mercoledì 13 marzo 2024

Recensione COME IL FIUME di Shelley Read - Ed. CORBACCIO -

 



COME IL FIUME
Autore Shelley Read
Traduzione Maria Elisabetta De Medio
Edizitore Corbaccio
Formato Brossura
Pag. 324
Anno di pubblicazione 2023
€ 18,60
Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Shelley Read è nata e cresciuta nelle Elk Mountains, in Colorado, dimora della sua famiglia da cinque generazioni.
Si laurea in Lettere presso l'Università di Denver in Scrittura Creativa presso il Temple Universiy Graduate Program.
Da trent'anni ha una cattedra in letteratura, scrittura e studi ambientali alla Western Colorado University, dove ha contribuito a fondare un master in Environment & Sustainability e un programma di supporto per studenti a rischio e di prima generazione.
Numerose sono le collaborazioni con riviste accademiche e letterarie.
Come il fiume, il suo primo romanzo, si ispira al paesaggio da cui proviene ed e sta per essere pubblicato in trenta paesi.


TRAMA

Il ritorno del grande romanzo americano

<< Con delicatezza e precisione, Shelley Read evoca i paesaggi dell'aspro e incontaminato Colorado e insieme quelli tormentati dei cuori dei suoi protagonisti. Un grande esordio. >>

KIRKUS

1948, Iola, Colorado.

Victoria Nash è un'adolescente di diciassette anni, vive con la famiglia sulle rive del fiume Gunnison e aiuta i genitori a coltivare le pesche nei frutteti lungo le sponde del fiume.

Durante una luminosa giornata autunnale, un giovane sconosciuto dagli occhi neri come l'ala di un corvo si ferma per domandarle informazioni stradali. La maniera con la quale la ragazza sceglie di rispondere segnerà per sempre il loro destino: quell'incontro sta per accendere tra loro una passione forte quanto il pericolo che li unisce.

Quando la tragedia li colpisce, a Victoria non resta che lasciare l'unica vita che conosce per rifugiarsi sulla montagna e proteggere sé stessa e il grande segreto che porta con sé.

Stagione dopo stagione riuscirà a trovare la forza per ricominciare da capo e andare avanti, supportata dall'amicizia di donne forti e coraggiose quanto lei anche se molto diverse.

Come il fiume è una storia femminile di resilienza di fronte alle pene d'amore, alla perdita e al sacrificio che comporta il cambiamento.

Shelley Read, in questo suo romanzo d'esordio, scava nell'anima alla ricerca di cosa significa guidare la propria vita come se fosse un fiume, scorrendo, raccogliendosi e trovando sempre una via d'uscita.


IMPRESSIONI


Buongiorno amici della Valigia e ben ritrovati.

Come il fiume  mi è stato gentilmente offerto in versione digitale dalla gentilissima Valentina di Corbaccio, alla quale va tutta la mia riconoscenza e un grazie di cuore.

Di questo romanzo mi ha attirato subito la copertina: gialla e blu, una prateria infinita, un torrente che scorrendo placidamente si perde nel cielo all'orizzonte, quasi a ricordarmi vagamente i colori dei  dipinti di Van Gogh, uno dei miei pittori preferiti. Rilassante per gli occhi e per la mente, invita a "viaggiare" a immaginare luoghi e personaggi che si rincorrono lungo quella prateria.

Dopo aver letto la trama, l'attrazione si è trasformata in amore a prima vista! Così ho fatto richiesta del testo e mi hanno accontentata.

Le aspettative che avevo su questa lettura, pagina dopo pagina, sono state ampiamente soddisfatte e superate, mai mi sarei aspettata una storia così intensa e delicata, anche se sferzante come la corrente del grande fiume del Colorado.

La storia evolutiva di Victoria Nash, una ragazzina di diciassette anni, che dopo aver perso la madre si ritrova a vivere con l'ombra di un padre severo, un fratello-padrone più giovane, Seth, violento e sempre ubriaco e uno zio invalido di guerra che si lascia sopravvivere su una sedia rotelle tra alcol e fumo, è ambientata sulle sponde del fiume Gunnison, nell'ex cittadina, ormai realmente estinta da decenni, di Iola in Colorado, ai piedi delle Montagne Rocciose, e si sviluppa nell'arco di un ventennio, tra la fine degli anni '40 e la fine degli anni '60.

Cresciuta in una famiglia dalla facciata patriarcale, Victoria  riceve un'educazione severa e puritana da parte della madre bigotta e manipolatrice, che morirà durante la sua infanzia in un disgraziato incidente automobilistico insieme alla zia e all'amato Cal, il cugino più grande, considerato da Victoria come il fratello maggiore che avrebbe sempre desiderato. 

Spesso vittima delle angherie del fratello Seth, irascibile e geloso del fraterno rapporto con Cal, fin da bambina, Torie trova conforto e protezione nel cugino, subendo un duro colpo dopo la sua morte. 

Nonostante la tragedia la ragazza cresce comunque studiosa e volenterosa, dividendosi tra scuola, casa e lavoro nel frutteto di famiglia, aiutando nella coltivazione, raccolta e vendita delle migliori e succose pesche di tutta l'America, vanto della famiglia e della cittadina.

Devo confessarlo, ogni volta che l'autrice descrive le pesche gialle e rosse, croccanti, succose e dal profumo di sole, la voglia irrefrenabile di addentarle mi ha tenuto compagnia per tutta la durata della lettura, aumentando esponenzialmente sino a spingermi a uscire per comprare del succo di pesca. 

Potenza della scrittura creativa!

Non divaghiamo, torniamo a Torie, così vezzeggiata dal cugino e dai familiari, è quasi una donna, di una bellezza selvaggia che comincia a sbocciare come un fior di pesco a primavera, ma  lei è sempre stata troppo presa dal lavoro e dalla sua impegnativa famiglia per accorgersene.

<< Gli occhi dello straniero erano scuri e lucenti come un'ala di corvo. E buoni - questo è ciò che ricordo di quegli occhi, da quella prima volta fino all'ultima - una bontà che sembrava sgorgare da dentro di lui e traboccare come un pozzo troppo pieno... >>

Un giorno, mentre sta tornando da scuola, un bellissimo ragazzo moro, forse un minatore, dalla pelle ambrata e dagli occhi scuri e profondi, la ferma per chiederle informazioni, facendole battere forte il cuore e prendere coscienza della propria femminilità. 

È la prima volta, dopo la scomparsa del cugino, che Torie sente di nuovo la sensazione di essere "speciale", di essere considerata una donna da amare e non una serva da comandare e soggiogare.

Il ragazzo si chiama Wilson Moon, sta cercando lavoro e Torie, persa nel suo dolce sorriso, accetta volentieri di fare due passi con lui fino alla pensione che lei gli aveva indicato, con la promessa di rivedersi presto.

La scena non passa inosservata al fratello Seth che, accecato dai fumi dell'alcol e dalla gelosia, le intima violentemente di lasciar perdere quello "bastardo", sfociando in una furiosa lite.

<< Ma è sovente un minuscolo fatidico evento a cambiare la nostra vita in modo più profondo ... >>

Quell'incontro così improvviso e devastante, segnerà per sempre il destino di Victoria e Wilson.

I due giovani, sfidando le ire di Seth e la sua gang di "amici", giorno dopo giorno scoprono la profondità e la passione di un sentimento puro, viscerale e genuino che li unisce e li fa crescere nella consapevolezza che d'ora in avanti sarà sempre più difficile viverlo alla luce del sole.

Seth, accecato dalla gelosia verso la sorella e dall'odio razziale verso Wilson, nativo americano, decide di vendicarsi di quel "bastardo" dal sangue impuro. 

Supportato dai loschi amici, trova il modo mettere per sempre fine a quella storia così vergognosa, che ha osato infangare il nome della famiglia.

<< Ero una ragazza sola, che stava diventando donna in una casa di maschi. Era come fiorire in un cumulo di neve. >>

Torie si ritrova di nuovo sola, ha perso  l'amore della sua vita e, custode di un segreto che nessuno oltre lei può e deve sapere, una mattina decide di lasciare la sua casa per rifugiarsi sulla montagna dove era stata felice con Wilson.

Da quel momento sa che deve contare solo su sé stessa e sulla forza che può darle la natura che la circonda. Gli alberi, il sole, l'acqua gelida del ruscello, la terra rocciosa, la neve e la pioggia saranno i soli amici dai quali attingere forza e speranza, ora che deve pensare a proteggere anche la nuova vita che sta crescendo dentro di lei.

I giorni si rincorrono nell'alternarsi delle stagioni, mentre il ventre di Torie cresce sempre di più, teso, come un pallone che sta per scoppiare. La vita in montagna è aspra e tagliente, ma il pensiero di Wilson e del frutto del loro amore sanno darle la forza e la fiducia nel domani.

Aggrappata a sogni che probabilmente non si realizzeranno mai, Victoria, durante una gelida giornata invernale, da alla luce Baby Blue, un bellissimo bambino identico al padre.

<< ... Quando nessun luogo ti accoglie, ovunque è come da nessuna parte ... >>

A stretto contatto con la natura selvaggia e ribelle, Torie e Baby Blue cercano di sopravvivere, di passare il rigido inverno. Il vento sferza i loro corpi stanchi, il riverbero del sole sulla neve buca i loro occhi. Le provviste di Torie cominciano a scarseggiare, il piccolo orto che cercava di coltivare dorme sotto una coltre di ghiaccio e neve. La primavera tarda ad arrivare e l'unico nutrimento dal quale trarre quelle poche energie per arrivare all'indomani, sembra essere la terra ghiacciata e bruna. Quella terra che sembra ribellarsi alla vita.

Victoria, consapevole che Baby Blue non potrà sopravvivere in quelle condizioni, prende la decisione più sofferta e dura dopo quella di aver cercato riparo tra le montagne tanto care a Wilson.

Col cuore in frantumi e il piccolo stremato dalla fame, decide di tornare a casa, dalla sua famiglia, non prima di aver trovato una buona famiglia che possa dare una vita migliore al suo piccolo. 

L'occasione le si presenta subito, in una radura poco distante dal loro rifugio. Una famiglia con una lussuosa auto sta facendo un pic nic. Una madre che sta allattando un neonato. Sembra che  l'Universo e Dio  abbiano ascoltato le sue preghiere! 

Sa che in quel momento è la cosa più giusta da fare, anche se le costerà notti insonni, il cuore a pezzi e il rimorso di non aver potuto proteggere né Wilson né il frutto innocente del loro immenso amore.

<< Una brava ragazza, un bravo cavallo, puoi obbedire, puoi amare, ma non aspettarti che se fai del bene riceverai bene.>> 

Torie è di nuovo e completamente sola e deve contare solo sulle forze, alimentate dalla speranza di poter, un giorno, ritrovare il suo bambino. 

Il padre, ormai solo ombra dell'uomo burbero di qualche mese fa, non fa domande, l'accoglie di nuovo in casa, come se il tempo non fosse mai passato. Il fratello Seth e lo zio se ne sono andati e da li a poco l'avrebbe lasciata pure il padre, malato terminale.

Ricominciare è dura, ma il lavoro nel frutteto assorbe tutte le sue energie, impedendole di cadere nel buco nero della depressione per la mancanza di Wilson e Baby Blue.

Come se non bastasse tutta quella sofferenza, la vita sembra giocarle un macabro scherzo: Iola, la sua città sulle rive del fiume Gunnison, sta per essere inondata dalle acque del Blue Mesa Dam, un bacino artificiale voluto dal Governo per la produzione di energia elettrica.

<< Mi sarei lasciata il passato alle spalle e avrei cercato di rifarmi una vita, sperando non nei miracoli ma semplicemente di avere la forza. Pensai che se potevano sopravvivere i miei alberi, sradicati  e contro ogni previsione, allora, al diavolo la sfortuna, potevo farlo anch'io. >>

Ancora una volta, spinta e protetta dall'amore, Torie non si piega alla vita beffarda ma è pronta per rinascere dalle proprie ceneri. Nessuno le porterà l'ultimo dei suoi affetti, il suo adorato pescheto. 

Aiutata dalla "pazza" del villaggio, una donna muta additata come "strega" e sua unica amica, Victoria è pronta a giocarsi l'anima per salvare il frutteto e ricominciare una nuova vita in nome dell'amore per Wilson e il loro bambino...      

A voi scoprire quali prove dovrà superare ancora Torie e se, finalmente, troverà un po' di pace nella sua vita travagliata.

Diviso in tre parti, narrate in prima persona dalla voce  della protagonista, questo romanzo è la forza di Victoria, una donna che, a differenza della sua città, non si è mai lasciata sommergere dalle avversità che ha incontrato lungo il cammino ma, resiliente e caparbia, ha saputo vivere la sua vita continuando a scorrere con la forza di un fiume in piena, rinnovandosi anno per anno, seguendo il ritmo e corso della natura, per poi sfociare nell'immenso mare della vita con tutta la sua potenza.

Quello che più ho amato di questa storia così "viva", è stata proprio la parte integrante che l'autrice ha dato alla natura, "all'eutierra", quel sentimento puro e atavico che lega l'uomo alla Madre Terra.

Ho amato ogni pagina del romanzo, dallo stile semplice e acerbo, delicato, mai volgare, ma travolgente come le acque blu del Gunnison, alla cura degli avvenimenti storici trattati.

Per essere il suo primo romanzo, l'autrice ha saputo descrivere magistralmente tutte le sfumature evolutive  di Torie, creando un personaggio che cambia continuamente, che da adolescente timorosa si trasforma in donna forte e consapevole dei propri limiti, ma capace di superarli mettendosi sempre alla prova, a costo di rinascere ogni volta dalle proprie macerie.

Se questa storia meravigliosa ha suscitato il vostro interesse, il mio consiglio è quello lasciarvi trasportare dal fiume in piena delle pagine, sicura che ne verrete piacevolmente travolti.

Buona lettura,

Tania C.




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              









lunedì 11 marzo 2024

Recensione: NERO COME LA NEVE La Spezia, 1938. La prima indagine del commissario Dario De Santis di Marco Della Croce - Ed. Fratelli Frilli Editori -

 


NERO COME LA NEVE

La Spezia,1938. La prima indagine del commissario De Santis


Autore Marco Della Croce

Ed: Fratelli Frilli Editori

Collana Supernoir Bross

Anno di edizione 2023

Formato Brossura

Pag. 304

€ 16,90

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTORE

Marco Della Croce nasce nel 1961 a La Spezia nel 1961 e consegue la Laurea in farmacia.

Lavora come pubblicista, sceneggiatore di fumetti, documentarista, autore televisivo e scrittore. Attualmente è docente presso il corso  di scrittura creativa della Scuola Internazionale dei Comics di Genova e insegna in una scuola superiore.

In passato ha collaborato come free-lance con numerose testate, tra le quali: "Tuttoturismo", "Quark", "Vitality", "Airone", "Dodo", "Gente".

Portano la sua firma i volumi Guida alle Cinque Terre, edito da Meridiane-Edizioni Paoline; Cinque Terre Trekking, edito da 5 Trek; collabora alla stesura de I sentieri della Val di Vara, edito da Felici Editore; Un ko di diciassette secondi, collaborando come coautre, edito da Storie di Sport; Geografia turistica, come coautore, edito da Zanichelli Scuola. 

Ha lavorato nel campo del fumetto, collaborando con le riviste Fumo di China e If.

Sua la sceneggiatura di due serie per ragazzi: Dodo e Clarissa & co. 

Ha pubblicato come coautore i saggi L'oro di Zio Paperone edito da ABACO e di Luciano Bottaro, un sorriso lungo una vita, edito da ANAFI. 

È stato sceneggiatore, montatore e regista del documentario Il cielo sopra Srebrenca (MACONDO 3). 

È stato ghost writer di alcuni testi della trasmissione di Rai 3 Terzo Pianeta.

Nel campo della narrativa pubblica tre romanzi: nel 2013, per Felice Editore,  Nera di Malasorte secondo classificato al Premio Letterario Città di Sarzana - sezione digitale - nel 2020; nel 2015, per Sillabe di Sale, pubblica Venus classificandosi al primo posto del Premio Letterario Città di Sarzana 2021; nel 2018 per Sillabe di Sale pubblica Black Magic Woman, ripubblicati nel 2022 da Il Filo di Arianna in versione cofanetto dal titolo La Trilogia nera del commissario Sbrana.

Ha pubblicato alcuni racconti nelle Antologie Giallo Pisano 4 (Lettera d'addio Felici Editore 2013); Nero di Spezia (Il numero due, Felici Editore 2014 di cui è stato anche curatore); Spezzini per sempre (Appuntamento a Monterosso, Edizioni della Sera 2023); nell'Antologia di audioracconti pubblica Ci metto la voce (Jenny, Comune della Spezia, 2021 e nell'Antologia multi-artistica ha pubblicato Nelle loro vite (Babacar, IP - Alessandro Ebuli, 2021).


TRAMA

La Spezia, 1938, settimana di Natale. Lungo un vicolo del centro viene ritrovato il corpo senza vita di Fiorella Monchesi. Una pallottola ha centrato il cuore senza lasciare scampo alla povera maestra marchigiana.

A capo delle indagini il commissario Dario De Santis, romano, provato da una terribile tragedia familiare e il suo braccio destro, il brigadiere Lucio Tonelli, spezzino purosangue e abile sbirro dallo spiccato valore della leltà.

Alla coppia basta poco per scoprire che la giovane maestra è da poco uscita da una torbida relazione con un ricco e misterioso fidanzato.

Seguire la pista sentimentale sembrerebbe  la via più facile e chiara da seguire per risolvere il caso e dare volto e nome all'assassino ma, poco più tardi, un secondo omicidio, avvenuto con lo stesso modus operandi, rimescola le carte in tavola facendo crollare le teorie del commissario e dei suoi collaboratori.

La seconda vittima è un uomo d'affari viennese, arrivato da poco in città per lavoro.

Che cosa lega le due vittime, all'apparenza così distanti tra loro? Perché sono stati freddati entrambi da una pallottola al cuore ma, in particolar modo, perché vicino ai loro corpi sono state ritrovate alcune figurine di una trasmissione radiofonica in onda in quel periodo?

Nel mezzo di una tormentosa tramontana, De Santis e Tonelli si troveranno a indagare col supporto della guardia napoletana Russo, cercando di destreggiarsi tra un variegato dedalo di personaggi ambigui come Spie dell'Ovra, camicie nere, prostitute di lusso, sovversivi teatrini, infermiere sognatrici, per giungere, finalmente, alla raccapricciante verità.

A fare da sfondo una società malata, costantemente sorvegliata dall'occhio vigile di un Regime produttore di leggi infami, che verrà manovrata verso una guerra planetaria, oscurata dallo sfavillio delle vetrine vestite a festa e dal magico candore di un'abbondante nevicata che, durante la notte di Natale, ammanterà la città e l'ipocrita indifferenza dei suoi abitanti.


Premessa

Amici della Valigia buon pomeriggio. Sono veramente contenta di presentarvi un nuovo autore e una nuova recensione, scritta dalla mia amica Nelly.

L'autore, Marco Della Croce, è un nostro concittadino con alle spalle una prestigiosa carriera in campo letterario, giornalistico e televisivo. Ciò ci rende molto orgogliose, e non solo per aver portato in scena la nostra amata città. 

Abbiamo quindi pensato di pubblicare questa recensione per farlo conoscere anche a voi e agli amanti dei gialli/noir all'italiana.

Se anche a voi è piaciuta la trama di questo giallo ligure e vi ha incuriosito la recensione di Nelly, vi invito alla lettura di questo interessante romanzo dalla suggestiva copertina raffigurante la principale via del centro spezzino all'epoca dell'ambientazione del romanzo. 

Ne vale la pena. 

Buona lettura,


Tania C.


LE IMPRESSIONI DI NELLY


Mi sono imbattuta per caso nel libro di Marco.
Incuriosita, ho letto poche righe della trama e ho deciso di scaricarlo sul cellulare.
Complice un viaggio in aereo ho iniziato a leggerlo.
Non farò troppe anticipazioni, dico solo che è ambientato a Spezia (La Spezia) nel 1938 e ci porta a conoscere il commissario De Santis , romano, inviso al regime e alla milizia spezzina e oppresso da un grande dolore, affiancato dallo spezzinissimo brigadiere Tonelli ( bon vivant e tombeur de femme) e dal giovanissimo agente Gege’ Russo, collaboratori preziosi e intuitivi .
In questa Spezia conosciuta e sconosciuta insieme ( per noi spezzini e provinciali) i tre indagano su quale sia il collegamento tra l’omicidio di una giovane maestra marchigiana, di un uomo d’affari austriaco e di un barbone.
Cosa li lega? Cosa succede in città? Quale ruolo della milizia onnipresente a ostacolare il lavoro della giustizia?
Bel romanzo, trama solida, ben costruita, lettura scorrevole e avvincente.
E la risposta agli omicidi si scopre solo alla fine (ottimo!).
Attendendo il secondo capitolo della serie, mi dedicherò ai romanzi precedenti di Marco Della Croce .
Complimenti Marco, continua così.

Nelly Lorenzini

sabato 9 marzo 2024

Recensione LA PORTALETTERE DI PARIGI di MEG WAITE CLAYTON - Ed. HARPERCOLLINS ITALIA -

 




LA PORTA LETTERE DI PARIGI

Autore: Meg Waite Clayton

Traduttore: Claudia Marseguerra

Editore: HarperCollins Italia

Pubblicato: 16 gennaio 2024

Formato: Rilegato

Pag. 464

€ 18,90

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Meg Waite Clayton conseguì la laure in giurisprudenza nel Michigan, divenendo autrice di romanzi di successo che vinsero diversi premi letterari. 

Negli anni inizia a collaborare con prestigiose testate come ?New York Times", "Forbes", "Washington Post", dedicandosi spesso al mondo femminile nella società e a tutto ciò che le donne devono affrontare ogni giorno.  


TRAMA

Naneé è una bella ragazza, ricca e con uno spiccato spirito d'avventura. 

Per lei libertà significa imparare a pilotare un aereo.

Quando i carri armati tedeschi invadono la Francia ed entrano a Parigi, il cuore di Naneé è pronto a unirsi alla Resistenza.

Col soprannome "la portalettere", Naneé comincia a consegnare informazioni ai clandestini, usando la sua scaltrezza e il suo fascino per salvare i fuggiaschi e metterli in salvo in ripari sicuri. Edouard Moss, fotografo, fugge dalla Germania con la figlia ancora piccola e viene internato in un campo di lavoro francese. Ben presto incontra Nanée, intrecciando la sua vita con quella della donna, dando vita a un amore romantico ma pericoloso, vissuto nel bel mezzo del fuoco della guerra... 

La storia di Nanée e Edouard è ispirata alla vita reale della ricca ereditiera di Chicago Mary Jane Gold, la quale lavorò assiduamente fianco a fianco col giornalista americano Varian Fry, per riuscire a far espatriare clandestinamente dal territorio francese artisti e intellettuali. La portalettere di Parigi è la storia di una donna coraggiosa, la cui forza è simbolo di speranza in quell'epoca dominata dal terrore. Dopo il successo di L'ultimo treno per la libertà, Meg Waite Clayton rielabora i giorni cupi dell'occupazione tedesca in Francia, dando vita a un romanzo d'amore, pericolo ed eroismo ineguagliabile. 


IMPRESSIONI


Amici della Valigia ben ritrovati. 

Il romanzo che vi presento oggi mi è stato gentilmente offerto da Jennifer Carretta di HarperCollins Italia, alla quale vanno i miei ringraziamenti, per l'opportunità concessami. 

È passata da poco la Giornata della Memoria, certi orrori non vanno mai dimenticati e nemmeno soffocati.

Parlarne, farli conoscere, è oggi l'unica maniera per cercare di non ripeterli, anche se i fatti di cronaca sembrano riscrivere ogni giorno l'identica storia di quegli anni bui.

La portalettere di Parigi è molto di più di un romanzo storico, è la testimonianza della memoria di chi ha combattuto, mettendosi in gioco fino fine alla fine, per poter vivere in un mondo libero, per difendere il valore e il diritto alla vita.

Si tratta di una storia "diversa" da quella raccontata sui libri di scuola. Non riporta la "Memoria" di chi, fortunatamente è riuscito a sopravvivere ai campi di sterminio. 

Questa è una storia forte, che osa, sfidando i canoni e le ideologie di un'epoca nera e dittatoriale. 

Una storia al femminile, di emancipazione, di forza e speranza. 

Prendendo spunto dalla vita reale di Mary Jane Gold, un'ereditiera americana che, durante il periodo buio della Seconda Guerra Mondiale, invece di pensare alla propria salvezza, scelse di collaborare col giornalista Varian Fry e l'amica Miriam Davenport, impegnandosi nel nobile fine di aiutare quanti più ebrei possibili a salvarsi, l'autrice crea il personaggio di Nanée, dando vita a una donna dagli occhi profondi e una mente brillante, coraggiosa e con uno spiccato spirito di avventura. 

<< Era arrivato il momento. La Germania aveva invaso la Polonia, spingendo Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra. Il miracolo che Nanée e tutti in Francia pensavano li avrebbe salvati non era avvenuto. Invece erano ricomparsi i manifesti di appel immédiate che incitavano i francesi ad arruolarsi, manifesti che erano stati tolti dopo la crisi di Monaco, un anno prima. Questa volta la chiamata alle armi era reale. >>

Nanée sfida ogni giorno la paura: come la sua alter ego umana, pilota il super leggero monoplano a motore Vega Gull, un velivolo usato  per turismo negli anni '30 dalla flotta aerea britannica. 

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i monoplani, familiarmente chiamati "i gabbiani", vennero requisiti dal governo, diventando parte integrante della flottiglia aerea militare britannica, impegnata a combattere il fuoco nemico. Alcuni vennero abbattuti, altri vennero costretti a cambiare bandiera.

La narrazione del romanzo si divide in due parti.

La prima parte, più lenta e descrittiva, mette in luce i personaggi che si incontreranno durante la storia, l'evolversi dell'avanzata delle truppe tedesche, il terrore e la paura di sentirsi il fiato sul collo da parte dei nazisti, mentre nella seconda, più frizzante e romantica, conosceremo più a fondo il lato più umano e sociale dei personaggi, la nascita di un profondo legame tra Nanée e uno dei protagonisti, la lotta per la libertà, il coraggio e la forza di rialzarsi sempre, nonostante le avversità. 

Protagonista principale è l'affascinante Nanée che rappresenta la "sfacciataggine" e la classe senza freni di una donna che, nonostante il periodo storico, non ha paura di essere sé stessa, mostrando la spropria femminilità, celata dietro a dei pantaloni cargo, un paio di occhialetti da aviatore e col  sensuale drappo di seta bianca fluttuante intorno al collo.

<< ... ora la Francia era in guerra con la Germania, ma lui era ebreo, un profugo dalla brutalità di Hitler, santo cielo. Come si poteva pensare che fosse una spia del Reich? >>

Lei non ha paura di lottare, è pronta a usare tutte le sue armi per la difesa dei diritti umani, per la libertà, così come non ha paura di lasciare che il suo cuore culli dolci ma pericolosi sentimenti per il fotografo tedesco Edouard Moss e la tenera figlioletta Luki, sempre abbracciata al suo unico e piccolo amico, un  canguro di peluche. 

Moss, dopo la perdita della moglie, per fuggire alla cattura da parte della Gestapo che stava alle calcagna di ogni artista ispirato alle correnti artistiche considerate oltraggiose verso la razza ariana e la Germania, fugge in Francia, precisamente in Provenza, cercando un rifugio sicuro soprattutto per la figlioletta, ancora troppo piccola e ingenua per comprendere il male che si sta abbattendo sulla terra ai danni dell'umanità.

La tranquillità è effimera e, dopo una brevissima tregua, anche la Francia viene invasa di nazisti, pronti a fare tabula rasa pur di catturare ogni sorta di "indesiderati". 

Fin troppo presto, per Moss, si aprono i cancelli dei campi lavoro francesi, spazzando via come un tornado quel fievole barlume di normalità e speranza di una vita libera per lui e la figlia.

In quel periodo Nanée, invece di usufruire del suo passaporto americano e mettersi al sicuro in Patria natia, decide di allearsi con la resistenza francese, diventando "la portalettere", una sorta di postina che consegna importanti messaggi agli alleati e si adopera per trovare alloggi sicuri per quanti più fuggiaschi possibili. Tutto, per evitare che finissero sotto le torture dei nazisti aguzzini.

<< Nanée non si era mai considerata una senzatetto, ma sentendo queste poche parole si rese conto di essere stata una specie di rifugiata per almeno dieci anni. Era sporca. Moriva di fame, eppure non era disposta a mangiare ciò che avrebbe potuto dare a Peterkin. A quanto pare suo padre si sbagliava: i soldi non possono comprare tutto. >>

Grazie alla propria forza e alla collaborazione di chi ha saputo fidarsi della sua umanità e darle aiuto, Nanée riuscirà a salvare centinaia di vite innocenti.

Dosando sapientemente finzione e realtà, la Clayton ha saputo dare vita a una storia che scorre sciolta e libera sotto l'attenzione del lettore più scrupoloso.

Certo, la prima parte è un po' lenta, ma superate le prime cento pagine si verrà catapultati insieme a Nanée nel vorticoso rombo dei cieli francesi, al comando di un Vega Gull, pronti a sfidare il fuoco nemico, incuranti della sottile linea di confine tra la vita e la morte.

Gli avvenimenti storici ai quali l'autrice fa riferimento sono accurati, frutto di un'eccellente preparazione e un'accurata ricerca.

I personaggi sono ben strutturati, descritti con dovizia di particolari nell'aspetto fisico. 

Capelli, profondità degli occhi, abiti, pelle... tutto risalta alla perfezione, come se l'autrice avesse avuto i personaggi in posa di fronte a lei, per farne un dipinto in 3D.

<< Va tutto bene, Pemmy. Papà ha detto che veniva qui oggi, ma oggi non è ancora finito. >>

L'aspetto psicologico è il punto di forza della narrazione, i personaggi entrano subito in empatia col lettore, tanto da percepirne le emozioni, il terrore, la gioia per ogni piccola cosa, insignificante ai giorni nostri, ma preziosissima per l'epoca, come i momenti di tenerezza, di tranquillità, di pura innocenza sgorgante dagli occhi e dai pensieri di Luki.

<< La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai a essere buone o cattive. >>

Hannah Arendt, La vita della mente

Non potrete non amare questo racconto e, soprattutto, non potrete fare a meno di approfondire cercando altri particolari e aneddoti sulla vita di May Jane Gold, la donna che grazie al suo animo nobile e spregiudicato riuscì a mettere al sicuro circa 2.000 persone, salvando anche Marc Chagall e l'autrice Hannah Arendt.

Invito alla lettura tutti quei lettori  come Nanée, che nonostante le mille difficoltà presenti sul proprio percorso di vita, non perdono mai la fiducia e la speranza di un domani migliore, di una vita libera e in pace, senza rinunciare ai sentimenti, facendo proprio leva sull'amore che ci unisce a chi percorre il cammino con noi.

Quasi 500 pagine, sono tante, richiedono un po' di impegno, ma sono sicura che non vi pentirete di aver speso qualche ora in compagnia di una donna che ha speso la sua gioventù agiata per inseguire l'ideale di libertà e di emancipazione.

Ieri il calendario ricordava la "festa della donna". Data fittizia per ricordare non una festa, ma per  commemorare un gruppo di operaie che, l'8 marzo 1908, a New York, persero la vita nel rogo della fabbrica Cottons, diventando il simbolo della parità e uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

Ideali per i quali Nanée-Mary Jane Gold ha lottato con tutte le sue forze.

Credo che le premesse per una piacevole lettura ci siano tutte, quindi fate un saltino in libreria e godetevi il volo radente sulla rotta di Nanée.

Buona lettura, 

Tania C.











sabato 2 marzo 2024

I BINARI DEL NON RITORNO: IL GHETTO DI RIGA - Il mio viaggio in Lettonia lungo i binari del non ritorno -






I BINARI DEL NON RITORNO:
IL GHETTO DI RIGA
- Il mio viaggio in Lettonia lungo i binari del non ritorno -

Amici della Valigia ben ritrovati. 
Come di consueto, anche quest'anno, la Valigia ha preso il volo per seguire i "Binari del non ritorno", atterrando in Lettonia, precisamente sul Mar Baltico, a Riga.
Ho scelto una delle date più possibile vicine alla Giornata della Memoria, ma anche un periodo durante il quale il freddo polare non fosse troppo impietoso. 
Di fatto, il 24 febbraio, armata di buone scarpe termiche anti ghiaccio e mantella per la pioggia, ho varcato, col cuore gonfio di emozioni indefinibili, il cancello del Museo del Ghetto di Riga.
Il museo del Ghetto di Riga si trova sulle sponde del placido e gelato fiume Daugava, poco distante dall'antico Ghetto ebraico, sito nel quartiere moscovita. 
Gli edifici di austera architettura sovietica, rimandano al 1 luglio 1941, quando Riga venne occupata dai nazisti.
Intorno al Ghetto, edifici di pietre rosse e nere, severi, stagliati sotto il cielo gravido di pioggia e vento, testimoni immemori di uno dei più atroci stermini di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. 

Quartiere moscovita - foto personale -

Tutto lascia presagire che all'epoca, probabilmente, quegli edifici fungessero da campi lavoro o comunque da edifici di nazisti, ma non ho trovato approfondimenti.
Riga è la capitale della Lettonia, sulla costa del Mar Baltico. 
La  Lettonia, insieme alle confinanti Estonia e Lituania, formano le tre Repubbliche Baltiche e, nel 1940, l'Unione Sovietica le inglobò sotto il suo dominio.
Pochi giorni prima dell'Olocausto, a Riga viveva una comunità ebraica di all'incirca 43.000 ebrei. 
Il 1 luglio 1941, la città di Riga subì l'occupazione da parte delle truppe naziste, infervorata dall'insorgere di feroci gruppi lettoni simpatizzanti delle truppe naziste. 
Questi gruppi crearono scompiglio e terrore arrestando, massacrando e trucidando brutalmente, tra le conifere e betulle del vicino bosco di Bikernieki, una parte degli ebrei residenti a Riga, circa 27.000.
Tre giorni più tardi un gruppo di mercenari lettoni appiccò il fuoco alla Sinagoga Chor, nella quale persero la vita circa 300 rifugiati ebrei. Quella fu la prima di altre Sinagoghe date al rogo. 
Fu grazie al provvidenziale intervento dei cittadini lettoni e di Riga che si poté arginare un massacro immane. 
Žanis Lipke, un portuale lettone che prestava servizio a Riga, dopo aver assistito alla brutalità dell'accanimento contro gli ebrei da parte delle truppe naziste e dei loro scagnozzi, contando sulle sue sole forze, riuscì a mettere in salvo 50 ebrei. 
270 furono gli uomini, eroi coraggiosi, che si adoperarono a salvare esseri umani finiti sotto le grinfie cancerogene dei nazisti. 
I loro nomi sono riportati su una targa alla memoria.
Nei tre mesi successivi la comunità ebraica residente a Riga visse nel terrore. In pochi minuti, quelle povere persone, si videro costrette a lasciare le loro case, a vedere tutti i loro risparmi e le loro proprietà confiscate. 
Persero il lavoro durante retate coatte, subendo violenze e aggressioni senza precisi motivi, solo per il fatto di essere ebrei, esseri imperfetti, indesiderati. 
In particolar modo venne loro imposta la pubblica umiliazione del divieto di utilizzo dei mezzi di trasporto, di camminare lungo i marciapiedi e quella di indossare obbligatoriamente, cucita su ogni indumento, la Stella Gialla, la Stella di David.  

La Stella di David su abiti originali - foto personale -


Dopo atroci barbarie, susseguite da violenti stermini e aggressioni, il 25 ottobre 1941, nel quartiere moscovita, la parte più cruda, austera e fatiscente di Riga, venne costituito il "Ghetto di Riga", una minuscola città dentro la città, dove poter confinare gli "indesiderati", i "rifiuti" da debellare.
Una volta costituito il Ghetto, i tedeschi cominciarono a ridurne, con uno sconvolgente crescendo esponenziale e per mezzo di azioni barbare, il numero degli abitanti. 
I luoghi dei massacri di massa ritenuti più idonei alle esigenze dei boia furono la foresta di Rumbula, dove vennero massacrati, in totale, 38.000 ebrei e il bosco di Bikernieki che raggiunse la stima di 48.000 omicidi, in prevalenza di ebrei. 
Gli anziani, vista la situazione di estremo e degradante disagio, formarono un consiglio, in modo da cercare di rendere più dignitosa possibile la permanenza nel Ghetto. 
Con l'aiuto di tutti, presero vita un centro anziani, una farmacia e un piccolo ospedale. 
Intanto tutti gli ebrei del Ghetto, uomini, donne e bambini, furono condannati a lavori forzati, mentre gli aguzzini nazisti depredavano le loro case da qualsiasi loro oggetti di finissimo artigianato: abiti ricamati a mano, dipinti artistici, antichi strumenti musicali, preziosa biancheria.

Museo del Ghetto di Riga, La Casetta del Ghetto nella piazzetta con le opere dedicare all'Olocausto - foto personale -


Nella notte tra il 29 e 30 novembre 1941, l'alto ufficiale delle SS Friedrich Jeckeln, eseguì l'ordine del Generale Heinrich Himmler: "far fuori il Ghetto trucidando tutti gli ebrei lettoni". Quella notte il Ghetto venne circondato e a tutti gli ebrei venne ordinato di riunirsi in gruppi di circa 1000 persone. 
Avrebbero potuto portare con sé una valigia di circa 20 kg perché sarebbero stati trasferiti in un campo nei pressi di Riga.
Furono molte le persone che non credettero all'umiliante bugia raccontata dai carcerieri e, quelle stesse persone, durante il trasferimento, si suicidarono.
La mattina del 30 novembre, alcuni gruppi vennero portati nella foresta di Rumbula e fucilati senza pietà.
I restanti vennero uccisi per le strade del Ghetto e nelle loro case, fino allo sterminio totale di più di 27.000 persone, conclusosi tra l'8 e il 9 dicembre del 1941.
Molti furono i personaggi di spicco uccisi: il Rabbino Capo, lo storico Simon Dubnov e alcuni membri del Consiglio degli anziani.
In città rimasero 4.000 ebrei uomini  e poche centinaia di donne, quasi tutte sarte. 
Non contenti delle atrocità messe in opera, i nazisti ricrearono il ghetto quasi vuoto deportatando da Germania, Austria e Cecoslovacchia 16.000 ebrei.
Il nuovo ghetto fu diviso in "Ghetto Maschile Lettone", dove vennero confinati solo uomini e "Ghetto delle donne Lettone", dove furono imprigionate solo donne e bambini. Questo nuovo ghetto prese il macabro nome di "ghetto tedesco". 
Gli abitanti, cercando di sopravvivere, radunarono le loro poche forze per allestire, clandestinamente, un negozio di alimentari e un panificio. Venne allestita anche una scuola con una cucina per gli ultimi bambini ancora in vita.  
Nel 1942, come un avido segugio che fiuta e stana la preda, i tedeschi riuscirono a scoprire le piccole attività segrete degli ebrei e, dopo una inutile e vana rappresaglia, vennero sterminati un centinaio di ebrei malati e disabili, gli anziani e tutti gli uomini facenti parte della polizia  ebrea.  
Nel gennaio 1943, i due Ghetti furono rafforzati. 
Nell'estate del 1943, i tedeschi inviarono molti esseri umani reclusi nel Ghetto il campo di lavoro di Kaiserwald e ad altri limitrofi.  
A dicembre, nel Ghetto di Riga non ci furono più ebrei.
Con l'avanzata delle forze sovietiche, nel 1944, le truppe tedesche inviarono alcuni gruppi di uomini ebrei alle fosse comuni col compito di aprirle e bruciarne i cadaveri sepolti. A lavoro terminato, non ancora contenti, i tedeschi,  fucilarono ogni uomo che aveva preso parte all'apertura delle fosse. 
Luglio, 1944. 
L'Armata Rossa riuscì a varcare i confini lettoni. I nazisti ne approfittarono per sterminare i prigionieri ebrei del campo di concentramento di Kaiserwald, a Riga. I pochi sopravvissuti furono smistati nei lager fuori dalla Lettonia, soprattutto a Danzica, nel campo di  Stutthof.
Finalmente, il 13 ottobre 1944, l'Armata Sovietica liberò Riga dalla dittatura nazista e circa 150 ebrei, tra i quali alcuni bambini, poterono uscire da quei nascondigli "sicuri" che gli permisero di salvarsi.






Interno e oggetti originali della Casa del Ghetto - foto personale -


A grandi linee, questa è la Storia dell'Olocausto di Riga.
Varcare la soglia di quel museo a cielo aperto non ha fatto altro che rafforzare ciò che libri, viaggi e vita mi hanno insegnato col tempo, ovvero quanto sia piccolo il mondo. 
Quanto il terrore, l'intolleranza e l'odio possano annullare le distanze, le ideologie, le nostre certezze e il diritto alla libertà.
Mi aspettavo il dolore e le lacrime, ma più di tutto mi ha fatto male sentirmi piccola e troppo fortunata per essere nata in un periodo di pace e con tratti somatici e discendenza sanguinea  che per quei tempi erano ritenuti "normali". 
Ma cosa è giusto? Chi e cosa può definire il concetto di normalità, di "purezza del sangue"?
Ogni volta che cerco di darmi una risposta, finisco sempre per incappare in altre migliaia di domande che una risposta non l'avranno mai.
Il percorso del museo del Ghetto inizia con la visita ai Ponti di cultura, un'esposizione sulla storia degli ebrei lettoni. 
Una grande stanza allestita con una ventina di poster che ripercorrono circa 450 anni di storia ebraica in lettone,  in inglese e, in alcuni casi, anche in francese, dalla nascita delle comunità del Ducato di Curlandia, fino a oggi.
Racconti dettagliati sulla Prima Repubblica, a cavallo tra il 1918 e il 1940, sull'importanza delle comunità ebraiche per lo sviluppo del nuovo Stato, della cultura, dello sport e dell'evoluzione scientifica.
Proseguendo si trova Un muro commemorativo dedicato agli ebrei vittime degli stermini, deportati a Riga dall'Europa Occidentale. Lungo i pannelli si possono leggere i nomi di tutti gli ebrei che dall'Austria e Germania furono deportati nel Ghetto e ivi deceduti tra il 1941 e il 1944.
Devastante è stato vedere e salire sul vagone che da Berlino arrivava a Riga. Viaggio di sola andata.
Nella piazzetta del museo, oltre a opere artigianali in memoria dell'Olocausto, si trova anche una casetta di legno originale dell'epoca. 
La casa del Ghetto di Riga. 
Casetta di legno su due piani, fu costruita a metà del 1800 nel quartiere moscovita (Maskava Forstate) nel punto in cui si sarebbe trovato il Ghetto durante la Seconda Guerra Mondiale. La casa ha una superficie di 120 mt quadri e all'epoca ospitò fino a 30 persone contemporaneamente.
Nel 2011 la casetta venne collocata poco distante, nell'attuale museo del Ghetto di Riga e dell'Olocausto,
A piano terra si possono oggi ammirare le riproduzioni di alcune sinagoghe lettoni. 
Al primo piano è stato riprodotto l'appartamento/cella composto da due stanzine, completamente arredate con mobili e oggetti personali e di uso quotidiano risalenti all'epoca.






Stanza 3.000 destini e opere della Beltsova - foto personale -



Se salire sul vagone mi ha stracciato l'anima, entrare nella stanza nominata 3.000 destini, mi ha completamente atterrata. Nella stanza è installata una ricchissima esposizione delle opere della pittrice Alexandra Beltsova, ritraenti momenti di vita nel Ghetto e di foto e documenti originali inediti, provenienti da collezioni  e archivi privati, tutta dedicato agli ebrei deportati dal Ghetto di Theresienstadt (oggi conosciuta come Terenzin, in Repubblica Ceca) e sterminati nel 1941.
La visita al museo è gratuita, lungo il percorso ci sono delle cassettine per offerte libere che permettono la manutenzione dei locali e del sito. 
Un ragazzo simpaticissimo è pronto a dare tutte le delucidazioni possibili in un inglese quasi madrelingua.
Sono presenti opuscoli in italiano e altre lingue, che riportano la spiegazione delle varie stanze.
Ci sarebbe da dire molto altro ancora, perché la storia è una enorme Matrioska: ogni volta che si pensa di aver conosciuto tutto, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, nuovi capitoli da studiare, nuovi vissuti da conoscere.
Come dicevo prima, nessuno mi darà mai una risposta esaustiva e veritiera sul perché l'odio ha portato a uno sterminio di massa internazionale, sul perché nessuno abbia mai provato a scusarsi veramente per quegli orrori gratuiti.
Allora come oggi.














Berlino-Riga solo andata, il binario del non ritorno - foto personale -



So soltanto che viaggiare significa anche conoscere il nostro passato, la nostra storia, e gettare le basi per un futuro libero. Per nostra storia intendo La Storia dell'Umanità, unica e unita, senza distinzione di razza e sesso. 
Questo mio viaggio nella storia è stato uno dei tanti passi che prima o poi mi porteranno ad Auschwitz ma, per il momento, ho ancora tanto da imparare e da vedere, prima di essere in grado di affrontare il mio personale viaggio della Memoria.
Chiedo scusa se doveste riscontrare errori durante il racconto, non sono una storica e mi sono basata su nozioni lette in loco, prese dall'opuscolo rilasciato dal museo e da siti storici lettoni attendibili. Ovviamente il traduttore Google fa quello che può, per imparare il lettone non sono ancora pronta e soprattutto non credo di essere in grado. 
Qualcosa, sicuramente mi sarà sfuggito e gradirei se me lo faceste notare in modo da correggermi e correggere l'articolo.
Per chi volesse approfondire, posso consigliare The Journey into Terror: The Story of the Riga Ghetto, di Gertrude Schneider, la storia di una bambina in età scolastica, miracolosamente sopravvissuta all'Olocausto di Riga. Potete trovare il libro su Amazon, un po' caro e in inglese, ma credo nel valga la pena se riuscite a leggere in inglese.

Buona lettura e, perché no, buon viaggio.
Tania C.





Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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