venerdì 11 dicembre 2020

Recensione di NAVI MUTE - Giampiero Cazzato - Marco Di Milla - Ed. ALL AROUND

NAVI MUTE

Giampiero Cazzato

Marco Di Milla

Ed. All Around 2020

Pag. 217

Copertina flessibile

Collana Storie di mare

€ 16,00


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Giampiero Cazzato

Giornalista e scrittore, è il redattore della rivista Porti. In passato ha lavorato per Liberazione trattando argomenti di politici e sociali e fu poi inviato parlamentare per la rivista Rinascita della sinistra. Oggi collabora con la rivista online dell'Anpi, Patria indipendente e con Il Venerdì di Repubblica.


Marco Di Milla

Pubblicista e giornalista sin dal 2014, a sua firma furono pubblicati diversi articoli su riviste specializzate in ambito marittimo e letterario. 

Curatore di diverse trasmissioni radiofoniche per RTL 102.5 e Radio Guardia Costiera, ideò il  premio letterario "Non lo spegni il mare".

Militare di carriera, arrivato al grado di 1° Maresciallo in servizio al Corpo delle Capitanerie di porto dal 1995.

Ad oggi è Capo Redattore del Notiziario della Guardia Costiera e addetto all'Ufficio Comunicazione del Comando Generale a Roma.


TRAMA

La notte tra il 12 e 13 dicembre 1995, poco prima del suo trentanovesimo compleanno, il comandante della Guardia Costiera, Natale De Grazia, in circostanze ancora poco chiare, muore.

A quasi 25 anni dal decesso, non è ancora stata fatta luce sulla causa poco chiara.

Con un'autovettura di servizio, De Grazia si stava recando a La Spezia per cercare di avere maggiori informazioni al riguardo dell'affondamento delle "navi a perdere", quelle imbarcazioni cariche di rifiuti tossici fatte affondare per mano della criminalità organizzata.

Dopo una sosta per la cena all'altezza di Nocera, sulla Salerno-Reggio Calabria, il comandante muore.

Il referto, firmato dai medici legali, riporta "Morte improvvisa dell'adulto".

La Commissione parlamentare d'inchiesta sull'illecito legato al ciclo dei rifiuti, nel 2012 richiede un nuovo esame autoptico, ottenendo un responso ben diverso dal primo referto. 

Il malore, causa della morte di De Grazia, viene ricondotto ad una causa tossica...

La morte di De Grazia, insignito di una medaglia d'oro al merito di Marina nel 2004 dall'allora presidente della Repubblica Ciampi, è ancora oggi uno dei tanti misteri italiani irrisolti.

A 25 anni dalla sua morte, questo libro è un omaggio alla memoria del Comandante De Grazia e ala suo impegno al servizio delle istituzioni.


IMPRESSIONI


Questo libretto mi è stato regalato dal mio fidanzato, chiedendomi di recensirlo per far conoscere l'operato minuzioso, al servizio delle istituzioni, di un  Ufficiale della Guardia Costiera e cercare di dar visibilità al mistero che aleggia intorno al decesso del Comandante Natale De Grazia.

All'epoca dei fatti ero appena ventenne e lavoravo nell'Arsenale Militare di La Spezia, mia città natale.

Ricordo che nell'aria si vociferava parecchio sullo smaltimento delle navi dei veleni e sulla morte improvvisa di un Ufficiale della Capitaneria che stava portando avanti delle indagini al riguardo, ma ero ancora troppo giovane e lontana da quel mondo, avevo iniziato a lavorare da poco meno di un mese, per interessarmi all'argomento in maniera approfondita. Grazie a questo libro ho avuto modo di rispolverare vecchi ricordi e conoscere meglio i fatti di cui tutti parlavano.

<< La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. >>

Era la notte tra il 12 e 13 dicembre 1995. 

Insieme alle lacrime di Santa Lucia, si spense anche la vita di un giovane uomo, Primo Maresciallo della Guardia Costiera, prestante servizio alla Capitaneria di Porto di Reggio Calabria: il Comandante, non ancora trentanovenne, Natale De Grazia.

De Grazia, su ordine del Sostituto Procuratore Francesco Neri, stava viaggiando sotto copertura verso La Spezia dalla Calabria in compagnia di due appartenenti all'Arma dei Carabinieri, per un incontro privato con una persona che aveva importanti confidenze da rivelargli a riguardo della delicata indagine sull'affondamento di navi radioattive che stava svolgendo.

<< Era fatto così De Grazia, nonostante il sistema suggerisse comportamenti servili e convenevoli, non calava la testa davanti a nessuno, soprattutto davanti al nepotismo e all'arroganza di notabili personaggi influenti. >>

Grazie alla sua preparazione e alla sua dedizione alla Marina e alla giustizia, il Comandante De Grazia era la sola persona in grado di poter fare luce sul crimine ambientale in atto, conoscendo carte, registri e rotte di quei ''relitti''. Si presumeva che le navi venissero tossiche venissero affondate apposta in tutto il Mediterraneo per truffare le assicurazioni e creare discariche abusive di rifiuti tossici.

Dopo aver cenato si rimisero in viaggio e il Comandante si appisolò. 

Qualche ora di sonno e dopo un po' di km macinati, cercarono di rianimarlo, ma il corpo di De Grazia si stava spegnendo lentamente. 

"Morte improvvisa nell'adulto" (infarto del miocardio), la causa riportata sul referto dai medici legali intervenuti, ma i fatti raccontavano una storia diversa che lasciava trapelare un'ipotesi di avvelenamento. 

Il mistero che aleggia intorno alla sua morte è tutt'oggi uno dei più grandi gialli italiani ancora irrisolti.

Con questo libro, oltre che far luce sulle circostanze misteriose e poco chiare della morte, si vuole ricordare quanto si sia adoperato l'irreprensibile Comandante De Grazia riguardo all'inchiesta delle "navi mute'' collegate allo smaltimento dei rifiuti radioattivi nel Mediterraneo. 

Le navi a perdere, circa una trentina, tra il 1989 e il 1995 , si presume siano state ''affondate'' senza essere bonificate,  nel Mediterraneo e soprattutto  lungo la costa calabrese, finendo per inquinare  e distruggere un ecosistema unico e prezioso, con tutte le gravi conseguenze che si ripercuoteranno sull'ambiente e sulla società. L'obiettivo era quello di caricare questi navi con rifiuti radioattivi che avrebbero dovuto essere smaltiti secondo procedure mirate alla salvaguardia dell'ambiente e molto costose. Una volte caricate, le navi prendevano il largo per poi simulare un naufragio e il gioco era fatto: i rifiuti erano tragicamente affondati intascando pure il risarcimento dell'assicurazione.

Oltre al Comandante De Grazia, si occuparono del caso anche la giornalista Ilaria Alpi e il suo cineoperatore Miran Hovratin, entrambi uccisi nel '94 a Mogadiscio in circostanze ancora irrisolte. Le premature e tragiche morti sembrano essere collegate per via delle inchieste che la Alpi e Hovratin stavano conducendo proprio sullo smaltimento illegale delle navi radioattive.

Nel libro vengono accuratamente riportare le varie fasi dell'inchiesta riguardo le navi e i rifiuti che contenevano mettendo in risalto lo scrupoloso lavoro al quale  De Grazia si stava dedicando con grande senso civico e dovere morale di uomo, ancor prima di Ufficiale di Marina.

Il libro si divide in due parti, la prima che riporta i momenti della tragica morte di De Grazia, le sue indagini e le inchieste che seguirono, la seconda da voce ai commoventi ricordi della moglie Anna Vespia e a quelli di colleghi e amici del Comandante, dai quali ne evince il ritratto di un uomo umile e coraggioso, che amava il mare e il suo lavoro e non era disposto a piegarsi davanti a nulla pur di far trionfare la verità.

Nella seconda parte del testo c'è anche un'accurata e bellissima raccolta di fotografie che ritraggono De Grazia durante momenti felici con la famiglia e al lavoro, sorridente e felice in mezzo a quel mare che tanto amava.

Il Comandante Natale De Grazia nel 1994 fu insignito dal Presidente dello Stato Carlo Azeglio Ciampi della medaglia d'oro al merito della Marina, riconosciutagli grazie  al suo spiccato senso del dovere che  contribuì insieme al sacrificio personale  a non fargli  abbassare mai  la testa davanti alle ostilità pressorie, continuando a svolgere delicate indagini sui traffici illeciti a carico delle navi mercantili. 

Da quel 13 dicembre 1995 sono passati 25 anni e la moglie e i figli ancora non hanno trovato una risposta al mistero che avvolge la morte di De Grazia. Questo libro è stato scritto per onorarne la memoria e la titanica lotta che stava combattendo contro un muro di omertà e mezze verità, ma  anche con la speranza  che si continui ad indagare per far finalmente emergere la verità sui fatti realmente accaduti quella notte. 

Sicuramente non è un romanzo  da leggere con spensieratezza, ma è un interessante opportunità per conoscere un pezzo di storia italiana degli anni '90.  

Per gli appassionati di Marina, Marineria mercantile e del nostro meraviglioso mare è un libro da non perdere. Per chi è appassionato di misteri e ''cold case'' all'italiana potrà iniziare da questa storia forte e dettagliata per portare avanti indagini personali.

Questa recensione la scrissi ad agosto, ma ho deciso di pubblicarla oggi, 12 novembre 2020 per commemorare il giorno in cui si spense  Natale De Grazia. 

Venticinque anni fa, una settimana prima del suo trentanovesimo compleanno.

Per chi volesse approfondire l'argomento, allego qui sotto il link di una dettagliata puntata di Blu notte ''Navi a perdere'' condotta da Carlo Lucarelli 

https://www.raiplay.it/video/2011/08/Navi-a-perdere---Il-mare-dei-veleni---Blu-Notte-302f9b21-caa7-4a87-b1b1-bbabf13082c6.html

Vi auguro una buona lettura


Tania C.




domenica 6 dicembre 2020

Recensione di LA FELICITÀ SULLA PORTA DI CASA Jason F. Wrigt - Ed. Garzanti

 





LA FELICITÀ SULLA PORTA DI CASA

Jason F. Wright

Ed. Garzanti 

Prima edizione: novembre 2020

Genere Narrativa straniera

Traduzione: Vera Sarzano

Pag. 144

Copertina: Cartonato

€ 16,90 edizione cartacea


CONOSCIAMO L'AUTORE

Jason F Wright - foto Garzanti libri Emily Drew

 -

Jason F. Wright oltre ad essere un giornalista è anche uno scrittore di grande fama. Sempre presente nelle classifiche del <<New York Times>> e <<Wall Street Journall>>, scrive anche per <<The Washington Times>>, <<The Chicago Tribune>> e <<Forbes>>.

Vive nella Shenandoah Valley, in Virginia, insieme alla moglie e ai figli.


TRAMA


Una storia che ha portato la felicità nella vita di molte persone.

Il 25 dicembre Hope Jensen riceve un regalo inatteso: sulla soglia della porta di casa trova un barattolo pieno di monete, fasciato da un grande fiocco rosso.

Nessun biglietto o traccia del mittente, ma quel dono ha il potere di farla sorridere dopo tanto tempo. Per Hope è un Natale difficile, ha infatti perso da poco la donna che l’ha cresciuta come se fosse sua figlia.

Grazie al suo talento di giornalista, Hope, incredula,  scopre di non essere l’unica ad aver ricevuto il <<barattolo di Natale>> da parte di  un  anonimo benefattore. Le sue indagini la portano a scoprire una vera e propria gara di solidarietà  ispirata dalla gentilezza e dall’amore. Un gesto  piccolo, ma capace di cambiare  la vita alle persone  che hanno passato o stanno vivendo momenti di sofferenza.   

È per questo motivo che queste persone decidono di  ricambiare il pensiero continuando la catena del barattolo.

La missione di Hope è quella di scoprire le origini di quella tradizione che le ha fatto riscoprire il significato  e la magia delle luci di Natale in città, ritrovando lo spirito che aveva perduto.

Hope non sa dove la condurrà la sua ricerca, ma sa che il desiderio più bello è quello che non abbiamo ancora espresso.

Il caso editoriale che ha dato inizio al fenomeno dei barattoli di Natale, sempre più amato e diffuso, perché basta davvero poco per fare del bene e donare un po’ di felicità.

Quel piccolo gesto d’amore tornerà indietro, racchiuso in un barattolo di vetro o in altre mille forme, pronto a cambiarci la vita


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Linda di Garzanti per avermi donato una copia de ''La felicità sulla porta di casa.'' Avevo sentito parlare di questo romanzo particolare, considerato il caso editoriale dell'anno, e la mia curiosità, unita al bisogno di cose belle e positive mi ha spinta a chiedere di poterlo recensire. L'ho letto subito, in pochissimo tempo, davanti alle lucine del mio albero di Natale, allestito già da fine novembre, in previsione di un piccolo intervento che mi impedirà l'uso della mano per circa due mesi. Chiedo quindi scusa se doveste trovare degli errori, scrivere con una sola mano non è facile per me abituata ad usare velocemente dieci dita.

Già dalla copertina il romanzo lascia trasparire la magia del Natale e i buoni sentimenti. Leggerlo è stata poi una rivelazione. Sono sincera, non avevo mai sentito parlare del ''barattolo di Natale''. Solo poco tempo fa, nella home di Facebook mi è capitato di vedere un post sulla ''Scatola di Natale'', da regalare a chi ne ha bisogno. Non contiene soldi ma generi di prima necessità. Il principio è il solito, un piccolo gesto d'amore che ci tornerà indietro in altre forme d'amore e un'immensa pace nel cuore e mai come in questo periodo ne abbiamo bisogno.

<< Non ho molto da darle, ma con il nuovo anno le offro la vita che suo padre non potrebbe mai donarle. E un  po' di speranza. >>

Hope è appena nata quando, il 31 dicembre, viene abbandonata dalla madre naturale sulla soglia del "Chuck's Chicken 'n' Biscuits'', un fast food dove Louise era solita pranzare. 

Insieme a quel piccolo fagottino Louise Jensen trova anche una lettera anonima scritta a mano dalla madre naturale. Nella lettera spiegava il triste motivo per il quale si trovava costretta ad abbandonare la piccolina. Un passato fatto di povertà e violenza da parte del marito verso di lei che l'amava dal primo momento in cui aveva  saputo di portarla in grembo. Proprio perché amava così tanto la sua bambina, fu costretta al gesto estremo di lasciarla sulla porta del fast food: solo così l'avrebbe protetta evitandole un futuro fatto di stenti e probabilmente di altra violenza.

Hope venne cresciuta da Louise, madre single e premurosa che la amò come se fosse la sua vera figlia e, proprio questo amore la spinse a rivelarle fin da subito il suo passato donandole la lettera della madre. 

Per Hope ogni compleanno, passato al "Chuck's Chicken 'n' Biscuits'', con la lettera della vera madre gelosamente custodita in tasca e l'amorevole Louise accanto, il desiderio era sempre lo stesso, quello di veder varcare la soglia dalla sua vera madre. 

Ed ogni volta un pizzico di delusione le pervadeva il cuore  vedendo che il suo desiderio non si era realizzato nemmeno quell'anno. Pazienza, avrebbe potuto riprovarci l'anno dopo. 

L'amore di Louise aiutò Hope a crescere fiduciosa e caparbia, spronandola a portare a termine gli studi e inseguire il suo sogno di diventare giornalista. 

Ogni successo lavorativo raggiunto era una grande gioia per Hope, ma anche per Louise, che preparava sempre un pranzo speciale   per festeggiare l'evento.

<< La vita mi ha portato via mia madre ... ma non può portarmi via le parole. >>

Un'ombra scura stava però per avvolgere madre e figlia nelle sue spire. A Louise venne diagnosticato un cancro alle ovaie e, per quanto fosse combattiva e amorevolmente curata da Hope, a Natale di ventinove anni dopo, venne presto il giorno dell'addio. 

Il mondo crollò addosso a Hope, il Natale con le sue luci perse improvvisamente significato. Era rimasta sola, le due donne che amava di più al mondo l'avevano lasciata.

Cominciò così a buttarsi nel lavoro, il suo scopo era quello di riuscire a pubblicare un articolo in prima pagina sul giornale per il quale lavorava, impegnando tutto il suo tempo e le sue risorse.

Il Natale dell'anno seguente alla morte di Louise. al rientro dal fast food dove era solita cenare per Natale, un'amara sorpresa l'attese nella sua casa, così vuota da quando era rimasta sola. I ladri le avevano fatto visita mettendo tutto a soqquadro e rubando poche cose ma di valore affettivo. 

<< Tutte quelle case, tutte quelle famiglie e ma, mai un furto? Non potevi lasciarmi almeno un pizzico di fortuna? >>

Mentre la polizia stava raccogliendo la denuncia di Hope, un poliziotto le fece notare un barattolo davanti alla porta. Il barattolo era anonimo, con un bel fiocco rosso e una scritta dipinta al centro che riportava la scritta ''Barattolo di Natale'' e pieno di soldi a formare una discreta somma. Ancora stupita per quello strano barattolo, Hope provò a chiedere ai vicini se per sbaglio l'avessero lasciato davanti al suo portone. 

Nessuno sembrava sapere nulla e la ragazza decise di tenerlo con sé, in fondo era appena stata derubata e quei soldi, anche se non interamente, le sarebbero serviti per sistemare ciò che i ladri avevano distrutto. Quel barattolo fu per Hope un motivo di speranza, forse il futuro non sarebbe stato poi così brutto se c'erano persone con il cuore talmente grande da donare soldi a sconosciuti in difficoltà.

Lo spirito investigativo da giornalista la indusse a fare ricerche su quel misterioso barattolo che era diventato un chiodo fisso. Avrebbe scoperto da dove proveniva e perché, in modo da scrivere l'articolo che le avrebbe assicurato la scalata al successo in redazione. 

Le ricerche portarono alla luce lettere inviate al giornale da  persone in difficoltà che nella continuità degli anni, a Natale ,avevano ricevuto il Barattolo di Natale pieno di soldi. Alcuni con cifre esigue, altri più cospicue, ma tutti con lo scopo di migliorare la loro vita.

Scrivere l'articolo diventò per Hope il suo scopo principale. Disposta a risalire all'autore di quel nobile gesto, decise di partire dagli autori delle lettere, intervistandoli e riuscendo a carpire due nomi preziosi: Lauren e Adam Maxwell, i probabili benefattori, inventori del Barattolo di Natale, insieme alla numerosa famiglia.

<< Adam Maxwell, abilissimo artigiano del legno e delle parole, si accinse a intessere il racconto che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui Hope vedeva la propria vita. >>

Concentrata sul suo articolo scoop, Hope si preparò ad intervistare la famiglia Maxwell, fingendosi una studentessa impegnata nell'elaborazione di una tesina sui mestieri artigianali che stavano scomparendo. L'idea era perfetta, i Maxwell erano piccoli artigiani restauratori di mobili antichi o rotti e, a tempo perso anche costruttori di piccoli accessori di arredo per la casa. Avevano adibito il garage a piccola officina e si mantenevano coi numerosi restauri. 

Accolta da quella famiglia come una figlia, Hope, scoprì così che il Barattolo di Natale nacque il primo anno di matrimonio di Adam e Lauren con lo scopo di risparmiare per i regali di Natale. All'epoca erano giovani sposini, con pochi soldi, così decisero che da novembre di quell'anno gli spiccioli che rimanevano a fine giornata sarebbero andati tutti dentro al barattolo. A Natale li avrebbero usati per farsi un dono, simbolo del loro amore. L'idea ebbe successo e decisero che negli anni a venire avrebbero riempito lo stesso barattolo, anticipando il risparmio prima di qualche giorno sino a stabilire che il 26 dicembre avrebbero ricominciato.

Il tempo passò e i Maxwell furono allietati dalla nascita dei loro figli. 

La tradizione del Barattolo per i regali alla famiglia continuò fin quando un giorno di trenta anni prima Hannah la figlia maggiore , ancora piccola, fuori dal centro commerciale in cui avrebbero dovuto acquistare i regali per la famiglia, decise di donare il Barattolo di Natale, lo stesso che ogni anno riempivano con amore, ad una donna seduta sul marciapiede che stringeva in mano una lettera con aria affranta e le lacrime agli occhi. 

La donna ringraziò la bambina, rifiutando la gentilezza, ma la tenacia della piccola la convinse ad accettare quella piccola, immensa, somma che di sicuro le sarebbe stata di grande aiuto.

Sul principio i genitori sembrarono contrariati dal gesto della bambina, ma la videro talmente convinta che quella donna infelice  avesse realmente bisogno di quel denaro che non poterono fare altro che accettare di buon grado, decidendo che avrebbero ripetuto quel gesto d'amore ogni anno a Natale...

Il nobile gesto dei Maxwell da quel giorno diventò tradizione, diffondendosi tra la gente beneficiata che ricambiò spargendo i Barattoli d'amore in tutta la città.

Finché un giorno, sulla porta di casa Maxwell, trovarono il loro primo barattolo pieno di soldi...

Questa è la magia di Natale racchiusa tra le pagine de La felicità sulla porta di casa. 

Un romanzo che mi ha commosso e fatta sentire ancora più fortunata di quanto già non la sia. 

Molto spesso diamo per scontato il regalo più grande che riceviamo giorno dopo giorno: l'amore della nostra famiglia e l'affetto delle persone a noi care, dando troppa importanza all'apparenza dei beni materiali.

La lettura semplice, scorrevole e coinvolgente ci porta a riflettere e ritrovare il senso del Natale che, in anni di consumismo e materialismo sfrenato, sembra essersi sopito. 

Se cercate un dono da mettere sotto l'albero per una persona cara o un lettore alla ricerca di una trama originale, questo è sicuramente il libro che fa al vostro caso. Chissà che non possa essere da spunto per continuare la tradizione dei Maxwell.

Augurandovi una piacevole lettura, davanti al vostro albero acceso, vi invito a seguirmi per altre nuove recensioni a tema natalizio.

Stay tuned,

Tania C.








venerdì 4 dicembre 2020

Intervista a FRANCO SERPI autore di NEI GIORNI DELLA VENDEMMIA

 



Franco Serpi - foto da facebook -


Cari amici della Valigia buon pomeriggio, oggi è venuto a farci compagnia Franco Serpi, autore del bellissimo romanzo 

Nei giorni della Vendemmia 

che ho appena recensito al seguente link:

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2020/11/recensione-nei-giorni-della-vendemmia.html

Lo intervista per noi una nuova collaboratrice del blog con la quale ho già lavorato in passato, ma soprattutto condiviso un intenso anno di studi. Si chiama Rosanna, Pam per gli amici.


INTERVISTA

Buongiorno Franco, benvenuto sulla Valigia del Tempo, come stai?

Molto bene. Sono come tutti un po' preoccupato per per la questione Covid e per le dinamiche di una politica che fa molta fatica a comunicare con il popolo. Spero che passi in fretta questo tempo e che l'anno nuovo porti cose migliori per tutti.

Come hai cominciato a scrivere? C’è un’immagine, un evento, uno stato nella tua memoria che ricollega al momento in cui hai iniziato a scrivere?

Ho cominciato a scrivere durante la scuola primaria. Scrivevo poesie che dedicavo alla mia maestra Angela Giampaoli, che oggi purtroppo non c'è più. Una signora molto buona.

Nella prima adolescenza le mie poesie si sono evolute in testi di canzoni e subito dopo in novelle e poi piccoli romanzi. Ho iniziato d'istinto, dando soddisfazione alla mia urgenza di creare e comunicare.

L'immagine  è chiara: ricordo di me, un giovanissimo ragazzo, seduto al tavolo della cucina dei miei nonni, con alle spalle il camino acceso, che scriveva il suo primo romanzo (mai pubblicato) in un quadernone a righe. È l'immagine dell'inizio, l'avvio di questo meraviglioso viaggio.

Quali sono le fonti di ispirazioni che usi quando scrivi? I tuoi racconti partono da esperienze reali, autobiografiche o solo dalla tua immaginazione? In altre parole come la tua vita influenza i tuoi scritti?

Il libro prima vive nella mia testa, vi è un lungo periodo di gestazione e di silenzio. In quei periodi mettermi a scrivere è un vero dramma, non mi viene nulla. Poi da quel silenzio apparentemente improduttivo, improvvisamente, qualcosa si risveglia e prende armonia e allora comincio a scrivere senza sosta!

I miei libri nascono da momenti di riflessione, ricordi, scene di vita che poi indossano gambe proprie a cavallo della mia fantasia. La mia vita certamente influenza i miei libri ma anche la vita degli altri. I miei libri nascono dal silenzio che come un lievito dà vita al pensiero e alle parole. In più la natura è per me grande fonte di ispirazione.

Nel 2018 sono stato una settimana in Sardegna e subito dopo avevo preso in affitto una casa nella campagna reatina. Una bellissima casa immersa nella natura, che mi ha riaperto un collegamento con la terra che avevo perduto. Il libro trova immagine nelle passeggiate che facevo al tramonto in mezzo ai vitigni. Il libro parte da lì e quei momenti si erano impressi così forte dentro di me che potevo solo elaborarli e poi scriverli. Non avrei avuto alternativa!

Come ti senti quando scrivi un libro? Qual è il tuo stato d’animo quando viene pubblicato? E soprattutto ti è mai capitato di non vedere accettato un tuo scritto?

Quando scrivo un libro mi sento molto pieno di adrenalina. Sono felice e più rilassato. Il libro nel momento in cui si snoda lo sento mio come una seconda pelle. Quando viene poi pubblicato continuo a mantenermi in uno stato di benessere interiore ma il libro quasi sento che mi sia sfuggito, che non mi appartiene più.

Sono già oltre, ho bisogno di cose nuove da raccontare.

I libri sono dell'autore nel momento in cui li sta scrivendo poi assumono gambe proprie e diventano di chi li legge, anche se resto sempre molto affezionato ai miei scritti.

Non mi è mai successo di vedere rifiutato un mio libro. Prima facevo parte di una casa editrice romana (con cui ho pubblicato due romanzi che hanno superato le 20.000 copie ciascuno) mentre ora sono seguito da un'agente letterario che mi cura la stampa e la promozione. Fare parte della sua squadra mi fa onore, mi fa crescere, mi chiedere di buttarmi sempre in nuove imprese. Il mio agente segue molti scrittori famosi e mi piace lavorare con lui perchè non mi ingabbia nel marketing, piuttosto mi chiede di sperimentare, di provare a scrivere cose nuove. Mi piace questo, perché vi è una grossa differenza tra creare prodotti e mettere in piedi progetti. Io creo progetti che spesso arrivano nelle case altrui e ricevo molti messaggi  e complimenti su facebook.

Dalla recensione letta sulla “Valigia del Tempo” leggo che il tuo romanzo è il romanzo delle seconde possibilità, cosa intendi dire con questa tua affermazione?

Ognuno di noi merita una seconda possibilità. Le nostre scelte, a volte giuste ed altre no, portano con loro sempre un prezzo da pagare. Sono state spesso figlie della ragione, sono state certamente la strada più indicata e più facile ma non sempre quella che ci ha resi più felici.

Il cosiddetto “Piano B” è quello più scomodo, più difficile da attuare ma che ci rende più genuini e tutti meritiamo un'altra possibilità per provare ad essere felici.

Colui che vive con serenità è colui che rispetta se stesso, che malgrado le difficoltà, segue la propria natura.

Ed ognuno di noi ha il diritto di cambiarsi sempre, di rinascere ogni giorno, di inseguire la propria vera essenza anche a rischio di buttare all'aria tutto.

Ultima curiosità: una volta terminato un tuo libro i personaggi continuano a vivere in altri scritti oppure hanno una vita propria solo nel romanzo?

Il mio agente mi sta proponendo la continuazione della storia in un altro libro. Vedremo... 

Prima di congedarci ti andrebbe di raccontarci i tuoi nuovi progetti per il futruro?

Sicuramente in questo periodo sto lavorando per il teatro, sto preparando un monologo per un'attrice teatrale di ricco talento, Stefania Buffa. Il monologo non riguarda il libro in sé...ma chissà che non arrivi presto anche una versione teatrale de “Nei giorni della vendemmia”?!

In più nel 2021 usciranno un nuovo romanzo (per maggio), la ristampa dei due libri precedenti (“La sopravvivenza inutile” e “La primavera delle consapevolezze”) e per Natale 2021 un libro ''magicomico'' per i bambini di tutte le età.

Insomma un bel periodo denso di impegni... e chissà...


Grazie per il tuo prezioso tempo Franco e complimenti per il traguardo delle 2000 copie vendute, ci auguriamo di ospitarti di nuovo molto presto col prossimo romanzo.


Ti abbracciamo Pam e Tania

 

 

lunedì 30 novembre 2020

Recensione NEI GIORNI DELLA VENDEMMIA di Franco Serpi

 







NEI GIORNI DELLA VENDEMMIA

Franco Serpi

Indipently Published

28 settembre 2020

Pagine 264

Copertina flessibile

€ 12,48

Disponibile in formato cartaceo su Amazon al seguente link

https://www.amazon.it/giorni-della-vendemmia-Franco-Serpi/dp/B08K9XD2SC/ref=asc_df_B08K9XD2SC/?tag=googshopit-21&linkCode=df0&hvadid=459265330952&hvpos=&hvnetw=g&hvrand=6041162337951950080&hvpone=&hvptwo=&hvqmt=&hvdev=c&hvdvcmdl=&hvlocint=&hvlocphy=20602&hvtargid=pla-980601805341&psc=1


CONOSCIAMO L'AUTORE

Franco Serpi - foto dal web -

Franco Serpi ha vissuto per trentotto anni a Massa (Massa Carrara), nella sua amata Toscana. Dal 2019, seguendo il cuore e l'amore si trasferisce nella splendida campagna laziale, in mezzo alla natura preziosa dalla quale nasce l'ispirazione dei suoi libri.
Ama cinema e teatro ed è appassionato di libri e arte.
Portano la sua firma due romanzi di successo, ''La sopravvivenza inutile'' e ''La primavera delle consapevolezze''. 
Ha scritto in oltre un testo tecnico-pedagogico intitolato ''Maria Montessori - La vita e il Metodo".
''Nei giorni della vendemmia'' è il suo ultimo romanzo, uscito a settembre 2020.
Entrato di diritto nel panorama letterario italiano, è considerato dalla critica nazionale come una delle più interessanti penne del nuovo millennio, riscuotendo anche buoni risultati di vendita.

TRAMA

I rami della vita si intrecciano, così come la storia di una famiglia.
A volte si sceglie di omettere la verità per convincersi che la realtà non esiste, che esista una vita parallela dove tutto assume un altro significato, un altro stato.
Angela è giunta al termine della sua storia d'amore e per non annegare nel dolore vorrebbe evitare gli addii; Abramo si barrica dietro allo scudo di una libertà soffocata; Ambra, per paura del giudizio della gente nasconde la notizia più bella; Sara non ha mai amato la sua azienda vinicola e reprime i suoi desideri; Nadia nasconde il senso delle cose per paura di dover ribaltare la sua vita; Mauro insabbia le sue paure e l'anziana zia Irina, forte dell'esperienza dei suoi anni cercherà, come un fare, di illuminare il buio di tutti quei cuori in tempesta.
Un inno all'imperfezione che ci sprona ad amarci per quello che siamo.
Un romanzo che affronta il tema della famiglia, non come nido perfetto ma come processo dinamico, dove i protagonisti si ri-incontrano tra i profumi e la magia dei vigneti dell'entroterra senese.

IMPRESSIONI

Ho avuto la possibilità di conoscere Franco Serpi, per il momento solo virtualmente,  grazie ad una cara amica in comune. Rosanna mi chiamò per chiedermi se fossi stata disponibile a recensire il nuovo romanzo di un suo collega, scrittore per passione.
Inutile dire che la mia curiosità e la fame di nuove avventure mi spinse ad accettare, così mi mise in contatto con Serpi e, grazie alla sua gentilezza, ricevetti una copia cartacea del suo nuovissimo romanzo: Nei giorni della vendemmia.

<< C'è sempre un luogo che ci accoglie quando tutto sembra rifiutarci, un posto dove possiamo riconoscerci, dove i suoni lontani si possono ancora percepire familiari e nulla appare vuoto. >>

Accattivante già dalla copertina che rappresenta un boschetto dai colori caldi, rimasi subito colpita anche dalla trama. Il libro perfetto per un'anima sognatrice, alla ricerca di luoghi magici e buoni sentimenti.
Il romanzo è ambientato nella campagna senese, nel mezzo dei rinomati vigneti di un'azienda vinicola a conduzione familiare da diverse generazioni. I personaggi principali sono i tre figli: Angela, Abramo e Ambra, Sara la madre e zia Irina, sorella del defunto padre.
Ogni volta che Angela perdeva la retta via, l'unico modo per ritrovare la strada giusta era mettersi in auto e tornare alle origini, nella casa dove era nata e cresciuta per poter parlare con la madre. I genitori avevano ereditato dal nonno paterno l'azienda vinicola fruttuosamente attiva già da tre secoli di generazioni. Per Angela la casa immersa tra quei vigneti era l'angolo di Paradiso nel quale rifugiarsi quando voleva scappare dalla realtà che puntualmente le presentava il conto, come un creditore alle calcagna del moroso. 
Il padre era appena morto, ma l'Azienda continuava a produrre, seguita dalla madre rimasta sola a tirare le redini di un impero divenuto troppo grande da gestire.
Per Angela e i suoi fratelli la vendemmia era un giorno di festa, un Natale anticipato che regalava ai bambini la gioia di una giornata all'aria aperta a mangiare uva e poi a pestarla coi pieni nei tini traboccanti di grappoli d'oro e viola.

foto personale scattata nella splendida location di un vigneto dell'Azienda Agricola Giacomelli di Castelnuovo Magra (Sp)


Mentre leggevo mi sembrava di sentire l'odore dolciastro degli acini pestati e il ronzare delle api sui tini, talmente  è intensa e sentita la descrizione. Non ho mai amato la vendemmia, per me è sempre stata una forzatura, alzarsi all'alba, le mani appiccicose, le vespe e le api che circumnavigavano il viso non erano cosa per me che ho sempre preferito scattare foto ai vendemmiatori anziché staccare grappoli, ma le scene così realistiche e poetiche mi hanno fatto venire voglia di tornare ragazzina e spiluccare i dolci chicchi tra i filari del vigneto del nonno. Una descrizione poetica che incanta e rapisce aprendo un vortice temporale che ci riporta all'infanzia spensierata tra i campi.

Vendemmia -  foto personale -

Finché erano bambini era bello ritrovarsi tutti riuniti per partecipare a quel rito che era diventato sacro. Ma adesso tutto era cambiato.

Inseguendo il sogno di un amore che esisteva solo nei suoi adorati romanzi, Angela si era sposata con Mauro. Un matrimonio nel quale aveva creduto, investendo se stessa sino ad annullarsi, che era però durato il tempo di una candela accesa.
Fare i conti con la realtà era così difficile e lei non voleva ammettere a se stessa il proprio fallimento, quindi meglio scappare  in silenzio, senza sentirsi in dovere di dare troppe spiegazioni a nessuno, soprattutto a Mauro.

<< Angela si perdeva nei colori della natura, ogni albero le raccontava di sé, in ogni foglia poteva leggere qualche traccia del suo mondo interiore. >>

L'anima fragile di Angela si palesa da subito, rivelando una donna vissuta all'ombra di una facciata fatta di eleganza e lusso che non le appartengono, ma una volta dentro alle pareti del suo lussuoso appartamento la facciata crolla come un castello di sabbia bagnato dalle onde. Con Mauro c'erano problemi, silenzi insormontabili dei quali nessuno dei due voleva prendere coscienza. Una mattina Angela, arrivata al culmine del malessere generato da quella vita ormai diventata prigione, decide di lasciare Mauro e tornare per un po' a casa. Il tempo della vendemmia era vicino e avrebbe potuto approfittarne per non pensare troppo e svagarsi. O per riflettere su quello che da tempo aveva cercato di nascondere a se stessa.

Il bello dei romanzi è che ti permettono di viaggiare in luoghi speciali pur restando accoccolati in poltrona. Pur vivendo in campagna, ad un km dal mare che adoro, ho provato una sana invidia per Angela, immersa nei colori e profumi delle dolci colline senesi. Mai come in questo periodo ho sentito il bisogno di vivere l'autunno tra i campi purpurei e gialli e grazie alle splendide descrizioni dell'autore, anch'io ho potuto vivere di nuovo il rosso, l'ocra e il giallo dei vigneti.

<< Sarebbe riuscita a trovare la strada da sola o nel percorso sarebbe stata importunata dalla violenza del lupo? >>

Chi invece non ha mai amato la vita in campagna e la vendemmia è Ambra, la sorella più piccola, viziata dal padre, residente a Parma dove era diventata una studentessa fuoricorso. Amante della vita mondana, delle  auto di lusso e sempre insoddisfatta da cambiare un uomo dopo l'altro. Fin quando non conosce Glauco,  un uomo sposato che avrebbe potuto essere suo padre ma del quale si innamora al punto di restare incinta. Consapevole ma non d'accordo col fatto che Glauco non avrebbe mai lasciato la moglie per lei e soprattutto non avrebbe voluto figli da lei dal momento che era nonno e la loro era solo una storia di sesso, Ambra, dopo aver accettato la gravidanza scelse di tenere il bambino e di non dire nulla a Glauco. Lo avrebbe, pur amandolo, tagliato fuori dalla sua vita e avrebbe cresciuto il bambino da sola. Promettendo di raccontare tutto alla famiglia che l'avrebbe sicuramente aiutata, decise di partire per Siena. L'occasione della vendemmia avrebbe attutito lo shock iniziale ed eventuali rimproveri.

Mi è piaciuto il personaggio di Ambra, una ragazza all'apparenza frivola, modaiola e mantenuta da papà che nulla le poteva negare, ma dall'anima fragile e in cerca di continua approvazione. Una persona disposta a sacrificare la sua vita e una storia che forse voleva più per capriccio che per amore, per una piccola vita che cresceva dentro di lei. Ho apprezzato molto anche la sensibilità con la quale l'autore ha affrontato il delicato tema di una gravidanza inaspettata ed extraconiugale. Ha saputo descrivere la realtà di molte donne con naturalezza e tanto amore pur usando un linguaggio veritiero e diretto.

<< Abramo era un bellissimo uomo, alto, magro al punto giusto, rotondo nella muscolatura come suo padre. I suoi lineamenti paterni, ricordavano i tratti di un dio persiano incastrato in un film di Hollywood di vecchia data. >>

Abramo è il fratello di mezzo, quello ''arrivato'', un buon lavoro, una moglie che lo amav e due figli che stravedevano per lui e per la famiglia paterna. Ma Abramo era anche una persona confusa, fragile, costretto a nascondersi dietro alla facciata della famigliola felice. E a lungo andare quella vita cominciava a pesargli. Gli mancava solo il coraggio di spiccare il volo verso la felicità per essere finalmente libero da quella gabbia dorata in cui si trovava suo malgrado imprigionato ormai da troppi anni. Raccontare tutto alla famiglia avrebbe creato uno scandalo? Ma la famiglia lo amava ed aspettava solo che Abramo si liberasse dei suoi fantasmi. Erano tutti pronti, già da molto tempo prima di lui.
Il personaggio di Abramo è stato modellato su una realtà ancora scabrosa per molte famiglie che non vogliono ammettere l'evidenza di un malessere celato dietro a finti sorrisi e convivenze forzate, vuoi per i tabù sociali ancora troppo discriminanti, vuoi per la paura di accettarsi per chi si è veramente. Come per Ambra, il delicato tema affrontato dall'autore è stato raccontato con la schiettezza che contraddistingue tutto il romanzo. 

<< Quella donna vuole farci morire tutti di paura!! Se la ritroviamo viva gliene dirò così tante che la farò morire io! >>

Il personaggio che ho preferito in assoluto è la novantenne zia Irina, sorella del padre, ancora autosufficiente e grintosa nonostante la salute molto precaria.
Zia Irina, un po' come Ambra, era la ribelle di famiglia, quella che si era distaccata per prima dalle tradizioni agresti, preferendo lottare per un futuro libero e indipendente, perorando la causa del Partito Comunista ancora adolescente, ben protetta dalle disponibilità finanziarie del padre, fiorente produttore di vini.  Il suo carattere forte e caparbio, sanguigno, tipico dei toscani, sarà quello che contribuirà a riunire la famiglia e a far prendere una posizione ai nipoti. La sera della grande cena di vendemmia, con la famiglia riunita, zia Irina scomparve, gettando scompiglio tra i nipoti e la cognata. L'unica a conoscere le reali condizioni di salute della donna era la sua ''collaboratrice'' filippina Sami, ingegnere donna dal carattere forte ma profondamente rispettosa, costretta a migrare in Italia dopo l'alluvione nelle Filippine. Sami si vide costretta a rivelare il ''segreto'' della zia e la famiglia corse tra i vigneti ormai bui a cercarla e rimproverarla della sua incoscienza. Non trovandola rientrarono in casa: Irina era comodamente seduta ad aspettarli, pronta ad alimentare un focoso battibecco con la cognata Sara.

<< Aveva sempre odiato quel lavoro che l'aveva obbligata a non esercitare più la professione per cui aveva studiato.
Un medico regalato al vino, si definiva. >

Sara è sempre stata una donna dal carattere duro e aspro, ma pronta a sciogliersi per figli e nipoti.
Costretta a rinunciare alla sua professione di medico per aiutare il marito a mandare avanti l'azienda si ritrovò, dopo la sua morte, sola a gestire quell'impero del quale non le era mai importato nulla. Era stanca, unico suo desiderio era quello di giocare a burraco tutta la notte, senza pensieri. D'altronde nemmeno ai figli era mai importato nulla dell'azienda. Avevano raggiunto una buona stabilità economica, non aveva più senso dedicare i suoi anni restanti ad un lavoro che in cambio le succhiava sempre più energia. 
Il rimpianto di una professione che aveva sempre amato, quella di medico, ma che per amore aveva prontamente sacrificato era da sempre causa di accese discussioni con la cognata Irina e difficilmente riusciva ad avere l'ultima parola. Ma Sara era stanca e la decisione di cedere l'azienda dopo aver saldato contratto di vendita con gli orientali golosi del loro dolce vino,   si fece sempre più forte.
La vendemmia presentava quindi l'occasione giusta per comunicare ai figli la decisione presa per il suo bene e per il bene di tutti, a scapito di quello che avrebbe pensato la scorbutica Irina.
Tutti riponevano nella vendemmia l'occasione per riscattarsi, per aprirsi e mettere in tavola tutte le carte, il destino avrebbe poi pensato al resto.
Ma la vendemmia non aveva fatto i conti con la zia che anche questa volta avrebbe avuto l'ultima parola per dimostrare le sue ragioni e mescolare un po' tutte le carte spronando Sara e i nipoti a liberarsi delle loro limitazioni e spiccare finalmente il volo verso la serenità ...
Nel romanzo si incontrano anche altri personaggi, come Mauro, ex marito di Angela, Laura, compagna di Mauro, Fernanda, amica di Angela che nasconde un segreto che la porterà a fare delle scelte di vita drastiche e Rafel, socio e amico di Abramo, costretto a vivere nell'ombra e nell'incertezza. 
Ognuno di loro ha un vissuto forte, che li ha resi fragili e insicuri, ma grazie alla magica atmosfera della convivialità della vendemmia, si evolveranno, trovando la sicurezza per andare incontro alla tranquillità ritrovata nell'inizio di una nuova vita. 

Durante la lettura mi sono ritrovata nei panni di un nuovo membro della famiglia, intenta ad ascoltare ed elaborare i problemi e il vissuto di ogni familiare, sentendomi ancora e  di nuovo  bambina, quando durante il pranzo della vendemmia, con amici e parenti, si discuteva sulla rendita che avrebbe dato l'uva e sui rinnovamenti da fare al vigneto il prossimo anno. Ognuno diceva la sua, ognuno proponeva, spiegava e ascoltava, ma l'ultima parola era sempre quella nonno e io sempre più convinta che mangiare uva e scattare foto era la scelta migliore, quella meno faticosa e per niente appiccicosa. 
Quanta nostalgia di quella vita, in cui tutto sembrava fuori dal tempo, più genuino e quanto è stato bello ritrovare l'atmosfera allegra e la leggera di quel periodo. 
Con dispiacere ho terminato la lettura. Mi sono congedata dalla famiglia con lentezza, quella che pervade ogni lettore quando non vuole arrivare ai ringraziamenti finali, ma nel cuore ho la speranza di ritrovare tutti i personaggi, un giorno, magari in una bella fiction o in un sequel.
I motivi per i quali vi consiglio la lettura di questa accogliente storia sono diversi e ve li elenco con piacere:

1. Franco Serpi è uno scrittore con un animo spiccatamente sensibile che merita la possibilità della vostra attenzione. Il suo stile scorrevole, diretto e mai volgare, vi coinvolgerà   fino alla fine senza mai annoiarvi, facendovi vivere emozioni uniche e spesso sopite dal passare del tempo.

2. La storia, come ci racconta Serpi è un romanzo delle seconde possibilità, un modo per rinascere dalle ceneri dei propri errori come una fenice. Proprio grazie alla riunione della famiglia per la vendemmia, vengono alla luce segreti e bugie, le cose non dette e drammi profondi che probabilmente si sarebbero confessati solo ad uno sconosciuto, scatenando una serie di azioni e conseguenze che portano ad accettare cambiamenti anche drastici , spazzando via la patina stereotipata di ''famiglia del Mulino Bianco''. La perfezione non esiste, dietro alla facciata dorata di famiglia perfetta si sbaglia, si creano conflitti, ci si allontana per poi ritrovarsi, elaborando i propri errori e ricominciando da capo, seguendo la pancia e il cuore anche se la strada sarà tutta in salita. 

3. Lo scenario descritto con cura e amore ci farà viaggiare nella meravigliosa campagna Toscana tanto cara all'autore, dall'atmosfera a cavallo tra le tradizioni contadine del secolo scorso e i giorni d'oggi.

4. È un romanzo che si legge d'un fiato, che tiene incollati fino alla fine e ci da la speranza di ricominciare per trovare il nostro riscatto.

5. È un romanzo adatto a tutti, trattando vari argomenti delicati e di attualità.

Ultimo motivo per convincerci è che potrebbe essere uno splendido regalo di Natale per i vostri amici sognatori e romantici.

Spero di avervi incuriosito al punto di farvi intraprendere subito questo viaggio nella natura e nell'anima perché, alla fine, vi sentirete pronti a cercare il vostro riscatto dell'anima. 
Augurandovi buona lettura vi do appuntamento alla prossima uscita, qui sul blog, di un'interessante intervista a Franco Serpi.
A presto,

Ringrazio di cuore Franco per avermi regalato questa meravigliosa emozione, e gli faccio tanti auguri per il traguardo delle 2000 copie vendute.
Ringrazio anche la disponibilità di Roberto Petacchi per avermi ''prestato'' la suggestiva location per fotografare ''Nei giorni della vendemmia'' tra gli splendidi vigneti della sua Azienda Agricola Giacomelli.
Ringrazio infine Rosanna Acquaro, per gli amici Pam, per avermi fatto conoscere Franco Serpi e per averlo intervistato. Da oggi Rosanna, impegni lavorativi e familiari permettendo, collaborerà con La Valigia.

Tania C.

foto personale scattata nella splendida location di un vigneto dell'Azienda Agricola Giacomelli di Castelnuovo Magra (Sp)

domenica 29 novembre 2020

Recensione: IL DUBBIO Un uomo curioso di Romano Montanari - Ed. AltroMondo Editore -

 




IL DUBBIO 

Un uomo curioso

Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Anno di uscita Settembre 2020

Collana Imprese d'impresa

Genere Narrativa d'impresa

Copertina Brossura

Pag. 150

€ 14,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/il-dubbio/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA

Un breve racconto che ha tratto ispirazione dalla vera storia di un uomo che, dopo aver passato una vita lavorando come mediatore e commerciante di bestiame, un giorno si trova ad osservare una scena talmente curiosa e illuminante da decidere di dimostrare a se stesso e al mondo che anche lui poteva diventare un ''industriale''.

Il messaggio è rivolto soprattutto ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro: quando hai un sogno lo puoi realizzare solo con determinata convinzione.


IMPRESSIONI


Questo breve romanzo mi è arrivato a sorpresa grazie al pensiero sempre carino che ha per me Alice di AltroMondo Editore. Un titolo enigmatico e bizzarro, Il dubbio Un uomo curioso, che porta la firma di Romano Montanari. 

Incisiva la copertina, che lascia intuire quello che è il cuore della versione romanzata di una storia ispirata alla vita di una persona reale che, dopo aver notato un episodio curioso, decide di lasciare il suo lavoro per diventare un imprenditore.

Letta la trama sono rimasta un po' di tempo col ''dubbio'' personale: sarebbe stato un concentrato di dati statistici e di marketing? Sarei stata in grado di leggerlo e soprattutto di capirlo? Poi ho iniziato la lettura nel pomeriggio, in attesa di una visita medica e la sorpresa è stata talmente grande e bella che una volta rientrata a casa ho sentito l'impulso irrefrenabile di arrivare alla fine, incollata alle pagine  saltando la cena.  

L'autore ha modificato i nomi, i luoghi e la tipologia di lavoro assicurando la privacy all'uomo (o donna?) al quale si è ispirato. Leggendo però, un dubbio mi è sorto: che sia l'identità dell'autore stesso ad aver dato vita al personaggio Giulio Restelli? Un dubbio che rimarrà fino alla fine per poi venire archiviato in uno dei cassettini della memoria senza avere risposta, o forse no. Lo scoprirete solo leggendo, seguendo il racconto narrato in prima persona proprio dal protagonista.

<< Un giorno vide qualcosa che sconvolse la sua vita e gli fece esplodere il desiderio incontenibile di dimostrare a sé stesso e al mondo intero che anche lui poteva diventare un industriale. >>

Giulio Restelli, professione commerciante e mediatore di bestiame, come tradizione da varie generazioni paterne,  durante il fine pomeriggio di una bella giornata di primavera inoltrata, sta percorrendo le tortuose stradine della Brianza con la sua motoretta.

Seguendo i tornanti tediosi si ritrova ad osservare con curiosità degli operai che stanno raccogliendo con cura selettiva dei sassolini dal greto del fiume Olona, per poi caricarli su dei camion di media portata.

La curiosità di conoscere il perché di quell'insolita e scrupolosa raccolta era talmente forte che Giulio decise di seguire i camion una volta caricati.

L'inseguimento di Restelli lo portò alla sede di un'azienda che produceva macchine per il trattamento superficiale di metalli. Davanti al cancello dell'azienda gli si aprì un mondo, una piccola idea che in meno di un minuto era diventata una certezza: avrebbe cambiato lavoro presentando domanda di assunzione a quell'azienda e sarebbe diventato un industriale.

La novità venne accolta quasi con sollievo dalla famiglia, ormai il lavoro da mediatore stava diventando pesante per lui, lo avrebbero portato avanti i due figli e lui avrebbe potuto comunque fare da consulente.

Dopo aver presentato la domanda all'azienda, Restelli venne assunto come portinaio. Un lavoro semplice ma importante, avrebbe dovuto segnare su un registro i camion in entrata e uscita, il loro peso e monitorare i visitatori. La possibilità di far carriera non mancò e presto venne promosso in officina. Il lavoro era così interessante che Restelli cominciò ad annotarsi tutto quello che accadeva sotto i suoi occhi, dagli aneddoti ai contatti dei fornitori e terzisti, creando una sorta di registro che custodiva gelosamente. Il tempo passò e in due anni arrivò a rivestire incarichi dirigenziali, finché non decise che era giunto il momento di camminare con le proprie gambe e spiccare il volo. Si sarebbe dimesso e avrebbe creato una propria piccola azienda personale di assemblaggio macchinari per la finitura dei metalli.

<<Prima di tutto vorrei sapere da Lei se io sono un industriale o no >>

<< Non deve avere alcun dubbio: Lei è diventato un industriale e sono sicuro che piano piano dimenticherà, forse con qualche rimpianto, mucche e vitelli... >>

Il capanno degli attrezzi nel giardino di casa era perfetto, bastava solo mettersi in regola con la burocrazia e la sua creatura sarebbe stata pronta a muovere i primi passi. Il suo prezioso registro fu una miniera d'oro per spianargli il campo sul mercato e ben presto il capanno degli attrezzi non bastò più. Chiamando a raccolta moglie, figli e nuore, decise di ampliare l'azienda acquistando nuovi capannoni e inserendo i figli e le nuore nell'organico, aiutato dalla moglie. In poco tempo la sua piccola azienda si crebbe al punto di cominciare a guardare la possibilità di espandersi in zona franca in Europa ed oltre oceano.

Le cose sembravano andare sempre meglio, allietate anche dalla nascita di due gemelli, Alice e Antonio, figli di Giovanni. Con l'arrivo dei piccoli la moglie decise di dedicarsi ai preparativi insieme alla nuora e venne sostituita con nuovo personale. Sembrava di toccare il cielo con un dito finché un giorno alla famiglia Restelli quel cielo crollò addosso. 

Di ritorno da un viaggio di affari all'estero, Giulio trovò un'amara sorpresa, quella che ogni genitore non dovrebbe mai vivere: il figlio Carlo era ricoverato in rianimazione per un infarto. Nonostante le preghiere e la fiducia di una ripresa, Carlo morì per un'emorragia cerebrale. Le sue condizioni erano già aggravate dall'infarto e il ragazzo non aveva retto all'ictus.

Per la famiglia fu un duro colpo, i genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai figli, ma perdersi d'animo non era nel dna di Giulio che, continuò a rimboccarsi le maniche per non sprecare tutto il lavoro e l'impegno che la famiglia aveva riversato nell'azienda.

Si potrebbe quasi pensare che "Restelli" sia un cinico stakanovista, interessato solo al denaro e all'espansione dell'azienda, in realtà l'uomo aveva riversato tutto il suo impegno e il suo amore in un progetto nato da una curiosità personale ma diventato ormai il sogno di famiglia. Con la sua voglia di fare e di conoscere ha saputo coinvolgere all'unanimità figli e nuore, che da subito hanno creduto in lui e nella sua potenzialità di industriale. 

Tornato il sereno le cose filarono lisce per un po' di tempo, tra viaggi d'affari e i nipotini che crescevano. Ma quando sembra andare tutto bene, ecco che arrivano le nuvole nere a minacciare tempesta.

Per Giulio le nuvole minacciose si trasformarono in minacce reali.

Pedinato da una batteria di criminali locali, venne fermato più volte e minacciato di ripercussioni se l'azienda non avesse pagato il ''pizzo'' per la protezione, naturalmente senza denunciare l'incontro ai Carabinieri.

L'impatto con la criminalità fu scioccante ma, dopo la seconda minaccia, l'uomo non si arrese e, appoggiato dalla famiglia, si rivolse al Maresciallo spiegando l'accaduto.

Come nelle fiction televisive sulla mafia, ''la spiatina'' ai Carabinieri non passò inosservata all'occhio del ''Grande Fratello''. 

Seguirono altre minacce, rivolte anche ai nipotini e alla famiglia, la richiesta era sempre la stessa: centomila euro al mese, nessun intervento dei Carabinieri e sarebbe filato tutto liscio, altrimenti...

Ma Restelli non era disposto a piegarsi ai ricatti del boss di quartiere, avrebbe difeso la sua azienda nata dal nulla grazie al suo impegno costante. No, non si sarebbe venduto ai ricatti per farsela portare via.

Continuando a comunicare di nascosto coi Carabinieri, l'uomo continuò a lavorare e viaggiare finché un giorno, con uno stratagemma ben studiato, degli uomini fecero irruzione negli uffici e lo presero in ostaggio. Pagare il pizzo e avere salva la vita oppure...

Anche questa volta la tenacia di Restelli, ormai sulla settantina, lo aiutò ad avvisare la Benemerita e a salvare tutto quello per cui aveva sempre lottato, la famiglia e la sua azienda.

Superata anche la batosta del tentativo di rapimento, per l'uomo si aprono le porte dell'Europa dell'est, in Russia e degli Stati Uniti. La scelta è difficile, dalla Russia spingevano per un'espansione straordinaria, basso costo, manodopera quasi a costo zero e un gran volume d'affari. L'America lo stava corteggiando per acquistare l'azienda ed espanderla con un volume d'affari da capogiro. A lui, oltre il ricavato della vendita, sarebbe rimasto l'incarico di presidente onorario, senza responsabilità e potere decisionale, al figlio un ruolo dirigenziale di prestigio. L'offerta americana era buona.

Valutando i pro, l'età che aveva superato l'ottantina, il cospicuo ritorno finanziario, i nipoti che oramai grandi e laureati non avrebbero portato l'azienda e i contro, non avrebbe più avuto la sua azienda, Restelli decise di vendere... 

Erano altri tempi, Giulio Restelli ha avuto anche una gran fortuna a lasciare un lavoro avviato per essere assunto in età avanzata in un'azienda con la possibilità di far carriera per poi ricominciare da capo e da solo sino ad arrivare a costruire un impero. 

È impensabile al giorno d'oggi che un cinquantenne riesca, in due anni a farsi assumere, arrivare ai vertici della carriera e in pochi anni tirar su dal nulla un'impresa con filiali in tutto il mondo. Ma il messaggio che l'autore vuol mandare è proprio quello di credere alla propria curiosità e ai propri sogni e lottare per avverarli. Anche se poi non sono come ce li saremmo aspettati, almeno ci abbiamo provato e abbiamo costruito le nostre idee.

Mi ha colpito molto la sua curiosità che lo ha spinto dal cercare una risposta al perché degli operai raccogliessero sassi su dei camion sino a reinventarsi come magnate brianzolo.

Durante la descrizione del rapimento non ho potuto fare a meno di pensare ad un ragazzo della mia zona, un imprenditore a capo dell'azienda familiare di edilizia che il 16 dicembre 2012 fu rapito da un collega a scopo estorsione e fu liberato il 31 dicembre. Mi sono chiesta più volte, leggendo, quanto possa essere pericoloso il lavoro di un imprenditore. Oltre la paura di crack finanziario, anche quella di vedersi portare via i sogni dalla malavita.

Ho ammirato quest'uomo, chiunque sia, caparbio e coraggioso, che ha lottato a costo della sua stessa vita pur di salvare il suo dubbio: era veramente riuscito a diventare un industriale?

Lascio a voi scoprire la risposta tra le pagine di questo intenso racconto, con la certezza che vi coinvolgerà fino alla fine esilarante che ci descrive un uomo che col suo coraggio e credendo in se stesso e nei suoi sogni ha saputo costruire un impero partendo da un piccolo sassolino del fiume Olona.

Buona lettura,

Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...