venerdì 19 luglio 2019

Recensione di MASSIMO RIVA VIVE di Claudia Riva e Massimo Poggini Ed. BALDINI+CASTOLDI





MASSIMO RIVA VIVE

Claudia Riva e Massimo Poggini
Ed. Baldini+Castoldi 
Data uscita 02 maggio 2019
Collana Le Boe
Pag. 270
Brossura illustrato
€ 17,50
Ebook disponibile

CONOSCIAMO GLI AUTORI

Claudia Riva - foto dal web -


Claudia Riva, 1974, è la sorella minore dei  fratelli fratelli Riva: Giuliano e Massimo. Lavora come produttore esecutivo per la televisione, ma è anche una scrittrice. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo un libro per bambini, La mongolfiera di nuvola (con Annalisa Serino) e due romanzi Il condominio e Lenti al contatto.


MASSIMO POGGINI

Massimo Poggini - foto dal web -

Affermato e noto giornalista del mondo musicale, Massimo Poggini, classe 1955, dalla seconda metà degli anni Settanta, ha intervistato i maggiori esponenti del panorama musicale italiano e numerose star internazionali. Tra le sue pubblicazioni annovera i best seller 
Vasco Rossi, una vita spericolata;
Liga. La biografia; 
I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei  Pooh);
Questa sera rock'n'roll (con Maurizio Solieri);
Notti piene di stelle (con Fausto Leali);
Testa di basso (con Saturnino);
Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi.
Ha fondato ed è direttore del sito https://www.spettakolo.it/

TRAMA

"Vasco aveva già sentito parlare di Massimo, non perché fosse figlio di Giovanni e della Laura, amici di sua madre, amici di suo padre, amici di sua zia, di sua cugina e di chi sa altro, ma perché in paese si vociferava che fosse un bambino strano, solitario, che non andava all'asilo, che quando era a casa amava fare soprattutto una cosa, voleva fare sempre quella: ascoltare la musica."

A vent'anni dalla sua morte, Massimo Riva continua a far par battere i cuori di chi non ha mai smesso di amarlo: da quel maledetto 31 maggio 199, Vasco Rossi non ha mai fatto un concerto senza ricordare l'amico. Durante lo Show dei record, a Modena Park il 1 luglio 2017, la sua chitarra mitica, la Gibson SG, acquistata da Massimo a rate dall'amico Maurizio  Solieri e usata in tutti i concerti, è stata suonata proprio su quel palco, come tributo fisico allo scricciolo energico e trascinatore che si era spento a soli 36 anni. Ma vissuti <<al massimo>>.
Sguardo spiritato, look sdrucito, capelli lunghi, magrissimo ma con un sorriso beffardo, sigaretta e birra sempre in mano: lui è Massimo Riva, il ragazzo che ogni tanto ne combinava una un po' più grossa del solito e Vasco lo "licenziava" per poi perdonarlo poco dopo, con fare paterno. 
Prima con la Steve Rogers Band, poi da solo, cominciò l'avventura come solista, collaborando con mostri sacri della musica italiana del calibro di Enrico Ruggeri, Elio e le Storie Tese, Sabrina Salerno, che hanno rilasciato testimonianze tra le pagine di questa biografia. 
Questa biografia è una storia senza veli, perché se fosse stato Massimo a scriverla, l'avrebbe voluta esattamente così, schietta e genuina, plasmata dalla musica rock che tanto amava.

IMPRESSIONI


Massimo Riva vive - Sarzana, 18 luglio 2019 - foto personale



Ci sono persone che empatizzano subito, senza che ci sia una spiegazione. Con Massimo è capitato così: fai una battuta e capisci che il tuo umorismo viaggia in sintonia con chi hai di fronte. Poi ti perdi di vista e ti ritrovi, la vita è fatta così.
(Enrico Ruggeri)

Con una struggente prefazione di Enrico Ruggeri si apre la biografia di Massimo Riva. Un nome che non può non suscitare emozioni forti negli animi di chi continua ad amarlo dopo venti anni dalla sua morte. Un nome, quello di "Massimino" che è leggenda nel mondo del rock italiano, un "cinno" di campagna che, insieme ad un gruppetto di compaesani molto più grandi di lui, si è costruito da solo, riversando tutte le sue energie in quella che era la sua passione più grande: la musica, il rock. 
Questa biografia, scritta a due mani da Claudia Riva, sorella di Massimo e dal giornalista Massimo Poggini, mi è arrivata a sorpresa, offerta da Baldini+Castoldi che ringrazio per la possibilità che mi ha dato. 
Una sorpresa la è stata veramente! Di solito leggo biografie che trattano la violenza sulle donne,  a parte quella di Enrico Ruggeri, che amo e stimo dai tempi dei mitici "Lozza bianchi", non mi ero mai avvicinata al mondo della musica. 
Ho sempre seguito Vasco, quasi dagli albori, passando le mie estati e miei inverni nei monti e tra i calanchi dell'Appennino Bolognese-Modenese, sfinendo i miei, ogni martedì, per portarmi da Lizzano in Belvedere, al mercato settimanale, in Via del Mercato a Zocca che non si sa mai, avrei potuto incontrare la combriccola... 
E' stata quindi una piacevole sorpresa scoprire la storia di Massimino, ritrovandomi nell'intimità dei luoghi nei quali sono cresciuta, dove sparavo la radio a palla stonando le parole a pieni polmoni insieme alla mia amica,  quando passavano "Alzati la gonna" o "Vado al massimo". 
Ho divorato la biografia con la curiosità che hanno i bambini, quella dei "perché", domandati all'infinito a chiunque gli presti attenzione. 
Le risposte ai miei perché le ho trovate tra i ricordi di Claudia e Poggini, nelle testimonianze di Vasco, di Ruggeri e di Curreri, negli aneddoti della Steve Rogers Band e tra le belle foto che Claudia ha inserito nel testo. Foto vere, direttamente dall'album di famiglia. Foto mai apparse sulla carta patinata, che suscitano un'emozione dolce, quasi una confidenza da proteggere e far tesoro.

L'equazione fu semplice: Massimo lavora per Vasco, quindi Vasco e Massimo sono il demonio. Di conseguenza, io e Giuliano eravamo i fratelli del demonio.

Giuliano, Massimo e Claudia sono i tre fratelli Riva, di Zocca, piccola e accogliente città ai piedi del Frignano, centro di snodo tra Modena, Bologna e Pistoia, incastonata tra i tornanti che si inerpicano dalla campagna alle pendici dell'Appennino Modenese. Una cittadina che vive principalmente di agricoltura e allevamento, dove sin da piccoli, i bambini sono abituati a lavorare, a cavarsela da se, in modo da diventare adulti indipendenti. 
Giuliano è il fratello maggiore, quello forse più saggio, di poche parole, ma sempre al momento giusto. 
Massimo, il fratello di mezzo, è il bambino prodigio, quello che impara a leggere a nemmeno quattro anni, definito "strano" dai compaesani, magrolino, capelli lunghi e magliette strappate. Quello che, pur essendo poco più che un bambino, frequenta un altro "strano" ragazzo dai sottili capelli biondi e splendidi occhi azzurri, amico di famiglia  e molto più grande di lui, che inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica: Vasco Rossi.
Claudia, terzogenita, è la piccolina di casa, innamorata e ricambiata, dei fratelli, soprattutto di Massimo, il fratellone tutto nervi e energia, che frequenta i ragazzi giusti del paese e che segue come un'ombra sin da quando impara a camminare.
L'amore che li unisce è immenso, ci sono sempre l'uno per l'altra, si proteggono, litigano, ma alla fine tutto si scioglie in un abbraccio tenero e amorevole che solo i fratelli sanno darsi. 
Come in tutte le piccole cittadine di montagna, tutti conoscono tutti e tutti sanno tutto di tutti, dividendosi tra ammiratori di Vasco, il quale aveva appena fondato una piccola radio libera, la prima in Italia, "Punto Radio", dove, per "sfinimento" lavorava anche Massimo (in qualità di tuttofare e dj), e in "haters", quelli che vedevano il male nella musica rock suonata dai ragazzi. Tra gli haters, il parroco del paese, che additava Vasco e Massimo come il "demonio", di riflesso anche Claudia e Giuliano solo perché erano i fratelli. Se a Claudia questo poteva all'inizio dar fastidio, tanto da farla sentire quasi "sporca",  l'amore della famiglia e la grinta della madre, cattolica praticante che rimbrottò il sacerdote, la spinse a ragionare con la propria testa,  andando avanti per la sua strada, incurante dei giudizi altrui. Per Massimino e Vasco invece, spiriti ribelli e da sempre incuranti dei giudizi di un prete di campagna, tutto questo rumore servì solo da carburante per fare sempre di più e meglio, coinvolgendo non solo la città, ma sconfinando addirittura fuori regione. 
Massimo diventava ogni giorno più bravo col mix e con la chitarra, convincendo Vasco a dargli nuove possibilità ed iniziando ad ispirare anche alcune delle sue più belle canzoni, già forte del giro di accordi di Albachiara.

Racconta Vasco: Ricordo che una volta era da più di mezz'ora che temporeggiavo aspettando che Guido mi facesse segno di poter salire sul palco, ma quel segno non arrivava. La gente si stava innervosendo. Allora mandai fuori Massimo e gli dissi: ''Vai e fai un assolo di batteria''. Lui non aveva mai fatto un assolo di batteria, però uscì e ne fece uno della madonna. Vedi, Massimo per me era quello.

Erano quelli gli anni di Sanremo e "Vita spericolata", anni che, nonostante il flop delle performance al Festival, introdussero Vasco nel panorama musicale del rock italiano. Erano gli anni in cui Vasco, inseguendo il sogno di essere la voce solista di un gruppo, aveva fondato una band: la Steve Rogers Band, nella quale Massimo suonava e cantava. Erano gli anni in cui, come accade anche ai più grandi gruppi musicali, qualcuno tenta di camminare con le proprie gambe, staccandosi dal gruppo. Gli anni visti quasi come  un tradimento, quando la Steve Rogers Band tentò il volo in solitaria lasciando Vasco, per poi tornare, come una meteora durata il tempo di uno scintillio, a testa bassa, sotto l'ala protettrice di mamma chioccia Vasco.
Dal canto suo, il buon Vasco, li accolse di nuovo. Tutti. Accolse anche Massimo, che aveva cercato di intraprendere la carriera da solista, se pur breve,  collaborando con Curreri, Ruggeri, Elio e le Storie Tese e Sabrina Salerno,  confermando la sua crescita musicale e di talent scout. Massimo aveva visto l'anima rock di Sabrina Salerno all'epoca ragazza Yeah-yeah, e sperava di farne la nuova icona rock italiana. Ma i tempi non erano ancora maturi per Sabrina e Massimo dovette, suo malgrado, rinunciare al suo sogno. 
La prova era stata dura per Massimo, ma tornato con Vasco diede il meglio di se, aiutandolo a comporre nuovi brani, divenuti mostri sacri, nel firmamento musicale del Blasco: Vivere e Stupendo.
Vasco ha sempre creduto in Massimo, aveva visto le potenzialità di quello scricciolo allampanato e caparbio e, nonostante i dieci anni di differenza che li divideva, non ha mai smesso di volerlo accanto a se, lasciandogli tutto lo spazio di cui aveva bisogno per scaricare la sua energia e tramutarla in accordi e parole vincenti. Nonostante la giovane età, grazie al suo carisma Massimo era l'unico che poteva permettersi di criticare, promuovere o "bocciare" le scelte di Vasco, trasformandole nella carta vincente.
Tornando con Vasco la strada fu tutta in discesa, come un Re Mida musicale, ogni tappa dei concerti diventava "oro", ogni nota, ogni accordo, consacrava Vasco e Massimo tra i mostri sacri del firmamento rock. 
Con il successo arrivò per Massimo anche la conoscenza delle droghe pesanti. Già in passato aveva fatto uso di qualche sostanza, ma la volontà di andare avanti era più forte, riuscendo sempre a fugare la dipendenza. Aiutandosi anche grazie alla cura della propria salute. Si è ipotizzato che la morte di Massimo fosse avvenuta proprio perché avesse il sangue troppo pulito. 
Il 31 maggio 1999, data che nessuno dimenticherà, Massimo fu ritrovato disteso a terra, ormai cadavere, nella sua casa a Bologna, proprio da Claudia, all'epoca venticinquenne ancora acerba e spaventata. La causa era forte: morto per overdose. 
Probabilmente per overdose di una droga chiamata rock...
Si dice che "Morto il Mito comincia la Leggenda"
queste parole ben descrivono  il Mito che Massimo è riuscito a creare giorno dopo giorno quando, con la sua chitarra presa in prestito per il primo concerto a Bologna, è salito sul palco dando vita ad un rock suonato con il tempo dell'anima e gli accordi del cuore.
Il suo nome verrà ricordato da Vasco in ogni concerto, ma quello di Modena Park, datato 2017, vedrà la consacrazione della Leggenda Massimo: la sua storica chitarra GIBSON SG verrà suonata durante il concerto.  Un piccolo gesto, una grande sorpresa  ed un bellissimo regalo per i fans;
il modo più naturale ed emozionante per onorare la memoria di Massimo Riva, il ragazzo che ha consacrato l'anima al rock... 
Di Massimo ci sarebbero tante, troppe cose da raccontare. Lascio a voi, in modo particolare a chi non lo conoscesse, il piacere di scoprirlo leggendo la biografia che Claudia, con l'aiuto di Massimo Poggini, ha scritto come una delle più belle dichiarazioni d'amore che si possano fare alla persona amata...


Claudia Riva e Massimo Poggini - video personale -

Grazie a Baldini+Castoldi ho avuto l'onore di conoscere Claudia, una donna non solo bella, ma anche dolce, disponibile e di un'umiltà disarmante. 
Durante la presentazione della biografia, tenutasi ieri sera 18 luglio, ho avuto l'onore di conoscerla e parlare con lei guardandola negli occhi. 
Ne è nata una piccola intervista che posterò in questi giorni, intanto vi invito alla lettura di Massimo Riva Vive, per conoscere la storia di questo "ragazzo di campagna" con l'anima rock e la dolce Claudia che di Massimo ha gli occhi, il sorriso e la bontà d'animo.

Vi lascio qui sotto il link, pubblicato da https://www.youtube.com/channel/UCL3Wu97qEy8UVXnhrXTl78Q , di una emozionante interpretazione di Vivere , un live eseguito una sola volta in tutta la carriera musicale. Una chicca da non perdere.

https://youtu.be/2CfDAwj6BAk

W Massimo Riva!

Buona lettura, 
Tania C.

lunedì 15 luglio 2019

Recensione di NEL MIRINO I MIEI GIORNI IN DIFESA DI KOBANE di Azad Cudi Edizioni Longanesi



NEL MIRINO
Azad Cudi
Ed. Longanesi 2019
Brossura
Pag. 304
Collana Nuovo Cammeo - Saggistica -
€ 19,00
Ebook disponibile


TRAMA

Azad Cudi è un ragazzo è un ragazzo curdo-iraniano che nel 2002 ha solo diciannove anni che si ritrova costretto a servire l'Esercito Iraniano impegnato a combattere una guerra spietata contro i curdi. Non volendo combattere contro i propri fratelli curdi Azad diserta fuggendo nel Regno Unito dove, dopo aver chiesto asilo politico, imparerà l'inglese ed otterrà la cittadinanza. Tornerà in Medio Oriente come volontario, in aiuto delle Missioni Umanitarie durante l'esplosione della guerra in Siria. 
Durante l'autunno del 2014, dopo appena ventun giorni di addestramento, l'esercito curdo lo ingaggerà come tiratore scelto, nella difesa della sua città, Kobane, sita nella regione autonoma del Rojava, finita sotto il dominio dell'Isis. Ma i volontari che oppongono resistenza all'assedio dell'Isis lottano una battaglia crudele e impari. I volontari, tra i quali sono arruolate in prima linea anche molte donne, sono solo duemila, contro più di dodicimila Jahdisti. Bisogna abbatterli, uno a uno.
Con questa testimonianza toccante, Azad Cudi, racconta dalle viscere di sanguinose battaglie dietro le linee del fronte, senza censure, la storica disfatta dell'Isis su Kobane. In un alternarsi di riflessioni personali e politiche, Cudi si interroga su temi sempiterni come il prezzo per la vittoria da pagare in vite umane, gli effetti psico-fisici di chi ha combattuto una  guerra, il dolore per la perdita di soldati e volontari il cui sacrificio è oggi una speranza per il mondo, quella di scongiurare una terribile minaccia.

IMPRESSIONI

Il mondo militare mi ha sempre affascinata, vuoi perché ci sono cresciuta e lo vivo, vuoi perché, anche se ipoteticamente in tempi di pace, stiamo vivendo un periodo in cui il ''militare'' fa parte del quotidiano. Non è difficile, nelle nostre città, trovare postazioni militari con giovani armati, a tutela della sicurezza cittadina e dei beni culturali, ma in particolar modo è attuale scoprire quanti ragazzi giovanissimi, ancora oggi perdono la vita per difendere la democrazia e la pace mondiale. La mia curiosità quindi, con la pubblicazione di questo saggio, era talmente forte che chiesi a Longanesi di poterne avere una copia da poter recensire e, gentilmente, Benedetta mi inviò l'ebook. Per questo la ringrazio tantissimo. 
L'ho letto d'un fiato, immedesimata in un mondo fatto di polvere, sangue e armi, ma anche di amore verso i propri fratelli e la libertà per la propria terra. Da difendere anche con la morte. 

Gli stranieri trovano sorprendente che all'interno del movimento di resistenza curdo donne e uomini siano pari in tutto, guerra compresa.

Nel 2011, con lo scoppio della guerra civile in Siria, i Curdi, ribellandosi al dominio dell'Isis, fondarono a Kobane,  la regione autonoma del Rojava, lembo di terra del Kurdistan siriano e piccola oasi democratica di pace ed eguaglianza, dove uomini e donne vivevano in parità dei sessi. Il folle delirio dell'Isis innescò una spietata battaglia contro la democraticità e soprattutto contro l'eguaglianza dei diritti che avevano le donne, da sempre considerate oggetti senza voce e senza diritti.
Sul fronte l'Isis schierò un esercito di oltre dodicimila uomini, armati con le armi più moderne e potenti, mentre il popolo curdo attuò una linea di difesa formata da uomini e donne ardite, con la volontà di difendere i loro diritti e la loro libertà. Un esercito insignificante, agli occhi dei jiahdisti, solo duemilacinquecento, tra volontari e tiratori scelti, a contrastare un oceano di morte e distruzione, oltretutto dotati di un arsenale di mezzo secolo prima.  La sconfitta sembrava quasi un gioco veloce e senza gara. Ma non avevano fatto i conti con la forza dell'amore di un popolo pronto a difendere la propria terra.
Nelle unità di protezione curde, per arruolarsi volontariamente bisognava avere almeno diciotto anni, essere capaci, svegli e utili ai compagni: poco importava il sesso di un soldato, gli ideali democratici erano gli stessi. Uomini e donne avrebbero poi combattuto insieme ma in unità separate, combattendo, morendo e uccidendo senza distinzioni. Questa parità meravigliò l'Isis, fomentando ancor di più la voglia di potere e distruzione verso i curdi, infedeli e soprattutto col potere femminile. Di contro, apprendere quanto potessero essere meravigliati e sconvolti i nemici, diede la certezza ai curdi di essere il giusto esercito per sconfiggerli. 
Tra i cecchini scelti dell'esercito curdo, poco più che diciannovenne, si arruolò Azad Cudi, rientrato volontariamente a Kobane dopo un periodo passato nel Regno Unito per fuggire all'arruolamento obbligatorio imposto dall'Esercito Iraniano.

Nel nostro movimento , diamo per scontato che ognuno sappia qual è la cosa giusta da fare. Io sapevo che il mio compito era continuare a combattere, perché c'era bisogno della mia esperienza.

Durante i due anni di assedio, dal 2014 al 2016, Azad, diventato un cecchino esperto e preciso, continuerà a porsi,come un'ossessione, due domande: "Come li attaccheremo? Come ci attaccheranno?"
Privato del sonno, del cibo, tanto da portarlo a pesare quanto un bambino di tredici anni, Azad, dietro al suo compagno fedele e preciso, il fucile, continuerà a tenere nel mirino il nemico sino a consumarsi gli occhi. Mentre amici e compagni continuavano a perire in battaglia, il suo compito principale e indesiderato diventò quello di sopravvivere per continuare a far vivere la Memoria di chi si sacrificò per la libertà.
All'inizio del 2017 il piccolo esercito curdo, senza denaro e attrezzature di prima necessità quali radio e binocoli e con armi datate, sei mesi dopo l'avanzata a Kobane, riuscì a fermare il plotone dei dodicimila dell'Isis. Tutti i jihadisti furono cacciati dal Rojava, facendo collassare il glorioso sogno di un nuovo Califfato dell'Isis, ridotto oramai a sparute bandierine sulle cartine, con un tragico bollettino di morte di tutti i volontari stranieri arruolatisi al grido di "Allah Akbar".
Quei duemilacinquecento ragazzi riuscirono in tale impresa grazie anche alla cocciutaggine dei contadini di Kobane. Quello che li univa era l'amore per le proprie radici, per quella terra arsa dal sole ma che proprio grazie al duro lavoro dei contadini, li aveva ripagati con i suoi preziosi frutti, facendoli convivere in pace armonia coi loro fratelli nonostante il credo differente.

Nessuno voleva morire, ma ci avevano costretto alla guerra e a volte il suicidio in battaglia sembrava essere la nostra unica opzione. Tutti sapevamo che avremmo dovuto affrontare ferite, orrore e morte, ed eravamo pronti a condividere tutto questo con i nostri compagni. Citando un detto curdo, affermavamo di prepararci a quel momento con <<fiori selvatici e menta>>.

Quando si entra in guerra per la difesa dei propri diritti, bisogna essere pronti a tutto e con qualsiasi mezzo e Azad Cudi ci racconta  la guerra del suo popolo fatta anche di piccoli espedienti per salvarsi la vita o per uccidere quanti più nemici possibile. Di uomini ne sono stati uccisi, la conta era straziante e impensabile, per un cecchino sarebbe stato come descrivere l'odio provato da un uomo debole. Ma sapeva  che spesso le azioni estreme erano l'unica via di salvezza. Qualsiasi soldato capace sarebbe stato in grado di imparare, nel giro di un'ora, i primi rudimenti per diventare un tiratore scelto. Ogni fucile in dotazione possiede una sorta di carattere e potenza propri e un bravo tiratore, deve imparare a conoscere il ''temperamento'' di ogni arma tra le sue mani. Ma forse, più importante che saper sparare, era il saper osservare il comportamento del nemico, valutandolo con uno sguardo.  Il modo di camminare, il maneggio di un'arma, la troppa sicurezza o la paura, avrebbero potuto essere indici di un eventuale errore e avrebbero permesso alla squadra di Azad di attaccare la postazione del nemico uscendone vincitori e col minor danno possibile.
Attraverso i suoi racconti, con un linguaggio spesso crudo e denso di emozioni, Cudi ci fa vivere non solo i suoi cento giorni in prima linea dietro ad un fucile, ma spiega anche cosa significa combattere contro il regime distruttivo  e dittatoriale del fanatismo islamico che, in nome dello sterminio degli "infedeli" opprime, violenta e schiavizza intere popolazioni mirando al monopolizzare la terra intera.
Una cronaca di guerra e un messaggio profondo di pace, da chi quella guerra l'ha vissuta e combattuta. Le trecento pagine di questo saggio scorrono veloci, nonostante la crudezza delle immagini e la passionalità di un popolo, quello curdo, che come il piccolo Davide  ha saputo lottare democraticamente e con ogni mezzo contro Golia, il gigante despota  il quale, in preda al delirio di onnipotenza, voleva schiacciarlo e distruggerlo.
Mi permetto di consigliare questo saggio non solo agli appassionati di storia militare, ma anche e soprattutto ai più giovani, il futuro della nostra Nazione e della Terra, per capire cosa c'è al di la delle immagini di morte e odio che ci propongono i media. Perché dietro ad ogni guerra, per quanto ingiusta possa essere, ci sono uomini veri, con un forte amore per la vita e per le proprie radici, pronti a tutto pur di lasciare un mondo nuovo e pulito alle generazioni future.
Buona lettura,
Tania C.

domenica 7 luglio 2019

Recensione de PRIMA CHE TE LO DICANO ALTRI di Marino Magliani Ed. Chiarelettere






PRIMA CHE TE LO DICANO ALTRI

Marino Magliani
Ed. Chiarelettere 2018
Pag. 330
Copertina flessibile
€ 17,50
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Marino Magliani -foto dal web-



Marino Magliano è un autore italiano, ligure. Nato nel 1960 a Dolcedo, provincia di Imperia, vive sulla costa Olandese.
Tra le sue prime pubblicazioni, pubblicate anche in altre lingue:
per Philobiblon 2003,  L'estate dopo Marengo;
per Sironi 2006, Quattro giorni per non morire;
per Sironi 2007, Il collezionista di tempo;
per Longanesi  2008, Quella notte a Dolcedo;
per Longanesi  2009, La tana degli alberibelli, col quale vince il Premio Frontiere-Biamonti, Pagine sulla Liguria;
per Amos editore 2014, Soggiorno a Zeewijk;
per Exorma 2017, L'esilio dei moscerini danzanti giapponesi.
Nel 2018, per Chiarelettere pubblica Prima che te lo dicano altri, classificandosi tra i finalisti  dell'edizione 2019 del  Premio Bancarella di Pontremoli.


TRAMA

Nell'entroterra della frontiera ligure, tra terrazze rocciose arse dal sole e dal sale di un mare che non si vede nemmeno per sbaglio ma c'è, Leo Vialetti, un bambino  abitante nella Val di Prino, figlio di un padre sconosciuto, nel periodo in cui il boom economico era arrivato ovunque dimenticandosi della sua terra, si ritrova a crescere troppo in fretta. Durante quella che si potrebbe definire "l'ultima estate", il periodo di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, Livio stringe amicizia con l'unica persona che sembra voler prendersi cura di lui. Un "foresto", per dirla alla ligure, un Argentino: Raul Porti, l'uomo che, prima di sparire all'improvviso, gli darà ripetizioni scolastiche, insegnandogli il rispetto, l'amore e la cura per quella terra così difficile da rendere fertile.
Leo comprerà all'asta la Villa di Raoul, ma ciò che scoprirà lo porterà a soffocare un amore che stava per sbocciare per mettersi alla ricerca di Raoul Porti.
Lasciata l'Italia inizierà  il suo salto nel buio in Argentina, alla ricerca di dove e come sia finito l'uomo più importante della sua vita, la figura più vicina ad un padre che abbia mai conosciuto. Nel bel mezzo del periodo più turbolento del Sudamerica del Novecento, quello dei desaparecidos, grazie alla lingua affilata e lirica di Magliani, conosceremo una storia di formazione dura, senza sconti riguardo alla nostra storia recente, ma ricca di un affetto che svalica sentenze e confini spaziotemporali per restituirci quella che è l'epicità per eccellenza dell'avventura: la ricerca delle proprie origini.


IMPRESSIONI

Non conoscevo Marino Magliani, non avevo ancora sentito parlare di questo testo ma, non appena ho saputo che era arrivato in finale al Bancarella, ho deciso che avrei dovuto leggerlo. In parte perché, come ogni anno, sarò a Pontremoli a fare il tifo per il mio finalista preferito, in parte perché, da ligure, volevo conoscere questo autore e questa storia crudamente passionale e travagliata. Ho chiesto a Chiarelettere di poterlo recensire e, come sempre attenti e disponibili, grazie a Tommaso Gobbi, ne ho ricevuto una copia omaggio.
Leggere un autore nuovo è sempre emozionante, come tentare la sorte ad una lotteria dove si vince sempre. Un salto nel buio, il mio, avventurarmi in una nuova storia raccontata dalla penna di un autore che non conosco. Ma ogni storia porta con se un premio speciale: farci entrare in mondi nuovi o vedere con gli occhi della meraviglia mondi che ogni giorno stanno sotto i nostri occhi. Con la speranza di vincere anche questa volta, in fronte al Mar Ligure, ho letto con curiosità questo romanzo, per me e per voi.



Val Prino - foto dal web -


"Non che a uno come Leo dispiacesse individuare nuove aree di espansione, in fin dei conti quelli all'ambiente erano i danni minori, cose che lo lasciavano indifferente, ma se ci pensava era perché la trasformazione della valle era iniziata proprio ai tempi di villa Porti, quell'estate, esattamente cinquant'anni prima."

Anni settanta, Val Prino,  Liguria di confine. Leo Vialetti è un bambino introverso. Cresciuto dalla madre in povertà, non è orfano di padre, solo non si sa chi sia. E questo lo rende un bambino  diverso, vittima della derisione e pregiudizi degli abitanti del suo paese. Si chiude in se stesso, va a scuola senza risultati, è bocciato all'esame elementare. Una vita "vuota" quella di Leo. Ma tutto sta per cambiare, l'estate in cui Leo cresce, sta per diventare un adolescente, un uomo, l'argentino Raul Porti, che durante l'estate del '1974  si prenderà cura di lui aiutandolo con la scuola ma, soprattutto gli insegnerà l'amore per la sua Liguria, terra selvaggia e aspra. L'uomo, se pur per un breve periodo, aiuterà il piccolo Leo a studiare l'italiano, così difficile per lui distinguerlo dal dialetto, prendendo quasi volto e figura di quel padre che non ha mai conosciuto.  

<<Che differenza c'è tra frutta e verdura?>>
Leo vorrebbe sbuffare. Pensa: cominciamo bene... poi basterebbe dire che c'entra quella cosa della sete: la frutta toglie la sete, la verdura la fame.
<<Te lo dico io? Si chiama frutta tutto quello che viene dagli alberi e verdura quel che nasce in terra>>

Il tempo passa veloce quell'estate, tra una lezione di italiano e qualche nozione di agricoltura, Leo è orgoglioso di avere al suo fianco Raul e il suo legame si rafforza sempre di più. Nessuno mai, prima di allora, aveva aiutato o considerato quel bambino povero e di padre ignoto, "sensa paie" come lo etichettavano gli abitanti del suo paese, che parlava in dialetto e non aveva superato la seconda elementare . L'autunno arriva presto e con lui anche la partenza per l'Argentina di Raul. L'uomo deve tornare in Patria per seguire alcune vendite di terreni. In Liguria lascia "orfano" il piccolo Leo e ''Villa Porti'', quella che era stata la sua casa.
Con flashback che spaziano dal 1974 ad un futuro prossimo datato nel 2024, mezzo secolo dopo quell'estate, Villa Porti viene messa in vendita. 
La Villa, che versa oramai in condizioni deleterie, è stata costruita su un terreno cedevole e sta scivolando verso la valle: dal momento che il padrone risulta scomparso  da cinquanta anni, viene messa all'asta dal Comune. 

<<Dimmi almeno perché me lo hai detto.>> le aveva chiesto.
<<Prima che te lo dicano altri.>>
Già, era così, non poteva permetterlo.

Leo, oramai sulla soglia dei sessanta, professione bracconiere burbero e taciturno, innestatore seriale e produttore di olive, vende tutto quello che possiede per comprarla. Ci riesce Leo, Villa Porti, la casa che in quella lontana estate è stata un po' anche la sua casa, finalmente gli appartiene. Può ristrutturarla e finalmente, scrutando nel cuore delle sue stanze alla ricerca di indizi che serviranno a chiarire un dubbio che lo sta logorando da troppi anni, potrà mettersi sulle tracce di Raul,  dato per morto già nel 1980. 



Pampa Argentina - foto personale -

Si diceva: <<Sarà così quando sarai laggiù, il paese continuerà a esserci anche senza di te. Sarai scomparso>>

Inizia così la seconda parte del romanzo, quella più forte e struggente. Dopo uno scalo in Spagna, Leo è pronto a sorvolare l'Oceano per sbarcare a Buenos Aires, in Argentina, alla ricerca di Raul, scomparso misteriosamente nel nulla nel periodo più buio e infervorato del Novecento Argentino. Atterrato a Buenos Aires, Leo si mette alla ricerca di Raul, attraversando la città e spingendosi sino alla pampa sterminata dove si confronterà drammatici colpi di scena che danno al romanzo una tinta "noir". 

"Don Raul Porti era un buen hombre de negocios, che laburava por una empresa italiana, ma la dittatura e i milicos si erano rubati tutto e, assieme ai sovversivi, se n'era andata anche la brava gente. Anche i diplomatici italiani - e certi preti - avevano protetto torturatori e impedito ai cittadini italiani di chiedere rifugio in ambasciata."

Le ricerche di Leo proseguono a tratti lente come il cadenzare della vita argentina e a tratti animate come le notti estive della costa. Tra lunghe attese, apparenti buchi nell'acqua, personaggi loschi o inesistenti, l'unica certezza che ha Leo è che Raoul è stato catalogato tra i desaparecidos. Tutto parte da li, tra giochi di specchi, carte che si mescolano continuamente, il detto e il lasciato intendere, un groviglio di situazioni che incitano il lettore ad arrivale alla fine del romanzo senza sosta, con la voglia di verità e giustizia che animano Leo durante il suo peregrinare per la pampa o nei vicoli di una Buenos Aires omertosa e ingannevole. Alla fine del suo viaggio introspettivo, troverà Leo le risposte al dubbio che da cinquant'anni lo consuma? Riuscirà a fare giustizia sulla scomparsa di Raul? 
Non vi resta che sorvolare la "pozzanghera", così definiscono familiarmente l'Oceano Atlantico gli argentini, e mettervi in viaggio con Leo alla ricerca di un po' di pace per la sua anima in tempesta. 
Non vi racconto altro, lascio a voi dubbi o certezze su un finale che potrebbe non essere scontato.
Ho letto questo romanzo, immersa in due terre che ben conosco: la mia Liguria, terra d'origine nella quale vivo e l'Argentina, terra testimone del mio primo vero e lungo viaggio, appena diciottenne, scoprendo nuovi colori e profumi, nuove emozioni che Magliani ha saputo trasmettermi con una scrittura forte e colorita. Posso permettermi di definirlo il "Camilleri ligure", per il modo in cui ha saputo descrivere i luoghi spaccati da un sole accecante, incontaminati e selvaggi dell'entroterra ligure. Ha saputo trasmettere l'amore che ogni ligure ha per questa terra difficile, in cui ogni raccolto è una piccola conquista, carpita alle terrazze rocciose o al mare. Un romanzo che è anche spaccato di storia, la storia di molti italiani dei primi del '900,  emigrati in Argentina con la speranza di una diversa e migliore. Un romanzo che è prosa e poesia, un romanzo dell'anima.
Vi invito alla lettura non solo per conoscere o riscoprire nuove terre ed emozioni ma anche per conoscere Marino Magliani, uno dei migliori  scrittori-traduttori dei giorni nostri. 
Per i liguri, emiliani e toscani di confine, se possibile per tutti voi, vi aspetto il 21 luglio a Pontremoli per la finale del Premio Bancarella: tanti bei romanzi in finale, ma io tifo per Magliani.

Buona lettura, Tania C.






sabato 22 giugno 2019

Recensione di DUE SIRENE IN UN BICCHIERE di Federica Brunini




DUE SIRENE IN UN BICCHIERE

Federica Brunini 
Ed. Universale Economica Feltrinelli
Pag. 222
Copertina flessibile
€ 15,00
Ebook disponible


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Foto dal web

Federica Brunini oltre ad essere una scrittrice è anche fotografa, viaggiatrice mai stanca di conoscere nuovi luoghi e giornalista. Dopo la laurea in Lettere moderne e Teoria e storia della pedagogia teatrale in Italia, diplomandosi alla Civica scuola d’arte Paolo Grassi di Milano, collabora con registi come Giuseppe Bertolucci e Silvio soldini. Ha scritto per famose testate giornalistiche italiane e internazionali come L’Espresso, Il Corriere della sera, People … Tra le sue pubblicazioni: Il Manuale della viaggiatrice (Morellini 2008), Travel therapy: il viaggio al momento giusto (Morellini 2011), La vita di Kate Middleton come l’ha raccontata lei (Sonzogno 2011), il romanzo La matematica delle bionde (Giunti 2013), Quattro tazze di tempesta (Feltrinelli 2016) e Due sirene in un bicchiere (Feltrinelli 2018). Vive facendo la spola tra Milano, Tallin e Malta, sull’isola di Gozo dove organizza vacanze e yoga retreat con il progetto https://www.goingozo.com/en . Per chi volesse conoscere meglio l'autrice e le sue opere lo può fare cliccando il suo sito http://www.federicabrunini.com/


TRAMA

Il B&B delle Sirene Stanche, con le sue quattro stanze, incastonato dietro ad un portone turchese in mezzo al Mediterraneo, con la cucina sempre in fermento e la sua terrazza a sbalzo sul mare, non è un luogo dove si arriva per caso. Non lo si trova in nessuna guida turistica né lo si prenota tramite agenzia di viaggio: l'unico modo per accedervi è scrivere una lettera con le motivazioni che spingono a soggiornarvi. Bisogna poi attendere che una busta azzurra, col fregio di una sirena, arrivi a confermare il soggiorno a chi ne fa richiesta. L'attesa della conferma è ben nota ai cinque nuovi ospiti: Lisa e Lara, Eva, Jonas e Olivia, pronti ad approdare sull'isola per una vacanza detox che promette di rimettere in forma corpo e anima.
Ad accogliere gli ospiti ci sono Dana, trentaduenne la salutista famosa per i centrifugati bio, e Tamara, stravagante artista di mezza età con uno sconfinato amore per il mare, il silenzio e la solitudine del suo atelier. Le due amiche gestiscono il b&b all'insegna della pace e relax dei corsi di yoga, arte, cucina e lunghe chiacchierate,  lontano dalla tecnologia moderna. 
Il passato, però, sta per agitare le acque calme del b&b irrompendo nella vita dei suoi abitanti: quali saranno le conseguenze? 
Cosa ci sarà dietro il velo di mistero che Tamara si è creata come rifugio sicuro, tanto da non lasciare mai l'Isola?
Eva, Lisa e Lara, Jonas e Olivia, sono realmente le persone che sostengono di essere oppure mentono, sapendo di farlo soprattutto a se stessi? 
Un piccolo b&b, come un gioiello nascosto, in un'isola nel Mediterraneo. Cinque ospiti pronti a staccare la spina dalla frenesia della loro vita.  Un inno all'amicizia, ai cuori che si trovano e si uniscono, al bisogno di rallentare il passo per mettere a fuoco chi siamo.



IMPRESSIONI


Malta e le sue isole -foto personali -


Ognuno di noi ha un luogo ove rifugiarsi quando sente il essere arrivato al limite, quando il bisogno di staccare la spina si fa coltello che lacera l'anima o, semplicemente quando si vuole un po' di tranquillità. Questo luogo può essere immaginario o fisico, ma quando ne usciremo saremo rigenerati, pronti ad affrontare le nuove sfide che ci propone la vita.
Per i protagonisti di questo romanzo, definito da Alessia Gazzola come "Un romanzo curativo", cinque persone, ognuna apparentemente realizzate ma con una vita da risolvere, sanno che il B&B Le Sirene Stanche, è quello che fa per loro. 
Il B&B non si trova nelle agenzie di viaggi, nemmeno in quelle on line, ma annovera i suoi clienti grazie al passaparola e ad una lettera di presentazione con la richiesta di soggiorno il quale deve essere minimo di 10 giorni. Le titolari del locale, letta la lettera, si riservano di accettare o meno. 
Più la motivazione è forte e sentita, più sarà facile ottenere in risposta la "lettera azzurra con l'effige di una sirena", a conferma dell'accoglimento della richiesta. 

"Quello dell'assegnazione delle chiavi era il momento che Tamara amava e temeva di più. Perché era li che il destino di tutti si compiva e si svelava. Inconsapevolmente ognuno avrebbe allungato la mano per pescare la sirena che l'avrebbe tratto in salvo."

Il primo di ogni mese, il B&B delle Sirene Stanche apre lo scrigno turchese e legnoso del portone per accogliere un piccolo gruppo di cinque persone motivandole a fare il più possibile, ozio compreso e deliziandole con succulenti manicaretti e coi mitici centrifugati corroboranti di Dana: un toccasana per corpo e anima. 
Le quattro camere del B&B  avevano una missione da portare a termine, ognuna di loro riportava, dipinta a mano sull'interno delle porte azzurre la "legge", una frase motivazionale arrivata dopo l'assegnazione della chiave ad ogni ospite. Le chiavi, legate ad una sirena di legno, erano scelte dall'ospite senza sapere a quale stanza corrispondevano. Così facendo il destino avrebbe tratto in salvo la persona che aveva scelto quella determinata chiave.
Alla chiave numero uno corrispondeva la stanza:
 "La persona che arriva è la persona giusta";

la chiave numero due: 
"Quello che succede è l'unica cosa che sarebbe potuta accadere";

la numero tre: 
"Il momento in cui avviene è il momento giusto";

la numero quattro: 
"Quando qualcosa finisce, finisce".

Gli ospiti che stavano per arrivare erano un gruppetto di cinque persone, provenienti da diverse parti del mondo, ognuno alla ricerca di pace fisica e mentale e di un nuovo scopo da raggiungere nelle loro vite.

Lara e Lisa, due gemelle di Milano. Una estetista e imprenditrice con la fissa del fisico e dell'apparenza, l'altra  da poco mollata a pochi giorni dalle nozze, semplice e appesantita nel fisico e nell'anima dalla serenità perduta;

Jonas, pilota di aerei, da Dubai, con le ceneri della madre , natia del luogo, da spargere in mare e alla ricerca delle proprie origini;

Olivia, cuoca di Barcellona, in crisi coniugale e alla ricerca dell'autostima perduta;

Vera da Londra, ambigua e rampante, alla ricerca dello scoop sul mistero che avvolge l'isola, sicura che le potrebbe far fare il colpo grosso.

Ognuno dei cinque ospiti arriva al B&B con un bagaglio pesante da smaltire; le chiavi delle camere sembrano riconoscere ogni singola emozione delle persone che le hanno scelte e, come un invisibile fil rouge, le conducono nella camera giusta.


"Tutto ha bisogno di manutenzione: uomini, anime, pelle, auto, case, vestiti, libri, pennelli... Tutto ha bisogno di attenzione si disse. E subito pensò che Dana l'avrebbe corretta. Le avrebbe ricordato che tutto, alla fine, ha soltanto bisogno di amore. Anche le pietre. Anche la terra su cui stava camminando."

A gestire Le Sirene Stanche due amiche, con una vita naufragata alle spalle e il desiderio, realizzato, di ritrovare uno scopo per andare avanti. 
Sono Dana, la salutista e carismatica delle due, più giovane e dinamica con un figlio da crescere e una nuova vita da modellare e Tamara. 
Quarant'anni superati da tempo,  un velo di tristezza negli occhi, è l'artista eccentrica e introversa, affascinante e misteriosa che ama il canto del mare e il silenzio del suo "atelier", una piccola grotta nella quale si rifugia a dipingere, creare e coinvolgere gli ospiti del b&b a dare libero sfogo alla creatività liberando le emozioni. 
Il B&B, è la loro ancora, il loro faro sicuro nel quale trovare conforto quando si ha bisogno di capire chi siamo e vogliamo.


Malta e le sue isole -foto personali-


Hanno fatto del loro rifugio il punto di partenza per chi si trova, ad un certo punto della vita, naufragato nelle difficoltà, alla ricerca di uno stimolo per andare avanti.
Attraverso escursioni tra le bellezze selvagge dell'isola,  il folklore delle feste locali e il coinvolgimento alle attività domestiche e ludiche del B&B, Dana e Tamara, riusciranno ad indicare il giusto sentiero agli ospiti smarriti sino a far prendere loro una nuova consapevolezza. Ma soprattutto riusciranno a fare pace coi fantasmi del passato che continuano a tormentare le loro vite.

"Il cielo sosteneva il telo nero della notte con l'aiuto dei chiodi delle stelle. La luna, invece, non si sarebbe presentata ma, al suo posto, ci sarebbero state le lanterne. Intanto c'erano i falò che decoravano la spiaggia come candeline su una torta di mandorle sbriciolate, le fiamme sotto i barbecue, le lucciole sparate dai generatori, le lucciole dei cellulari."

Federica Brunini, col suo stile fresco e frizzante, è riuscita a creare un'atmosfera fiabesca raccontando l'inferno che ogni personaggio attraversa.
Numerosi sono gli spunti di riflessione incastonati tra le pagine, pronti ad essere raccolti dal lettore.
La scelta di raccontare come una favola moderna il folkore e i sapori dell'Isola, con la comparsa di personaggi realmente esistenti, da al romanzo quel tocco di veridicità che ogni lettore cerca tra le pagine. 
Se poi si conoscono i luoghi sarà ancora più facile lasciarsi coinvolgere dalla freschezza delle acque cristalline, dal verde smeraldino della macchia mediterranea e dal giallo caldo della terra arsa dal sole.



 Malta e le sue isole - foto personali -

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto, natura e acqua

Nonostante sia un romanzo che si legge in poche ore, alla fine lascia una sensazione di pace e serenità, unita alla voglia di salire sul primo aereo per Malta, Gozo per la precisione, luogo di ambientazione del romanzo e casa dell'autrice.
Una lettura breve, profonda nella sua leggerezza, che consiglio a chi ha voglia di viaggiare restando sotto l'ombrellone. 
Buona lettura, Tania C.


venerdì 21 giugno 2019

Recensione di CHIEDI ALLA NOTTE di Antonella Boralevi - Ed. Baldini+Castoldi




CHIEDI ALLA NOTTE

Antonella Boralevi
Ed. Baldini+Castoldi aprile 2019
Copertina flessibile
Pag. 552
Genere: Thriller/Noir
€ 21,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Antonella Boralevi - Foto dal web -


Antonella Boralevi, stella del firmamento letterario italiano, ha conseguito la laurea in Filosofia del linguaggio. Ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, essendo nella sua natura raccontare storie. Al suo attivo ha la pubblicazione di 21 tra romanzi, racconti e saggi. 
Chiedi alla notte è una nuova avventura della coppia Alfio ed Emma, protagonisti del best seller La bambina nel buio. 
Per chi volesse approfondire la conoscenza dell'autrice, lascio il link dei suoi siti e il suo indirizzo mail, in caso voleste scriverle.


TRAMA

Ciascuno di noi può diventare un altro. Un altro che fa paura.

E' il 29 agosto 2018. Venezia è splendente, avvolta nell'eleganza della Serata di Gala della Mostra del Cinema. 
Red Carpet, Star, limousine e champagne, fotografi. E poi lei, la protagonista indiscussa e ammaliatrice del Film di Apertura: Vivi Wilson. 
Ma un'ombra nera e inquietante avvolge nelle sue spire la serata, vibrando con una melodia di ansia in crescendo, pagina dopo pagina.
Verità inaccessibili nascoste nell'ombra stanno per essere violate.
La stella Vivi, luminosa e brillante, sta per spegnere la sua luce proprio quella sera. Il giorno dopo, sull'elegante spiaggia del Lido, saranno ritrovati i poveri resti ridotti ad un mucchietto di stracci laceri.
La sua morte si fa mistero.
A seguire le indagini Alfio, l'affascinante commissario  siciliano sciupafemmine. Sarà un'indagine al cardiopalma per il bel commissario: il suo cuore ha appena perso un colpo. Il colpo perso ha un nome e un volto: Emma. L'inglesina che gli ha rubato il cuore impossessandosi della sua anima è tornata in veste di avvocato di Netflix, produttore del film. 
Emma è ospite nella meravigliosa Villa di una affascinante e misteriosa Contessa.
Emma e Alfio sono due anime che si cercano . Due vite sospese,
Le trame del destino giocano con loro e col marcio che impasta le vite dei ricchi.
Saltare nel buio è un'emozione che vivranno insieme.
Tre indiziati, tre confessioni che fanno spavento.
Ma per arrivare alla verità manca una riga.
Quella nascosta nella voce sopita di un Passato che sprigiona le sue urla.


IMPRESSIONI

Conosco Antonella Boralevi da anni, ed è sempre stata, per me, sinonimo di classe, grinta e umiltà. Una donna delicata che sa arrivare al punto senza mai cadere nel volgare o nel kitch. Quando contattai Baldini+Castoldi, candidandomi per collaborare con le mie recensioni, l'addetta all'Ufficio Stampa mi propose subito, vista l'imminente uscita, Chiedi alla notte della Boralevi. Accettai entusiasta, forte della pubblicità che avevo letto qua e la sul web e incuriosita dalla trama che ha per protagonisti una coppia nota a chi segue l'autrice: Alfio e Emma, i protagonisti de La bambina nel buio. Ho atteso un pochino prima di averlo, poi la grandissima Giulia , addetta di Baldini+Castoldi, come sempre disponibile e gentile, me lo inviò. Dopo una full immersion tra le Calle, i ponti e i misteri di Venezia, l'ho recensito per voi, sperando di invogliarvi alla lettura.

"La musica è cessata. Non ci sono più né la viola né il pianoforte. Sono svaniti. Come il paradiso dove ho abitato per un giorno e una notte soltanto, qui, a Venezia. Un anno fa. Un secolo fa."

E' passato un anno dal caso della piccola Moreschina, conosciuta in La bambina nel buio. E' il 29 agosto 2018 e Venezia rinnova il suo look vestendosi a festa per la Serata di Gala della Mostra del Cinema. Tutto splende, luccica e irradia luminosità. Numerose star sfilano lungo il Red Carpet per il loro attimo di celebrità. Tra tutte c'è lei, la rivelazione del momento. La Star con la S maiuscola che stampa, tv e cinema si contendono: Vivi Wilson.

"Sola, circonfusa dalla aureola sfolgorante del riflettore puntato su di lei, apparve una creatura fatata. Sembrava svanire dentro la luce. E scintillava. E successe qualcosa di imprevedibile."

Vivi Wilson, reginetta indiscussa della serata, sta per coronare il suo momento di gloria sul palco, dove le verrà consegnato il premio per il film vincitore del Gala della Mostra del Cinema. Brilla Vivi, di luce propria, capace di catturare e ammaliare, come Medusa, qualsiasi persona  che si trovi al suo cospetto. 
Ma lo sfavillante luccichio, come per molte stelle o moderne Cenerentola, è destinato a durare il tempo di una notte: la mattina dopo il cadavere di Vivi verrà ritrovato sulla spiaggia del Lido, emaciato, grigio, spento, avvolto dal livore post mortem. 
La stella si è spenta, ha smesso di brillare per mano di qualcuno spinto dal desiderio di far calare il sipario sullo splendore della serata appena trascorsa. 
Il caso, all'apparenza sembra semplice: suicidio. 
Ma una brillante Coroner, grazie alla sua scrupolosità, non metterà fine al caso archiviandolo come sucidio. Una seconda autopsia è pronta, ora può consegnare la verità e a far giustizia sulla povera Vivi, uccisa brutalmente e gettata in mare.
Chi odia così tanto Vivi da averla uccisa?
Quella sera Vivi, tra i tanti personaggi che le sono ronzati attorno, ha avuto modo di conoscere Emma, scambiando parole gentili e di ammirazione verso la donna, tornata a Venezia col fidanzato proprio per assistere alla serata.
Emma è cresciuta, sembra essersi lasciata alle spalle le emozioni di un anno fa. Lavora come avvocato per Netflix, produttore del film di Vivi, ha un fidanzato e sembra aver dimenticato il fuoco che ardeva la sua anima per Alfio.

"Stronzo di un inglese stronzo. E' uguale. E' un'altra. l'ho capito quando i nostri sguardi si sono trovati. Sento un rigurgito di rimorso. Perché lo so. Sono io. E' colpa mia tutta la sua tristezza.Una immagine mi lacera il cervello. Siamo due naufraghi dentro la stessa tempesta."

A questo punto Emma potrebbe anche ripartire, ma la misteriosa Contessa Morosini, che la ospita a Villa La Furibonda, la avvolge col suo  mantello protettore convincendola a fermarsi ancora per un po' di tempo.
La decisione di restare metterà Emma sulla strada di Alfio, chiamato ad indagare sul'omicidio di Vivi Wilson. Nonostante sia passato un anno e nonostante Emma sia accompagnata dal fidanzato, non sembra felice. E Alfio lo sa, lo sente bruciare dentro come un fuoco. E' lui la causa della sua infelicità, ma è pronto a farle ritrovare il sorriso, unendosi a lei nelle indagini sull'omicidio.
Nella coralità dei  capitoli che si susseguono narrati dalla voce ora di Emma, ora di Alfio e dell'autrice, i torbidi intrighi del mondo patinato del cinema sembrano svelarsi portando in luce scioccanti, spesso imbarazzanti scoperte. Sospetti e accuse si avvicendano rimbalzando tra il regista del film, un uomo che ha visto tempi migliori, ormai sulla via del declino artistico e umano, una produttrice pronta a scendere a patti col Diavolo pur di fermare l'inesorabile passare del tempo e soddisfare i suoi isterismi, e l'attore giovane ma un po' bonaccione. 
Vivi Wilson è veramente la Casta Dea che tutti ammirano o è solo un personaggio splendidamente recitato ma che rivela un profondo disagio smessi i panni?
Cosa nasconde Villa La Furibonda nelle segrete della sua anima?
Avvolti dal buio della notte, Alfio ed Emma si ritroveranno ad indagare in una sorta di gioco degli specchi, nel quale tutti recitano un ruolo, in fondo Venezia è il Paese delle Maschere, indossate per far credere ciò che non è.

"Ci baceremo. E poi faremo l'amore. Come si fa l'amore, dopo i funerali, per sentirsi vivi. Non so cosa sarà di noi. Ma ora siamo qui, abbracciati nell'oro della sera."

Un passato di menzogne incombe sul presente di apparenze, mescolando le carte, ma dal buio la luce della verità, seppur crudele, sta per rischiarare le indagini di Emma e Alfio, facendo ritrovare ed avvicinare le loro anime inquiete, facendole brillare di una vivida luce che illuminerà il loro amore dopo tanto buio.
Un noir, questo della Boralevi, che non stanca, invoglia a scavare nel marcio sapientemente nascosto nel mondo patinato del Cinema. L'autrice, con una delicatezza quasi poetica, ed uno stile semplice e trascinatore, è riuscita a  non far cadere nello stucchevole un thriller dalle note "rosa".
Un altro trofeo, un piccolo nuovo gioiello per la Boralevi ed un must have della nostra estate, da gustare piacevolmente sotto l'ombrellone o nelle calde notti estive che profumano di gelsomino.
Buona lettura, 
Tania C.

Ringrazio Baldini+Castoldi per la copia omaggio




mercoledì 19 giugno 2019

Recensione di LA PORTA DELLA LUCE - Il risveglio - di Ester (Rossana Tosti Mariotti) Ed. Altromondo


LA PORTA DELLA LUCE 
il risveglio

Ester (Rossana Tosti Mariotti)
Ed. Altromondo 2019
Pag. 126
Copertina flessibile
Collana  Mondo di Sopra
€ 12,00

CONOSCIAMO L'AUTRICE

ESTER ROSSANA PACENTI TOSTI MARIOTTI -foto dal web -



Rosanna Pacenti Tosti Mariotti è un avvocato, laureata in Scienze politiche, ottiene una seconda laurea Magistrale cum laude in Giurisprudenza. Lavorando in Spagna ha avuto l'opportunità di ottenere una terza laurea in Diritto, stabilendosi, in seguito, definitivamente in Italia, dove si dedica alla tutela e ai diritti del consumatore e ambiente. Autrice di molti testi al riguardo della tutela del consumatore, ha condotto e presenziato in varie trasmissioni televisive per diffondere il messaggio della tutela dei propri diritti ai consumatori.
Nel 2019 pubblica per Altromondo, il testo La Porta della luce il risveglio, scritto attraverso la canalizzazione dei suoi Maestri Ascesi (Joshua, Melchisedek, Salomone), facendosi portatrice del loro messaggio, tanto da essere definita dai suoi Maestri ''Messaggero di luce".

TRAMA

Tutti noi abbiamo la vita, ma quale? Ogni giorno la viviamo, spesso senza sapere molto sul perché ci troviamo qui e ora e sull'avvicendarsi della quotidianità. Non ci poniamo domande e questo, invece di avvicinarci alla Luce, ci allontana. Ecco perchè i Maestri Ascesi, attraverso la canalizzazione dell'autrice, diffondono messaggi atti al risveglio delle anime e al chiarimento di quelle domande alle quali non sappiamo dare. Nel testo possiamo trovare tutte le risposte a quei come e perché lasciati in sospeso, risposte che ci permetteranno di guardare al di noi stessi siano ad aprire la porta del cuore dando libera espressione all'Anima. Questo è il potere del messaggio dei Maestri, diffondere la volontà del Nostro Amato Signore.  


IMPRESSIONI

Tempo fa, a sorpresa la cara e gentilissima Alice, che ringrazio infinitamente per la fiducia che mi concede ogni volta,  di Casa Editrice Altromondo, mi inviò l'ebook di questo testo. Un po' perplessa, ho lasciato passare alcuni giorni prima di leggerlo. Conosco la tipologia delle pubblicazioni Altromondo e so che, per come mi approccio io alla lettura, avrei dovuto iniziare l'avventura al momento giusto. 
Premetto che il mio rapporto con la fede, da trent'anni a questa parte è molto latitante. Cresciuta con un'educazione Cattolica non praticante, la vita mi ha portato ad allontanarmi sempre di più dalla Chiesa, ma soprattutto da Dio. 
Nessuno ha mai saputo chiarirmi dubbi al riguardo della sua esistenza, l'unica risposta a moto perpetuo, è sempre stata "devi avere fede". Ma cosa è la fede? Bisogna nascerci o si conquista col tempo? E come si può avere fede in qualcuno che non vediamo, non sentiamo , col quale non possiamo interagire attivamente?
Ho iniziato la lettura di questo libro durante una notte insonne, mentre mi ponevo domande alle quali non sapevo dare risposta, con la curiosità di carpire i messaggi di Luce e chiarezza che ha canalizzato l'autrice.
La canalizzazione o channelling è una disciplina spirituale di apprendimento, significa appunto incanalare, ricevere informazioni tramite un contatto profondo con la conoscenza che è dentro di noi e con le più grandi dimensioni superiori. Già nell'antica Grecia, gli Oracoli, praticavano la canalizzazione facendosi promulgatori dei messaggi degli Dei.

"Allora da dove vogliamo cominciare?"
<<Da dove ritenete sia necessario>>

La lettura di questo libro è di una semplicità estrema, potrei quasi definirlo una raccolta di lettere, poesie o quasi preghiere che il Divino Amore rivolge alla persona che legge. 
Poniti una domanda, riflettici, datti la tua risposta personale e poi apri il libro. A caso, senza pensarci, troverai la risposta che cercavi.
Queste piccole, intense lettere, che potrei definire pillole di energia sotto forma di parole, sembrano avere vita propria. Sembra che sentano e ascoltino ciò di cui abbiamo bisogno e, al momento giusto, arrivino a noi con parole motivazionali, consolatorie o come un abbraccio avvolgente:  le vostre possibilità sono illimitate ma siete voi a renderle limitate con i vostri pensieri, riflessioni e paure.

"Dovete cercare di trovare le risposte in voi stessi; e quando questo non è sufficiente allora le risposte le potrete trovare intorno a voi."

Fare una recensione vera e propria di questo testo non è semplice, ci sarebbero troppe cose di cui discutere, troppe porte da aprire e molte altre da chiudere e molti di noi, sentendo la parola fede alzano muri dietro ai quali celarsi, forse per paura o forse perché oggi va tanto di moda professarsi atei. Per quanto mi riguarda fede non è una verità assoluta, ma un sentimento intrinseco e personale. Ogni persona la vive a modo proprio, chi influenzato dall'ambiente, chi dalla famiglia o chi per libera scelta. Tutti, anche chi è ateo o tale si definisce ha, per natura, bisogno di credere in qualcosa. Che sia Dio, l'uomo fine a se stesso, il denaro o la natura, ognuno di noi sa che esiste un qualcosa che fa muovere il mondo. Ma tutto nasce dentro di noi. Se apriamo il nostro cuore e la nostra mente, troveremo le risposte a tutti quei perché e come, che gravitano da tempo irrisolti intorno a noi.

"C’era un tempo in cui nulla c’era. Poi vennero l’aria, la terra, l’acqua, il fuoco.
Elementi che hanno permesso all’uomo di stabilirsi e vivere per millenni sulla terra. L’origine era il nulla, ma nel nulla c’era il tutto, c’era il Divino, c’era la Sua volontà che non impediva agli esseri viventi, venuti dopo, di poter vivere secondo le regole della sopravvivenza naturale. Poi accadde che l’uomo non si accontentò ..."


Chi ci ha creato ci ha reso in grado di pensare, di capire e trovare la serenità interiore che ci aiuta ad andare avanti e migliorarci:  chiamatela illuminazione, amore divino o fede, l'uomo ha bisogno di credere.
Questo è il messaggio che mi è arrivato leggendo queste lettere. Probabilmente discordante da quello che è arrivato ad altri lettori, ma proprio questo è ciò che insegna questo libro: ognuno di noi è in grado di trovare la propria "luce" rivelatrice delle risposte che andiamo cercando da sempre. 
Non vi racconto altro, dovrei scendere a fondo nel personale finendo per influenzarvi. L'unica influenza sulla quale posso spingere è la curiosità che vi sproni all'acquisto de La Porta della Luce - il risveglio - .
Non vi resta che mettervi alla lettura, al fresco delle fronde di un bosco, magari in riva al lago, vicino ad un ruscello  o di fronte all'infinità del mare e lasciarvi andare alla tenerezza delle lettere di pace che Ester Rossana Tosti Mariotti ha canalizzato per voi.
Buona lettura,
Tania C.





lunedì 17 giugno 2019

Recensione di NINFA DORMIENTE di Ilaria TUTI Ed. Longanesi






NINFA DORMIENTE
Ilaria Tuti

Ed. Longanesi
Pag. 480
Rilegato con sovracopertina
€ 18,60
Ebook disponibile
Collana La Gaia Scienza



CONOSCIAMO L'AUTRICE

ILARIA TUTI -foto dal web -


Ilaria Tuti è una bella ragazza che vive tra le silenziose montagne di Gemona del Friuli, montagne silenziose quasi quanto lei.
I suoi studi in economia non le hanno impedito di coltivare la sua grande passione: la fotografia e il disegno, lavorando come illustratrice per una piccola Casa Editrice. Il suo esordio come scrittrice, nel 2018 con Fiori sopra l'inferno, la vede piazzarsi sul podio dell'editoria italiana ed estera come miglior Crime of the month, titolo riconosciutole dal Times nel marzo 2019. I punti di forza dei suoi romanzi: un'ambientazione d'atmosfera ma allo stesso modo inquietante e il personaggio di Teresa Battaglia, donna forte e fragile sotto la corazza coriacea che la vita le ha cucito addosso, perno trainante e indimenticabile fin da subito. Con uno stile fresco e maturo e l'impeccabile meccanismo narrativo impeccabile riesce a creare il giusto mix di tenerezza e mistero per incollare il lettore sino alla fine.


TRAMA

I Cold Case, come li definiscono oggi, i casi freddi come il vento che soffia nella valle e il ghiaccio che vela le montagne, sono gli unici casi di cui posso occuparmi oggi. Il tempo ha sepolto atroci violenze, facendole riaffiorare come un crudele puzzle da risolvere, molto più oscuro e complicato di quanto potessi immaginare. Il male ha tessutole sue trame intricate e a me non resta che analizzarle, seguendo sentieri e indizi che mi porteranno nelle  valli più profonde e nel cuore delle foreste che germogliano a primavera. Dovrò arrivare sino a dove mi guideranno gli indizi, sino a che la mia mente avrà linfa per sorreggermi e farmi strada. Il mio nome è Teresa Battaglia e sono un Commissario di Polizia specializzata in profiling. Giorno dopo giorno attraverso l'inferno che mi sta divorando come un fuoco camminandoci sopra per rimanere a galla, aggrappata al mio lavoro e alla mia squadra: il mio mondo, la mia regione di vita. Perderli sarebbe come se mi strappassero il cuore dal petto, perciò vado avanti, consapevole che questa potrebbe essere il mio ultimo Cold Case. E vado avanti col coraggio della paura, quello di non riuscire a salvare nessuno, nemmeno me stessa.
Dopo Fiori sopra l'inferno, thriller rivelazione del 2018,Teresa Battaglia, col suo carattere burbero e protettore,  è pronta ad affrontare il suo ultimo ed intricato cold case e la battaglia più importante, quella contro il fuoco che la sta divorando. 

IMPRESSIONI

"L'amore che si fa dramma veniva celebrato troppo spesso. A morire erano sempre le donne. Non è amore. E' possesso. Bisogno di controllo"

E' difficile che, quando una copertina mi colpisce al punto di desiderare il libro, poi il testo non mi piaccia. Poco prima della pubblicazione avevo seguito la campagna pubblicitaria della Ninfa dormiente, attratta in particolar modo dalla suggestiva copertina che ispira un mix di mistero e pace. Avevo conosciuto Teresa Battaglia in Fiori sopra l'inferno e, sicura di non fare un buco nell'acqua, ho subito chiesto a Benedetta di Longanesi se ci fosse la possibilità di poter recensire Ninfa dormiente. Disponibile e gentile come sempre, mi ha omaggiato dell'ebook e, ancora una volta, la delicatezza ricercata e curata di Ilaria Tuti mi ha conquistata sino alla fine.  Un romanzo corposo, quasi cinquecento pagine, forse un po' lento rispetto al primo, ma mai noioso. Un ritmo delicato,  che  scorre come un ruscello di montagna: a volte placido, a volte trascinato da una corrente impetuosa in prossimità della rapida di un colpo di scena. Una colonna sonora, Il tranello del Diavolo, che incanta e invoglia ad addentrarsi nella fresca profondità della Val di Resia cercando i tasselli di un macabro puzzle che il tempo si è divertito a celare tra i boschi e l'omertà dei suoi abitanti.

"Guerriera ... una poliziotta, forse. Una donna di sessant'anni, malata, che cerca di fare l'eroina e invece non è nemmeno più capace di dare un nome alle cose."

Il Commissario Teresa Battaglia, l'Ispettore Massimo Marini e tutta la squadra, sono pronti per un nuovo cold case. Questa volta, a dar loro filo da torcere è un misterioso, affascinante quanto macabro quadro, ritrovato  poco meno di un secolo dopo, dal nipote di chi lo ha dipinto: l'ormai anziano pittore Alessio Andrian. La particolarità del quadro sta nel fatto che, oltre a crederlo perduto per sempre,  è stato dipinto con sangue e resti di un cuore umano. Sangue ricavato da un omicidio avvenuto nel 1945. A chi appartiene il sangue di quel cuore e chi rappresenta la bellissima donna, la famosa Ninfa dormiente,  ritratta nel dipinto? E'veramente il ritratto appartenente a quel dna? Come mai il pittore Andrian, dopo aver ritratto la donna si è rifugiato in un bozzolo di silenzio perpetuo, protetto dalla Valle?  Non sarà una passeggiata venire a capo di questo mistero: il tempo, unito all'omertà dei valligiani,  ha oscurato  molti indizi e testimoni , ma soprattutto ha riportato in luce il male di quel piccolo mondo a se, racchiuso nella Val di Resia. 

"Il Commissario Battaglia prese a pulire le lenti degli occhiali da lettura, come sembrava fare ogni volta che rifletteva. Si stava chiarendo i pensieri. <<Perché dovremmo essere qui, noi, se non per sciogliere il mistero di una morte?>>"

Tra viaggi nel tempo, voluttuosamente incastonati negli accurati flashback del 1945, come tessere di un mosaico dell'orrore, vengono alla luce tanti piccoli indizi. Tasselli ritrovati, spesso sfidando la legge con metodi non propriamente convenzionali e seguendo l'istinto che Teresa coi suoi modi burberi e al contempo teneri, insieme alla squadra e Blanca, un nuovo personaggio  collaboratore chiave per l'indagine,  si ritrova a dover decifrare e far combaciare per mettere fine al mistero della Ninfa dormiente. 

"Massimo non riusciva a dormire. Sciorinava le ore della notte con gli occhi fissi sulla schiena di Elena. Lei riposava nel suo letto, coricata su un fianco. Lui la osservava appoggiato alla porta."

Man mano che il puzzle prende corpo, tra segreti svelati e violati, nuovi omicidi e indizi carpiti grazie all'aiuto di Blanca, si scopre anche il profilo di un nuovo Massimo Marini. Lo avevamo lasciato in Fiori sopra l'inferno in preda alle sue insicurezze e paure, avvolto dall'ala protettrice di mamma chioccia Teresa, per ritrovarlo cresciuto, uomo che ha fatto pace coi mostri del passato, pronto a spiccare il volo e  a prendere coscienza di se e della nuova avventura che sta per cominciare. 

"Sei una sciocca se pensi che non si accorgeranno di quello che ti sta accadendo"

Se da un lato l'Ispettore Marini sembra aver trovato finalmente un po' di pace, per Teresa inizia un calvario che non è ancora pronta ad accettare e rivelare, pur consapevole che non potrà nascondersi ancora per molto, prima che il male impadronitosi del suo corpo e della sua anima la nasconda a se stessa e al suo diario, la sua "memoria di carta". Il diabete trascurato  e i fantasmi del passato, che hanno arso la sua mente e l'anima, sono sfociati in un male dal nome difficile, che fa paura a pronunciarlo. Ma Teresa non si abbatte, con le sue caramelle, sempre troppe e proibite per la sua salute, i suoi capelli di brace e il temperamento impulsivo, tra il sacro e il profano, lotterà sino allo stremo per far luce sulla Ninfa dormiente e ridare pace alla Valle. Ma sarà una pace apparente? Non vi racconto di più, vi rovinerei la sorpresa e il piacere di arrivare alla conclusione del romanzo. Il finale? Lo scoprirete solo inerpicandovi nei freschi sentieri dei boschi friulani e seguendo Ilaria Tuti . Sono sicura che Teresa non mollerà tanto facilmente la presa e la ritroveremo presto impegnata a far luce su nuovi misteri ... è una promessa che Ilaria Tuti deve ai suoi lettori.

Buona lettura, 
Tania C.





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