giovedì 16 settembre 2021

Recensione LE VITE DI PRIMA di Daniela Galeazzi e Giuseppina Minchella - Ed. KAPPA VU Editore -

 






LE VITE DI PRIMA

( La vera storia di Giovanna la Turca )

Daniela Galeazzi

Giuseppina Minchella

Ed. KAPPA VU Editore

Genere Narrativa

Formato Brossura

Pag. 248

€ 17

Link per l'acquisto https://shop.kappavu.it/prodotto/le-vite-di-prima/


CONOSCIAMO LE AUTRICI

Pur intraprendendo percorsi differenti, Daniela Galeazzi e Giuseppina Minchella hanno scoperto quanto sia piacevole scrivere insieme, accomunate da una forte amicizia e dall'affinità letteraria.

Da questo sodalizio, nel 2015  nacque L'abiura, edito da Kappa Vu, che narra le vicende di un soldato olandese attraverso l'Europa del Seicento.


TRAMA

La vita di Giovanna la Turca narra la vera storia di una bambina che appena a sei anni venne catturata dalla nave del padre durante una scorribanda corsara.

Da quel giorno, per tutti, Giovanna diventa la turca Avagadun, concubina dell'harem del gran visir.

Nel racconto della sua vita viene messo in evidenza il suo lungo e continuo peregrinare da Istanbul a Cefalonia, a Corfù, a Zante, a Venezia e infine a Roma.

In parallelo prendono vita anche le storie di tante persone che ci mostrano uno spaccato realistico della vita nella seconda metà del Seicento..


IMPRESSIONI


<< La protagonista di questo romanzo è realmente esistita. La narrazione trae ispirazione da una storia conservata nelle carte processuali del Sant'Ufficio di Venezia e di Roma. >> 

Un po' di tempo fa Le vite di prima mi arrivò in un bel pacco da parte di Giuliano di Kappa Vu Edizioni.

La mia attenzione venne subito attirata dalla preziosa copertina che raffigura uno splendido stucco dell'architettura moresca. La trama poi mi rapì del tutto.

Divorai le pagine con la vorace curiosità di chi conosce i luoghi descritti ed è alla ricerca di nuovi aneddoti e storie.

<< Sono la figlia di un grande corsaro di Livorno. Avevo solo cinque anni quando per un capriccio del caso è morta mia madre e sei quando è morto mio padre. Quel giorno ero con lui sulla sua nave e siamo finiti, io e due dei miei fratelli, nelle mani dei turchi. >>

Giovanna la Turca era una bambina dalla bellezza esotica, nata e vissuta a Livorno, verso la seconda metà del Seicento.

Fino all'età di sei anni Giovanna crebbe libera, amata dalla famiglia e adorata dal padre che spesso la porta con sé durante i suoi lunghi viaggi col suo veliero.

Il padre di Giovanna era un corsaro, all'ordine del giorno, durante le lunghe navigazioni si trovava a dover combattere per difendere il suo veliero e l'equipaggio da feroci attacchi  dei pirati.

Proprio durante una di queste violente scorribande Giovanna, che aveva solo sei anni, venne rapita dai pirati turchi e il padre venne brutalmente ucciso mentre uno dei due fratelli, quello maggiore, riuscì a salvarsi e, nel tempo, a diventare un potente corsaro.

La bambina si ritrovò lontana da casa, a vivere sul veliero del suo rapitore crescendo selvaggia e ardita, forgiata dal salmastro delle onde che la circondavano e iniziata alla pirateria.  

<< Quando arriva il tuo momento, non lasciartelo     scappare. >> 

Proverbio turco.

Col passare del tempo la sofferenza per la morte del padre e il distacco dalla terra natia si affievolirono e Giovanna  si ritrovò venduta al visir di Istanbul che non aveva ancora dieci anni, rinominata Avagadun. 

Il visir morì presto, data l'avanzata età per l'epoca,  e la bambina divenne proprietà del figlio, il pascià, il quale non appena seppe che la piccola diventò donna, varcò la linea di confine tra infanzia e pubertà, derubandola dell'innocenza che i bambini dovrebbero preservare sino all'età adulta.

La vita nell'harem scorreva placida, fuori dal tempo e dal mondo. Giornate tutte uguali si susseguirono scandite da quel tempo che sembrava non passare mai. 

Il giorno in cui Avagadun venne scelta dal pascià come sua favorita, ottenne il rispetto di tutte le altre donne dell'harem che si prodigarono a darle consigli per affrontare le volontà del pascià. Non avrebbe dovuto essere ritrosa, anzi avrebbe dovuto fare di tutto per compiacerne la virilità leggendaria. In cambio avrebbe potuto ottenere molti favori, denaro e addirittura un buon matrimonio con un funzionario di palazzo. E per una ''schiava'' era un buon compromesso.

Pur conoscendo bene la realtà dei paesi mediorientali, non ho potuto far a meno di rabbrividire per la sorte della piccola Giovanna, strappata agli affetti della famiglia, alla sua terra, costretta a vivere come un pirata e poi venduta come una bestia al miglior offerente, sballottata da una nazione all'altra, come un pacco scomodo.

È aberrante anche solo lontanamente pensare a quanto poco valesse, e poco continua a valere, la vita di una donna in alcuni paesi del mondo. 

La sfortuna di nascere femmina in certi paesi, ha segnato da sempre e per sempre la vita delle bambine, cresciute senza cultura, senza amore e spesso senza identità. 

Il corpo come involucro, uno scudo da vendere al miglior offerente per un pezzo di pane o per aver salva la vita.

La sopravvivenza diventa una lotta estrema, ogni piccola conquista è un tesoro da custodire gelosamente, lontano da occhi prepotenti e cattivi, occhi che spesso erano incastonati in volti familiari, che avrebbero dovuto dare protezione ad una bambina.

<< Prima Giovanna, poi Avagadum, poi Maria. Nella mia vita ho cambiato più nomi che scarpe. Ti chiamano e neanche ti giri, pensi a come ti chiamavano tua madre, tuo padre, i tuoi fratelli e ti viene da piangere. Vorresti gridarlo a tutti che tu sei un'altra. Ti strappano la vita. >>

Giovanna diventò adulta peregrinando prima come schiava in Turchia, poi in Grecia e di nuovo in Italia,  ma mai veramente libera. 

Tornata in Italia, pensò di aver finalmente trovato la pace e l'amore tra le braccia di un nobile veneziano che le promise di sposarla.  

Ed era tutto già pronto. 

Era bellissima col suo abito elegante, la sua figura mediterranea piena e prorompente, pronta a giurare fedeltà e rispetto al futuro marito.

Ma come in tutte le storie che si rispettano, la ''matrigna'' cattiva tramava alle spalle e Giovanna si ritrovò per l'ennesima volta venduta alla ''legge'', perché le sue origini avrebbero infangato il buon nome della nobile famiglia veneziana.

Giovanna, col suo carattere forte, la sua caparbietà e il suo spirito corsaro, riuscì a superare i giorni più crudeli della schiavitù, della povertà e della fame, la prigionia, il disprezzo della gente e le umiliazioni, ma nonostante tutto e anche se tutto aveva un alto prezzo da pagare, riuscì a trovare anche l'amore, l'amicizia, protezione e uno spiraglio di libertà, a costo di sporcarsi le mani...

Il romanzo è narrato in prima persona dalla voce di Giovanna; ho scelto di mantenere il suo nome, se pur con l'amaro in bocca, per non insabbiare le sue origini italiane e la sua essenza più pura. 

La donna, ormai non più giovane e senza più nulla da perdere, si racconta, quasi come una confessione, senza tabù, senza risparmiarsi, in un crescendo di emozioni contrastanti ma sincere, tirando fuori tutto il marcio, ma anche il buono del suo lungo percorso burrascoso.

Mette in tavola tutto ciò che ha sempre avuto e che nessuno le ha potuto togliere, sé stessa col suo bagaglio ingombrante di esperienze, senza giustificare troppo il suo vissuto e, credetemi, in certi situazioni, giustificare le proprie scelte non  serve!

Lo stile delle autrici è semplice, forte ma scorrevole senza mai essere volgare, nemmeno nelle scene più crude.

Trascina il lettore nella storia, quasi come in una fiaba de Le Mille e una notte, anche se la realtà  descritta è  molto diversa, incollandolo alla poltrona fino alla fine, che lascerà di stucco, ben lungi dai  pronostici fatti durante la lettura.

Se poi si pensa che Giovanna è realmente vissuta ed ha subito veramente tutte quelle disavventure, la lettura diventa ancora più interessante.

Di questo romanzo ho apprezzato ogni pagina, ogni sentimento e ogni profumo, anche quello più sgradevole. Ho trovato molti spunti su cui riflettere, tra tutti uno che mi sta a cuore: la donna soggiogata dal delirio di possessione dell'uomo. 

Questa storia, se pur molto antica, è sempre di attualità, partendo dai fatti di cronaca dell'Afghanistan per arrivare al perpetuo femminicidio che da mesi ci sta attanagliando.

La speranza è quella che le battaglie condotte da tutte le Giovanna del mondo non siano state vane, ma possano servire da spunto per trovare la voce e la forza di reagire e di mettere la parola fine alla schiavitù fisica e morale.

Una lettura interessante e piacevole che consiglio non solo a chi ama la storia, ma anche a chi vuol conoscere la realtà della Turchia ai tempi dei pascià. Un paese e una realtà che nulla avevano a che vedere con le fiction stucchevoli col ''bellone'' tanto di moda.

Buona lettura,

Tania C.








mercoledì 15 settembre 2021

Recensione IL TRAGHETTATORE Cuori in transito - di Annalisa Menin - Ed. Giunti

 



IL TRAGHETTATORE

Cuori in transito

Annalisa Menin

Ed. Giunti 

Anno pubblicazione 24/03/2021

Formato Brossura con bandelle

Pag. 432

Collana A

€ 14,00

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Annalisa Menin è nata a  Venezia ma naturalizzata americana. Imprenditrice esperta di Branding e Comunicazione, scrittrice, dal 2006 vive a New York.

Il giorno dopo il suo trentesimo compleanno perde il marito e da quel giorno prende il via il lancio del blog Il Mio Ultimo Anno a New York, nel quale racconta la sua storia  nell'omonimo libro, e fonda la sua agenzia creativa Octonano.

La sua iniziativa benefica Remembering Marco, aiuta molti giovani studenti italiani pronti a vivere il Sogno Americano.


TRAMA

Anna Venier è una giovane veneziana di trentatré anni che vive a New York da dieci anni. 

È coraggiosa e determinata, intraprendente, nonostante la vita le abbia riservato fin troppi alti e bassi. Il più devastante di tutti è stata la morte dell'amato marito Marco, il marito. 

Dopo tre anni di lutto, Anna ha deciso che è arrivato il momento di rimettersi in gioco, anche sentimentalmente...

Ma la famosa dating scene newyokese è tutt'altro che semplice, tempestata com'è di uomini che appaiono e scompaiono in un baleno. 

Poi, cosa cercare in una relazione quando si è già vissuto il grande amore?

Dopo appuntamenti non andati a buon fine, uscite con le amiche e lunghe telefonate notturne con l'amica più stretta e confidente, ecco che Ale trova l'idea del Traghettatore, un uomo che darà un passaggio ad Anna verso un nuovo capitolo della sua vita. Come trovare la persona giusta?

Sullo sfondo di una New York vera e maestosa Anna, tra mille domande, incertezze ed entusiasmi, si ritroverà a destreggiarsi tra possibili traghettatori ed un nuovo e importante progetto di lavoro, quello che potrebbe darle la svolta nella carriera. Non prima di aver zittito quella vocina interna che la vorrebbe triste e sola.

Prima o poi, nella vita, tutti hanno bisogno di un traghettatore, che sia per amore, amicizia o lavoro, e non bisogna aver paura  di dimostrarci per ciò che siamo veramente poiché, alla fine, sono solo le emozioni.


IMPRESSIONI


Ringrazio  Giunti Editore che mi ha gentilmente offerto la bellissima copia cartacea di IL TRAGHETTATORE Cuori in transito.

Un romanzo che nasce dalla penna e dal vissuto di Annalisa Menin, un'autrice che non conoscevo ma che mi è arrivata dritta all'anima.

Oltre alla storia intensa e forte, di questo libro mi ha colpito molto la copertina. Rilassante, nei toni del verde Tiffany, con bellissimo skyline di New York e un'adorabile barchetta che trasporta un cuoricino rosso. Rosso come la passione, pronto per essere traghettato verso nuovi orizzonti.

Una particolarità del romanzo, molto simpatica, è che al suo interno si trova un foglio di carta per origami rosso fuoco, per costruire la propria barchetta ''traghettatrice''.

Personaggi principali della storia sono Anna, nata in provincia di Venezia, ma ormai da tempo cittadina americana, Marco il giovane marito deceduto il giorno dopo il trentesimo compleanno di Anna, a causa di un male che lo ha divorato in poco tempo, Ale la migliore amica e confidente di Anna, nonché valido braccio destro e Alvise Pisani, un eccentrico artista, che incrocerà la strada lavorativa di Anna e Ale.

I personaggi in sottofondo sono le amiche di Anna e Ale, un traghettatore narcisista, parrucchiere di Anna, Rafa un possibile traghettatore, amico di Anna e Marco e Lucia, la fidata segretaria di Alvise.

<< Devo dire che mi sono arresa abbastanza facilmente...

Finché un giorno, dal nulla, compare lui ... >>

L'anima di Anna è divisa in due: Anna paura e Anna Rock.

Dopo la morte di Marco, Anna paura ha lottato con tutta sé stessa per andare avanti. Si è buttata a capofitto nel lavoro, si è stretta alle amiche e alla città che lei e Marco avevano scelto per formare la loro famiglia, New York.. Sono passati tre anni duri, dove le giornate no forse avevano superato quelle più spensierate. 

La paura di Anna paura era quella di dover continuare a difendere il proprio intimo, il proprio vissuto. 

Anna non voleva permettere a nessuno di trovare la chiave d'accesso al suo dolore profondo. Ma adesso tutto stava cambiando.

Adesso era arrivato il momento di reagire, non poteva vivere di solo  lavoro e grattacieli. 

Anna rock aveva bisogno di sentirsi di nuovo viva e ''libera''. Marco stesso non avrebbe voluto vederla in un angolo a rimuginare su quanto la vita era stata ingiusta.

Così, dopo aver conosciuto a New York un affascinante romano, il Commercialista, Anna decide di volare a Roma per passare un po' di tempo con lui e buttare le basi per la nuova sé stessa.

Dopo un estenuante volo, Anna odia volare, Roma si svela ai suoi occhi così come il Commercialista. 

Appena arrivata scopre che l'uomo ha un figlio del quale aveva accuratamente evitato di parlarle. 

Come se non bastasse il ''marpione'', così definito da Ale, le svela che proprio quella sera non sarebbe stato con lei perché la Roma giocava e la Roma veniva prima di tutto! Caro lui, aveva anche provato a cercare un biglietto per Anna, ma era tutto sold out.

Non doveva essere delusa, lui l'avrebbe accompagnata all'hotel che le aveva prenotato e, dopo la partita, sarebbe passato a prenderla per una cenetta!

Perplessa, rimuginando sul motto del suo blog ''Should i stay or should i go, I go  fu la decisione.

Archiviato il marpione e tornata a New York, Anna non mollò, decidendo di continuare a cercare di condurre una vita piena e appagante, anche nel campo sentimentale. 

Non senza l'appoggio dell'amica Ale, pronta a sostenere la tesi che per Anna servisse urgentemente un ''traghettatore'', un uomo che avrebbe dovuto ''accompagnarla'' verso l'amore, verso l'uomo giusto senza mettere troppo in gioco i sentimenti. 

Nonostante dubbi e reticenze, Anna si lasciò convincere che l'amore verso Marco non sarebbe mai venuto meno, che sarebbe stata in grado di amare un altro uomo in  modo diverso se pur ugualmente intenso.

Comincia così una tragicomica ricerca del traghettatore, nelle vesti di parrucchiere narcisista che si diverte a giocare con la sua anima o di qualche bello e dannato ma intenzionato solo all'avventura di una notte.

<< Time waits for no one>>  

La donna, sempre più sconfortata dal genere di uomini che si incontrano oggi per il mondo, sta quasi per lasciar perdere il discorso traghettatore, quando Rafa, un carissimo amico di Marco, le dona tutto il suo appoggio proponendosi come traghettatore per cercare di rimettersi in carreggiata, di andare avanti e ricominciare una nuova vita, in quello che sarà probabilmente il suo ultimo anno a New York.

Mentre l'amicizia tra Anna e Rafa stava diventando ogni giorno più stretta e intima, Ale invitò l'amica ad una mostra di pittura con la scusa di crearle nuove opportunità di lavoro per la sua carriera da organizzatrice di eventi.

Dopo le prime reticenze, Anna si recò di buon grado alla mostra che si rivelò  interessante, soprattutto dopo aver notato un particolare quadro dipinto da un quotato artista: Alvise Pisani.

Artista stravagante, tutto d'un pezzo, fermo sui propri punti, chiuso ed enigmatico ma innovativo, Alvise entrò nella vita di Anna in punta di piedi, stravolgendola.

La frequentazione con Alvise  divenne una girandola di esperienze sempre diverse ed emozionanti, facendo crollare le sue certezze come castelli di sabbia lambiti dalle onde ma, proprio grazie ai dubbi e alle paure da superare, ogni giorno si presentava l'occasione per rimettersi in gioco sfidando sé stessa e le proprie possibilità.

Alvise si rivelò un caleidoscopio di sorprese e placido mistero, di brio misto a tranquillità, tanto che fu naturale per Anna, lasciarsi trasportare dal quell'insolito traghettatore così flemmatico e molto più grande di lei. 

Anche se spesso quell'uomo sembrava essere così indifferente e distaccato, perso nel suo  passato ingombrante ed enigmatico.

<< E mi lascio andare a lui. Totalmente. >>

Era Alvise il Traghettatore della felicità? 

Era davvero pronta Anna a spiccare il salto nel buio di un futuro all'insegna delle sorprese, dell'imprevisto, dello stupore e dell'ignoto che l'artista le stava offrendo?

O forse sarebbe stata meglio la routine del rifugio sicuro e tranquillo del caldo abbraccio di Rafa, l'amico di sempre, pronto a tendere una mano nei momenti di sconforto?

<< Sono tutti felici gli altri? Oppure siamo tutti cuori in transito, in perenne movimento?. >>

Ovviamente lascio a voi scoprirlo, pagina dopo pagina, fino alla fine, che per Anna sarà solo l'inizio...

Annalisa Menin ha scritto questo romanzo prendendo spunto dalla propria vita, in seguito all'auto pubblicazione di una sorta di prequel ''Il mio ultimo anno a New York'' in cui racconta del suo arrivo nella Grande Mela, l'incontro con Marco, che all'inizio la respingeva e la sua scalata nella carriera.

Il Traghettatore Cuori in transito, è un romanzo fresco, innovativo e frizzante, dove la drammaticità del lutto da superare diventa punto di forza della storia, rendendola vera. 

Lo potete tranquillamente leggere come autoconclusivo, a meno che Anna non abbia veramente trovato il suo traghettatore e si sia decisa a restare a New York...

Nell'attesa di prossime notizie da parte di Anna, non mi resta che augurarvi buona lettura lasciandovi cullare dal dolce rollio di un traghettatore misterioso.

Buona lettura

Tania C.





sabato 11 settembre 2021

TI PORTO A CASA di Maurizio Portoghese - Ed.CTL (Livorno) Libeccio Edizioni -




 TI PORTO A CASA

Maurizio Portoghese

Ed. CTL (Livorno) Libeccio Edizioni

Formato Brossura

Pag. 298

Anno di uscita 2021

€ 15,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Maurizio Portoghese nasce il 9 giugno 1966 a La Spezia. Lavora al Museo Tecnico Navale della sua città.

Questo è il suo primo libro.


TRAMA

Portovenere, paesino della Liguria e Barcellona, metropoli spagnola: cosa li accomuna?

Un gattino e un ciondolo d'argento formato dalla metà di una tartaruga: cosa hanno in comune?

Da queste domande, durante una libecciata che aizzò il mare contro quel paesino della costa ligure dove una ragazzina è seduta su uno scoglio in attesa dell'onda giusta da seguire, comincia la storia di Andrea Castelli.

Andrea, il protagonista, è un giovane e promettente pittore, nato a Milano e trasferitosi a quattro anni  insieme alla tata Maria in Liguria, per curare un'asma persistente dalla quale è affetto.

In quel paesino farà amicizia con gli amici di una vita, Paolo e Franco, frequenterà il liceo artistico dove conoscerà Sara, il primo amore.

Ben presto le sue qualità di pittore cominciarono a fiorire, ma proprio nel culmine dell'imminente notorietà, un brutto incidente stradale che gli causerà uno stato di coma per diversi mesi e la perdita completa della memoria.

Le difficoltose conseguenze, una volta uscito dal coma, lo porteranno ad attraversare un periodo di depressione, affogata nell'abuso di alcol. Andrea lascerà il lavoro,  a vivere di notte,  ritrovandosi spesso a pensare al suicidio, stanco di quella vita vorticosa che non sapeva più come gestire.

Una serie di eventi lo condurrà sulle tracce di sé stesso, ritrovando forti legami e quel passato che è sempre stato presente.


IMPRESSIONI


Maurizio Portoghese! 

A differenza di un ruminante Don Abbondio, sapevo benissimo chi era costui. 

Un nome presente in casa fin dalla mia infanzia, un conterraneo ma soprattutto un collega di mia madre. 

Un ragazzo che mai avrei pensato potesse diventare scrittore; è stata una piacevole sorpresa ritrovare il suo nome nella locandina pubblicitaria di presentazione di un romanzo ambientato nella mia terra!

Portovenere, Chiesa di San Pietro ripresa dall'Isola Palmaria
foto personale

A parte Shelley e Byron o il Montale con le loro poesie, ben poco ( o quasi nulla ) è stato dedicato alla mia città e a Portovenere, il meraviglioso villaggio di pescatori e sognatori  arroccato sull'aspro tratto di rocca che da La Spezia si snoda, via mare, verso le Cinque Terre.

Incuriosita, dopo un periodo di pausa da letture programmate per il blog, ho finalmente letto la mia bella copia cartacea di Ti porto a casa.

La copertina non lascia dubbi sull'ambientazione, raffigurando un acquerello della famosa Chiesa di San Pietro, ancorata allo sperone roccioso nella punta più estrema del paese, dando l'idea di essere sospesa sul mare.  

Sempre in copertina, un piccolo gattino nero sull'angolo della spiaggetta, sembra voler vegliare sul paese, quasi proteggere la maestosità del paesaggio e, tra le pagine, si scopre il perché.

Isola Palmaria 
foto personale

<< L'Isola Palmaria sembrava un mostro marino, gli aveva dato quell'impressione fin da piccolo, quando nelle notti più buie non riusciva a prendere sonno. >>

Portovenere, 1996.

Andrea Castelli, dai natali milanesi ma ligure di adozione, è un pittore dall'anima in tempesta, perso nei fumi dell'alcol. Affamato di bisogno d'amore ne è sempre alla ricerca, cambiando donna quasi ogni notte, senza sapere chi ha dormito nel suo letto o usato il suo spazzolino. 

Durante una notte di furioso libeccio  notò, sulla scogliera sotto casa, una ragazzina troppo esposta ai pericolosi artigli delle onde agitate dal vento. 

Scendendo di corsa la scalinata che porta alla scogliera, con la speranza che nel frattempo la ragazzina non fosse stata travolta dalla mareggiata, Andrea trovò un gattino bianco e nero che stava rotolando giù per gli scalini. 

Il gattino portava al collo un ciondolo molto particolare che di sicuro, nel suo passato nebuloso aveva già visto ,  ma la nebbia nel suo cervello gli impediva di ricordare dove e quando. 


Tramonto sui colori di Portovenere 
foto personale

Messo in salvo l'animaletto, percorse tutta la scalinata, la scogliera e ogni caruggio di Portovenere cercando disperatamente la piccola che sembrava essere svanita nel nulla, dopo averla incrociata per una frazione di secondo per poi vederla sparire di nuovo, inghiottita dal paese. 

Il pensiero di quella creatura col gatto diventò sempre di più un chiodo fisso, quasi un presagio di pesanti accadimenti atti a sconvolgere la sua già fin troppo tormentata routine quotidiana quando, improvvisamente, ecco di nuovo la ragazzina seduta sulla scogliera.

Senza lasciarsi prendere dalla pietà verso una quasi adolescente pronta ad un gesto estremo, Andrea affrontò la ragazzina, scoprendo in lei un forte accento spagnolo. 

Quella bambina aveva veramente deciso di lanciarsi dalla scogliera? 

Ormai aveva poca importanza, doveva portarla in casa e metterla al sicuro e poi avvisare i Carabinieri che l'avrebbero messa in contatto con la famiglia. 

Luna, questo era suo nome, aveva trovato la gattina due sere prima quando, in preda allo sconforto, aveva deciso di spiccare il salto verso quel mare smeraldino incattivito dal libeccio. Fu proprio l'arrivo della gattina che le fece cambiare idea, salvandola dal baratro nefasto dei propri pensieri.

Con un viaggio a ritroso nel tempo di circa vent'anni, l'autore ci porta a Milano dove Andrea, ancora piccolo subisce i rimproveri di una  madre poco propensa alle dimostrazioni affettive, a causa del suo gattone, colpevole di acutizzare l'asma di cui il bambino soffriva da tempo.

L'asma sembrava resistere anche alle cure, tanto che il medico consigliò ai genitori di portarlo in un luogo più salubre, magari sul mare, così che potesse respirare aria pulita e curativa.

Per Andrea si stava aprendo la possibilità di una vita più sana in una delle più suggestive località liguri della provincia di La Spezia: Portovenere.


Torre Scola, a difesa della Palmaria
foto personale

Così il bambino partì con la famiglia verso quel piccolo paradiso con la sua maestosa Chiesa arroccata a strapiombo sul mare color smeraldo, i garruli pescherecci colorati che solcavano le acque a notte fonda per rientrare con un gustoso bottino, le deliziose spiaggette incastonate nelle insenature del paese, l'Isola Palmaria che sembrava di poterla toccare con un dito quando il canale di passaggio non era tormentato dalle correnti del golfo. 

L'unica nota stonata fu l'assenza, pesante, di tata Maria, su fermo volere della madre.

Il personaggio di Andrea è forgiato su un'anima intrisa di sensibilità e bisogno d'amore, quello che la madre inglese Beth, a differenza del padre e di tata Maria, non ha mai saputo esprimergli, legandolo profondamente alla tata.

La sensibilità di Andrea ben presto sfociò nell'amore per la pittura che gli fece intraprendere gli studi al liceo artistico di Carrara.

La vita cominciò sorridergli, oltre ai negozianti del paese e ai pescatori che lo amavano, aveva trovato due grandi amici: Paolo e Franco, sempre pronti a tuffarsi in nuove avventure e adesso, aveva finalmente trovato anche l'amore.

Sara, una compagna di scuola conosciuta sul treno, diventò presenza inseparabile nella vita di Andrea e degli amici. Sveglia, esuberante, sempre pronta a sostenerlo, fu  il suo primo grande amore, la prima presa di coscienza di sé e del proprio corpo, la prima, dopo Maria, ad avergli dimostrato un amore puro e incondizionato, senza freni e paure.

Grazie all'aiuto di Sara diventò uomo, ma soprattutto cominciò a pensare seriamente alla carriera artistica. 

Nel tragitto Sara si perse, a causa di un brutto giro di compagnie intrapreso a scuola. Era cambiata, apatica, emaciata e scontrosa, spenta. 

Andrea fece di tutto, rischiando la vita, per riportarla a fiorire di nuovo e, insieme ai genitori della ragazza, ci riuscì. Sara era finalmente libera e solare come una volta.

<< Qualche volta la fortuna è dietro l'angolo e noi passiamo senza vederla. Io, ci sono picchiato letteralmente contro. >>

L'ultimo anno di liceo grazie alla sua pittura innovativa,  se pur ancora acerba, fece colpo su degli imprenditori americani, tanto che, grazie al sostegno di Sara, del Preside e del nuovo compagno della madre, riuscì a vendere alcune sue opere ottenendo un buon contratto.

Mentre la carriera artistica andava a gonfie vele, l'amore verso Sara sembrava retrocedere naturalmente. 

Ormai cresciuti, i due adolescenti, si resero conto che l'amore che provavano era cresciuto con loro trasformandosi in amore fraterno.

Se pur dispiaciuti, senza drammi né rancori, i ragazzi si lasciarono mantenendo però un forte legame di amicizia. Ci sarebbero sempre stati l'uno per l'altra.

<< Al fischio finale dell'arbitro, il Santiago Bernabeu scoppiò in un urlo all'unisono ''Campioni del mondo''. >>

Sara si riscoprì innamorata dell'amico Franco, lo chef mentre Andrea, senza nessun rancore verso la nuova coppia, partecipò attivamente al progetto di una vacanza di gruppo in Spagna in occasione dei Mondiali del 1982.

1982, l'anno in cui un esultante Zoff alzò la coppa del mondo, l'anno del 3-1 sigillato da Tardelli, l'anno dell'eleganza innata di Scirea, di Pablito, l'anno di un baffuto Bergomi, l'anno in cui l'Italia batté la Germania Ovest...

1982, l'anno in cui la memoria di Andrea si fermò...

Una finestra sul Paradiso, Portovenere
foto personale

Briosamente, tra presente e passato, tra La Spezia e Carrara, tra Portovenere e Barcellona, la vita di Andrea seguirà il sottile fil rouge che la piccola Luna ha dipanato nel suo presente, conscio che quando avrà finalmente scoperto chi è quella bambina e da dove proviene il ciondolo del suo gatto, avrà finalmente ritrovato se stesso e riempito i buchi di quella memoria così labile e sibillina.

Accompagnando ogni suo passo, gli amici di sempre faranno il possibile per aiutarlo a salvare la sua anima tormentata.

Ti porto a casa è una bella storia d'amore, di amicizia, di vita vissuta. Una storia  viva e genuina.

Oltre l'infinito, Grotta Byron, Portovenere
foto personale

La scrittura di Portoghese è semplice, ancora in erba ma così generosa che rispecchiando la sua terra, sa essere forte come nelle notti di tempesta sulla scogliera, regalando grandi emozioni a chi lascia vagare lo sguardo verso l'infinito del mare, oltre San Pietro.

Il romanzo è suddiviso in capitoli che descrivono, con salti temporali a volte, forse un po' repentini, la vita di Andrea, dall'infanzia al presente, tanto da collocarlo tra i romanzi evolutivi visto il percorso di crescita dei personaggi.

Gli spunti di riflessione non mancano, partendo dal divorzio vissuto da un bambino ancora piccolo al ricominciare da capo in un'altra terra, dal dilagare della droga tra gli anni '70 e '80 alla vita vissuta on the road come hippie, arrivando al grande valore dell'amicizia vera, disinteressata e al perdono.

Un libro che consiglio a chi ha voglia  non solo di viaggiare scoprendo le bellezze del Golfo dei Poeti e della Spagna, ma anche a chi vuole perdersi in una storia dolce e diversa dalle classiche storie ''melodrammatiche''.

So che Portoghese ha in cantiere nuove idee, speriamo ci regali presto nuove emozioni, noi saremo qui ad attenderlo, esultando come la notte dell' '82!

Buona lettura,


Tania C.

  


 



martedì 17 agosto 2021

AFGHANISTAN DOVE DIO VIENE SOLO PER PIANGERE Siba Shakib - Ed. Piemme -

 


Afghanistan dove Dio viene solo per piangere

Siba Shakib
Traduzione Fabrizia Fossati
Pag. 350
Formato Brossura Pocket
€ 11
Pubblicazione Italia 2004

Buonasera amici della Valigia.
Lessi questo libro nel 2004, trovandolo in offerta in libreria. Ero curiosa di conoscere e capire qualcosa in più sul popolo afghano e sui talebani, qualcosa che andasse oltre ai reportage delle testate giornalistiche e dei media che si limitano a mostrare la disperazione di un popolo celata dal burqa.

《All'inizio sembra che cose si stiano finalmente aggiustando. L'inizio di una nuova fase è sempre promettente. Ma solo l'inizio.》

La protagonista di questo straziante racconto è Shirin-Gol, una giovane donna afghana che Siba Shakib conobbe in un campo profughi.
Shirin-Gol visse in uno sperduto villaggio incastonato tra i polverosi monti dell'Hindu Kush, ancora lontano dalla guerra. Buona e ubbidiente, le sue giornate erano scandite da una routine di ataviche mansioni prestabilite da tempi immemori.
Sottomessa al volere e piegata dal potere dell'uomo, dopo l'avanzata dei russi e la conseguente guerra che decimò intere famiglie, Shirin- Gol cominciò la sua fuga da tutto ciò che negava i diritti umani, soprattutto i più basilari.

《È proprio un talebano 》
《 E allora, cosa c'è di male? Cos'hanno i talebani che non va? Vogliono portare la pace a noi e alla nostra terra. Vogliono liberarci.》
《Proprio una bella pace.》

Per un debito di gioco, contro la sua volontà, venne ceduta in moglie ad un talebano, partorendone i figli.
Ma Shirin-Gol non si arrese, piegata e segnata dalla vita, imparò a leggere e scrivere, per proteggere i figli e continuando a cercare l'indipendenza tanto sognata, finalmente pensando con la propria testa.

La storia di Shirin-Gol è la voce di tutte le donne dalla voce e dal corpo negati, senza un volto, senza diritto ad una vita libera e autonoma.
È una storia di coraggio e di speranza, ogni giorno più forti nonostante la lotta contro un destino segnato per tutte le Shirin-Gol afghane.
Una storia che ci permette di comprendere come il fanatismo religioso è terrorizzato dalla serenità della forza femminile.
Non è stata una lettura leggera, mi ha portata in un mondo sconosciuto e stretto, soffocante, dove ogni piccolo gesto quotidiano, scontato per noi donne occidentali, era ed è ancora una conquista da custodire gelosamente sotto al velo.
A distanza di anni questa storia è sempre radicata nella mia mente, tra dolore, rabbia, impotenza per le angherie subite e gioia per le piccole e grandi conquiste.
Mai come in questi giorni mi martella di nuovo in testa, tanto da spingermi a rileggerla e consigliarla a voi.
Buona lettura.

Tania C.

lunedì 28 giugno 2021

Recensione SALA D'ASPETTO di Silvio Bernasconi - Ed. AltroMondo Editore -

 




SALA D'ASPETTO

Silvio Bernasconi

Ed. AltroMondo Editore

Anno di pubblicazione 2021

Formato Brossura 

Collana Mondo di sopra

Genere Narrativa

Pag. 112

€ 12

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/sala-daspetto/


CONOSCIAMO L'AUTORE

Silvio Bernasconi è nato a Como nel 1950.

Attento conoscitore del mondo teatrale e dei mezzi di comunicazione sociale, ha da poco pubblicato Raccolta di ritratti, dove racconta e di personaggi legati alla sua terra.

Tra le  sue opere troviamo i romanzi Il prete giovane, Verso il crinale, Ecce homo e La rivolta e la raccolta di poesie Quella terra oltre le colline.


TRAMA

Nel romanzo Sala d'aspetto immaginazione e realtà si fondono in una sovrapposizione di sentimenti, stati d'animo e avvenimenti, sfumati o spesso ingigantiti dall'attesa. 

Una lotta decisiva tra il bene e il male, tra speranza e angoscia, tra presente e futuro.

Ogni personaggio è plasmato col meglio e peggio di sé, senza pudore né finzione, lasciando cadere a terra ogni maschera e sollevando importanti interrogativi. 

Tutto si sussegue in una stazione ferroviaria sepolta nel verde di una vallata che racchiude in sé l'inquietudine dell'esistere.


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Alice di AltroMondo Editore per questo dono, sempre attenta ai  gusti  di noi blogger e a spronarci al confronto con noi stessi.

Ho sempre avuto una gran paura dei treni, delle stazioni in particolar modo, pur abitandoci davanti da sempre.

Da piccola mio papà mi portava spesso a vedere i pesciolini rossi che sguazzavano nel piccolo laghetto del giardino del Capo Stazione, ma non impazzivo all'idea. Per me era un posto lugubre e in un certo squallido, se pur ben curato e pieno di fiori.

Da ragazzina, non esistendo ancora i cellulari, andavo a telefonare al ''gettoni'' della sala d'aspetto. 

Mai da sola, sempre con un'amica o col gruppetto fedele. Troppo forte era la ''paura'' che mi impediva di varcare quella soglia. Un senso opprimente, come una nera cappa afosa che toglieva il respiro. 

Impossibile, per me, da affrontare da sola, avendo sempre associato l'angoscia alle stazioni. 

Arrivi, partenze. Lacrime, dolori, gioie, speranze. Sogni infranti. Purtroppo anche tragedie, che continuano ancora ad accadere, proprio davanti casa mia. 

Persone invisibili che affidano l'eternità della loro vita ad un treno in corsa. 

Persone invisibili che delle sale d'aspetto o dei giardini antistanti ne fanno la loro casa a cielo aperto.

Il  treno, che porta via chi ami, cantilenando nel perpetuo e atavico ''ciuf ciuf '', con quell'odore acre di ferro incandescente misto ad urina.

Tutto ciò mi ha da sempre reso restia a pensare di poter usufruire del treno come mezzo di trasporto ideale.

Tutt'oggi, anche se ho vinto la paura di viaggiare su rotaie, ancora mi blocca entrare in una stazione da sola o attraversare un sottopasso.

Sala d'aspetto racchiude tutti i miei stati d'animo, le mie elucubrazioni e i miei pensieri associati all'attesa di un ''treno'', simbolo di vita, di un futuro imminente o di un passato da lasciare alle spalle.

<< Le dispiace dirmi che ore sono? >>...

Il capostazione, senza alzare lo  sguardo dalle tabelle che stava compilando, si era limitato a indicare con la mano, libera dalla penna, il grande orologio appeso a metà parete.

<< Grazie, ma quel pregevole orologio non mi dice nulla, è muto. >>

<< Se è muto sta a significare che in questo luogo il tempo non conta. >>

Mi immagino quella piccola stazione di collina descritta da Bernasconi, quasi rivedo, Porretta,  luogo della mia infanzia. 

Dolci pendii verdi e ocra, ravvivati da boschetti di cerri smeraldini. Un piccolo campanile poco distante che rintocca lo scandire del tempo, persone in partenza o in arrivo. 

Nonni che abbracciano i nipoti arrivati dalla città dopo un lungo inverno o per trascorrere le vacanze di Natale. 

La quiete, ma anche il dolore di chi si trova ad aspettare ''il treno che passa una volta sola'', carico di false speranze ma anche di tanti buoni propositi.

<< Torni a sedere o faccia due passi all'aria aperta, il fresco del mattino forse le potrebbe far bene. Sono sicuro che l'aiuterebbe a schiarirsi la mente. >>

Il capostazione, fasciato nella sua divisa , figura quasi estinta, ma sempre affascinante agli occhi dei bambini e di chi cerca di scrutare l'anima di chi si trova davanti un estraneo che per un breve periodo diventerà quasi ''un amico''. 

La figura metaforica del capostazione che, così come interviene nel controllo della circolazione dei treni, può indirizzare il giusto cammino dei passeggeri in attesa, dissolvendo dubbi, paure e lunghe attese.

La persona con la quale scambiare opinioni, pettegolezzi o il peso di un'intera vita.

Quell'uomo si ritroverà improvvisamente a vestire i panni dell'amico, del confidente, del figlio mai avuto e pure dello psicologo che magicamente farà ritrovare il binario giusto, quello che è stato perso lungo il percorso della vita.

Il binario che magari stava cercando lui stesso da tempo e che gli appare magicamente davanti, quasi come fosse stato  celato in un universo parallelo, racchiuso nei racconti di vita dei passeggeri incrociati.

<< Ma attesa di che cosa, attesa di chi? >>

L'attesa del piacere è essa stessa piacere, una frase di Lessing, se non erro, che ci descrive quanto attendere qualcosa o qualcuno che amiamo possa darci piacere.

Spesso però, quel piacere scaturito dalle speranze riposte proprio nell'attesa, può tramutarsi in angoscia, in malessere.

Il tempo che sembra fermarsi, non passare mai. 

I minuti trascorsi ad attendere ''il treno'' si trasformano in ore, in giorni, sempre troppo lunghi per chi sta vivendo una situazione di disagio.  

Eppure desideravamo tanto arrivare in quella sala d'attesa, trasformatasi improvvisamente in un luogo vuoto e asettico, dove la concezione del tempo è distorta dalle elucubrazioni fatte proprio per ingannarlo...

Scorrevole e poetico, il racconto si snoda placido agli occhi curiosi del lettore, diventando linfa vitale di un naturale confronto con noi stessi.

Dialoghi forti e profondi, semplici nel linguaggio, ma che vanno oltre l'orizzonte dei pensieri, mostrando al lettore il vero e il buono che c'è al di là dell'anima e dei propri pensieri.

Nonostante possa sembrare un romanzo ermetico, Sala d'attesa è un breve ed intenso spaccato di vita reale e di speranza, quella riposta ''nel capostazione'', nel prossimo che ci mostrerà il binario nascosto, quello del treno giusto, dopo tanti treni persi o sbagliati. 

Perché il treno giusto passa, basta solo saperlo aspettare e salirci sopra, percorrendo la strada del futuro che deve ancora avvenire.

Questo è quello che ne ho evinto leggendo Sala d'aspetto. Recensire questo genere di romanzi è stimolante, anche se molto difficile e personale. 

L'interpretazione scaturisce dal nostro essere, dallo stato d'animo del momento e dal nostro vissuto. 

È diversa per ognuno di noi, anche se il punto di partenza è uguale per tutti: la sala d'aspetto di una stazione, dalla quale si snodano diversi binari, a seconda dei nostri bisogni. 

E se nell'attesa ci dovesse assalire un dubbio su quale scegliere, il confronto col ''capostazione'', può aiutarci a chiarirlo.

Lascio a voi la scelta del vostro binario, sicura che trascorrerete qualche ora piacevole nella Sala d'aspetto della vostra stazione del cuore.

Un piccolo elogio finale voglio farlo alla grafica della copertina, molto suggestiva e rilassante. Poesia che fa sognare luoghi magici, nascosti dove finisce l'arcobaleno.

Buon viaggio e buona lettura.

Tania C. 




sabato 26 giugno 2021

Recensione di LOKA Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli di Romano Montanari - Ed. AltroMondo Editore -

 




LOKA

Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli


Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Collana La collana dei pionieri

Anno di uscita 2021

Formato Brossura

Pagine 156

€ 14 formato cartaceo

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/loka/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA


Walter Locatelli è il figlio di una coppia che rappresenta la tradizionale famiglia contadina milanese. 

La sua cultura diviene il portabandiera della piccola comunità. Verso i trent'anni, dopo aver terminato il percorso di studi, si ritrova frequentemente ad annoiarsi al bar del paese insieme agli amici. 

Durante un caldo pomeriggio estivo, un attrezzista locale gli chiede un piccolo favore. Con un pizzico di orgoglio Walter pensa di poter aiutare l'uomo, non immaginando che quel semplice favore gli sconvolgerà completamente la vita.

Il messaggio è rivolto particolarmente ai giovani che si preparano ad intraprendere la strada del mondo del lavoro: anche un incontro all'apparenza banale può rappresentare l'occasione della vita.


IMPRESSIONI


Con questo racconto di vita vissuta, Romano Montanari continua la Collana dei pionieri. Spero vivamente che in futuro possa raccontarci nuove storie perché la sua scrittura, la sua capacità di mettere su carta spaccati di vita intensa e avventurosa è veramente stimolante e appagante. 

Ho letto voracemente gli altri racconti e, prima di recensire Loka, che mi è stato gentilmente offerto dalla cara Alice di AltroMondo Editore, ho voluto assaporarne lentamente ogni pagina, entrare in punta di piedi nella vita di Walter Locatelli, cercando di provare le stesse emozioni e la stessa curiosità che lo hanno portato ad essere un imprenditore di successo. Di questa storia ho apprezzato la freschezza con la quale è stata raccontata, la delicatezza nell'affrontare un tema serio come il rapimento, gli attimi che sembravano ore e le ore che sembravano giorni. La paura, lo sgomento e l'attimo impercettibile di rassegnazione che precedono la speranza di una prossima liberazione.

Emozioni forti e contrastanti, brivido e adrenalina che scorrono nell'inchiostro col quale è forgiato il racconto. 

Emozioni arricchite e accresciute dal fatto di aver vissuto, qualche anno fa, l'ansia di un sequestro di un giovane imprenditore mio concittadino.

Ancora una volta Montanari ha saputo catturare l'attenzione del lettore con semplicità e pathos, tipici del suo mettere su carta le esperienze dei protagonisti, dando vita alla loro angoscia, alla paura di non farcela, alla speranza e alla voglia di non lasciarsi andare nonostante la via della rassegnazione potesse sembrare allettante. 

La storia è semplice.

Walter Locatelli, un ragazzo della campagna milanese, classe '27, da sempre appassionato di tecnologia e ingegneria, con una grande passione per il calcio che lo vedrà palleggiare dalle giovanili alla prima squadra del Milan. 

La strada del pallone venne presto lasciata per un brutto incidente in campo e per la guerra che stava imperversando.

Proseguì invece gli studi di ingegneria, laureandosi con ottimi voti, anche se qualche anno fuori corso. 

<< Ingegnere, quando ha finito la sua partita avrei bisogno di parlare un attimo con Lei ... >>

Dopo la laurea, non avendo alcun bisogno di lavorare, amava passare il suo tempo con gli amici nei bar del paese, finché un giorno, nel '55, mentre stava tranquillo con gli amici, un meccanico lo contattò mostrandogli una biella del motore di una vettura. 

Il pezzo doveva essere modificato per adattarlo ad un motore e l'uomo chiese a Walter se fosse stato in grado di eseguire le modifiche da lui richieste in tempi piuttosto stretti. La ricompensa sarebbe stata adeguata e gli avrebbe sicuramente portato nuove opportunità di lavoro.

Da quel giorno, non lo avrebbe mai immaginato,  si sarebbe aperta la porta di numerose commissioni, sebbene limitate dal tempo serrato di consegna. 

Sarebbe stato in grado di svolgere quel delicato compito in così poco tempo?

Mettendoci tutto l'impegno possibile, Walter riuscì a portare a termine il suo compito e non solo, gli venne offerta la possibilità di produrre i pezzi in larga scala, per il fabbisogno locale e regionale.

Mentre la carriera ingegneristica procedeva alla grande, il cuore di Walter venne rapito da Francesca, una bellissima ragazza conosciuta durante una vacanza con gli amici a San Martino di Castrozza. 

La passione travolse i giovani, e presto si mutò in amore, che crebbe di pari passo con la carriera di Walter.

Grazie anche all'aiuto di Francesca, con la quale era convolato a nozze, la piccola impresa  Locatelli, specializzata nella produzione e assemblaggio di pezzi meccanici per macchinari industriali, chiamati LOKA matricola A-1, iniziò il suo decollo diventando l'eccellenza nel settore.

Quasi senza rendersene conto, il tempo   cominciò a volare e la piccola impresa diventò  sempre più grande e produttiva, espandendosi a vista d'occhio. 

<< RALLENTARE, INCIDENTE A 300 METRI. >>

Insieme all'impresa si espanse anche la famiglia e per Walter si aprirono orizzonti lavorativi oltreoceano che lo fecero atterrare in Brasile, a Curitiba, dove Daniel, un collaboratore, lo attendeva per mostrargli il lavoro e fargli passare qualche momento di svago in quella terra immensa e festosa.

Mentre  si stavano recando ad un appuntamento di lavoro, comodamente seduto sulla berlina guidata da Daniel, improvvisamente, si trovarono di fronte ad un brutto incidente che gli sbarrò la strada.

In mezzo alla larga carreggiata, un furgoncino bianco sembrò avere un principio di incendio, mentre poco distante videro un uomo a terra apparentemente privo di vita, dei feriti  e una grossa moto rovinosamente ribaltata sul ciglio della strada.

L'intervento dei sanitari confermò l'ipotesi di Walter: l'uomo a terra, coperto da un telino, non avrebbe più avuto bisogno di assistenza. 

Destò invece stupore il fatto che una moto, se pur di grossa cilindrata, avesse provocato quell'enorme disastro, visto il tratto di strada ampio e comodo.

Uno dei poliziotti intimò a Daniel di accostare a bordo strada e attendere. 

I due uomini scesero per offrire il loro aiuto quando, improvvisamente il morto resuscitò, i feriti li circondarono e i ''poliziotti'' gli puntarono le armi contro. 

''Gentilmente'', Walter e Daniel furono invitati a salire sull'ambulanza, guidata dal ''morto'' resuscitato, mentre uno dei barellieri si mise alla guida della moto '' incidentata ''. 

Ci volle poco a capire che quello fu un sequestro in piena regola e, come se non bastasse, i sequestratori requisirono loro tutti gli effetti personali, orologio compreso, di modo che non potessero rendersi conto dell'ora.

Dopo quella che sembrò una mezz'ora di strada tortuosa, cambiarono mezzo di trasporto, tornando indietro, percorrendo il percorso a ritroso.

Nel frattempo i sequestratori si cambiarono  d'abito, ''trucco e parrucco'', assumendo toni più gentili nei loro riguardi, ma continuando a ribadire di non tentare passi falsi, se non avessero voluto assaggiare un pugno più duro. 

Sballottati da un mezzo all'altro e da un luogo all'altro, a A Walter e Daniel fu impedito di conversare tra di loro, costringendoli a creare un linguaggio personale fatto di gesti e occhiate.

Da qualche giorno sentivano in lontananza il ronzio di un elicottero che, continuando a sorvolare quella zona, diede loro la speranza che qualcuno li stesse cercando.

Dopo alcuni giorni la speranza diventò quasi certezza, quando un elicottero fermò il volo proprio sopra al capanno dove furono nascosti. Ma poco più tardi, dopo aver sostato qualche minuto sopra le loro teste alimentando la fiamma della speranza, si allontanò frettolosamente lasciandoli con l'amaro in bocca, come una secchiata di acqua gelida in pieno inverno.

I due prigionieri vennero quindi fatti salire a bordo di un furgone che, dopo aver percorso poca strada, fu affiancato da una berlina.

Su quella berlina venne fatto salire Walter. 

Daniel rimase sul furgone con l'autista, e da quel giorno sparì nel nulla...

A questo punto la curiosità vi porterà a domandarvi se e, nel caso, come si risolse il sequestro di Walter Locatelli, che fine abbiano fatto fare a Daniel, ma non vi racconto altro.

Lascio a voi il piacere di sentir scorrere l'adrenalina lungo la schiena, il brivido che accompagnerà queste torride notti estive o una giornata sotto l'ombrellone, certa che verrete, permettetemi il gioco di parole, ''rapiti'' da questa emozionante storia.

Se vi piacciono le avventure e le storie biografiche, quelle che vi fanno viaggiare comodamente per paradisi esotici, seduti in poltrona, questo è il libro che vi soddisferà.

Ringrazio Alice per avermi dato l'opportunità di continuare la Collana dei pionieri e vi invito, se ancora non lo aveste fatto, ad approfondire anche con le altre due storie già recensite e che potete trovare a questi link:

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2021/02/recensione-la-luce-che-venne-da-est-un.html


https://valigiadeltempo.blogspot.com/2020/11/recensione-il-dubbio-un-uomo-curioso-di.html


Buona lettura e buona estate.

Tania C.








Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...