaurientemente descritti dall'autrice.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, ma leggendo si respira l'aria cupa e pesante di fine anni '80, primi anni '90. Anni in cui la legge della strada era, e spesso è rimasta, l'unica scuola di tante periferie del mondo.

Ogni singola ambientazione è talmente realistica che sembra di sentir garrire i gabbiani, mentre l'odore acre dei gas di scarico dei motorini ''smarmittati''  pizzica il naso.

È caldo e metallico, in bocca, il sapore del sangue versato per difendere l'onore dei Sorci.

Ma riempie il cuore l'amore di Anna verso il fratello e l'amico Lorenzo.

Nitido e violento è il ritratto che Valeria fa delle baby gang, ragazzi ''fuori'', cresciuti a speranze e asfalto, un gruppo di criminalità organizzata che, spesso senza reali motivi, compiono gravi crimini verso adulti e ragazzi come loro, solo più fortunati.

Ma il messaggio che arriva è forte e tagliente come la lama di un serramanico: non importa quali siano i tuoi sogni, le tue debolezze, il tuo credo. Se ami qualcuno e quel qualcuno si trova in pericolo,  nessun ostacolo potrà impedirti di sporcarti le mani pur di salvarlo. Il fine giustifica sempre i mezzi,  anche se devi rinunciare ai tuoi sogni di speranza, per crearne di nuovi. 

Anche se la coscienza continuerà a bruciare nel fuoco eterno dei rimpianti e rimorsi, perché tutti abbiamo qualche colpa da nascondere, anche se nascere povero e al margine non è  una colpa! 

Ma almeno ci hai provato. 

E l'amore vince su tutto.

Con uno stile fresco e verace, pungente e colorito, facendo una disamina sulla criminalità minorile  sempre più dilagante nelle periferie urbane di molte città d'Italia e del mondo, Valeria arriva dritta al  cuore della situazione, senza girare intorno ai problemi. 

Chiama le cose col loro nome, senza edulcorarne la realtà e questa, a mio parere, è l'arma vincente del romanzo, così realistico da sembrare quasi biografico.

Ogni personaggio da lei raccontato e inventato, prende vita ed entra a far parte del mondo del lettore che finirà per affezionarsi a lui e quasi a credere di poterlo salvare, solo con la lettura.

Valeria Gargiullo ha saputo ritrarre perfettamente le emozioni di uno spaccato di vita popolare contemporanea, con la forza e il dolore di chi ha vissuto anche solo in parte determinate situazioni.

Con questo romanzo, lo  scopo dell'autrice è quello di riscattare il suo mondo, proprio Campo dell'oro, e tutte le persone che ogni giorno lottano per arrivare al domani, che siano Lorenzo, Mirella, Simone o il vicino di casa che è venuto a mancare.

Credere nella forza dirompente di Valeria viene naturale proprio grazie alla sua schiettezza ed è per questo che vi consiglio di darle un'opportunità, cosi come è stata concessa a me.

Il mio consiglio è di correre in libreria e di lasciarvi trasportare a Campo dell'oro nelle scorribande dei Sorci...

Non ve ne pentirete, ne sono certa.

Buona lettura,

Tania C.






Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...